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24 Ottobre, 2008
Anche a Cremona *No al decreto Gelmini*
Corteo giovedì 30 ottobre alle ore 8 con partenza da Via Palestro - Documenti degli studenti e dei docenti di condanna dei tagli ministeriali

Proseguono le polemiche e le condanne che provengono da gran parte del mondo scolastico sul decreto Gelmini.

In occasione della mobilitazione nazionale di giovedì prossimo 30 ottobre, anche a Cremona sfilerà un corteo di protesta.

Il concentramento è fissato intorno alle ore 7,50 in via Palestro.

Il corteo percorrerà il seguente itinerario: Via Bertesi, C.so Garibaldi, C.so Campi, C.so Cavour, C.so Mazzini, C.so Matteotti, Via Pallavicino, Via Speciano, V.le xx Settembre, L.go Boccaccino, P.zza del Comune.

Lì prenderà la parola, a nome degli studenti, Niccolò Bodini, Coordinatore del Movimento Studentesco di Sinistra. Poi interverrà, a nome degli insegnanti, la professoressa Annamaria Lolli, indi sarà il momento dei saluti dell'Assessore Daniela Polenghi, a nome dell'Amministrazione Comunale, e dell'Assessore Piero Morini, a nome dell'Amministrazione Provinciale. La manifestazione è organizzata dal Movimento Studentesco di Sinistra.

Qui di seguito pubblichiamo il testo di un volantino studentesco che é stato distribuito in questi giorni agli studenti ed insegnanti di tutte le scuole medie superiori di Cremona.

Cari studenti, cari insegnanti e cari tecnici, impiegati e collaboratori scolastici,

come si è potuto apprendere più dall'opinione pubblica che dai media, è in atto in tutta Italia una compatta mobilitazione, espressione diretta e sincera di un generale malcontento diffuso in tutti gli edifici scolastici, da parte di quelle componenti che si trovano a dover far fronte ad una riforma totale della scuola pubblica.

Essa parte dai decreti legge (e vogliamo sottolineare la parola "decreto" che sta ad indicare un provvedimento immediato preso dal Governo in condizioni di estrema necessità senza essere minimamente sottoposto all'attenzione del Parlamento) dei Ministri Tremonti (decreto già convertito in legge) e Gelmini. i quali hanno ritenuto necessario provvedere ad un taglio di 8 000 000 000 di euro alla scuola pubblica, sino al disegno di legge Aprea, che propone una metamorfosi della scuola pubblica in fondazione supportata da sponsor di privati che entreranno direttamente a far parte dell'amministrazione dell'istituto finanziato.

Inoltre il decreto 137 Gelmini, propone un ritorno al maestro unico nelle scuole elementari, fiore all'occhiello dell'istruzione italiana, riducendo le ore di lezione a 24 settimanali. Ci ricorda il Ministro che sarà comunque tenuta in considerazione la necessità dei genitori di usufruire del tempo pieno, anche se non specifica le modalità.

A questo punto sorge spontanea una domanda; a fronte delle norme inserite nell'ultimo articolo, dove si specifica che dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, come sarà possibile garantire ai genitori la presenza di un maestro che prolunghi la sua giornata lavorativa senza essere retribuito?

Semplice, il pagamento di quelle ore sarà a carico delle famiglie.

E poi come è possibile che alcuni maestri elementari che insegnano da anni una determinata materia, ed hanno affinato un metodo di insegnamento personale si trovino da un momento all'altro a dover insegnare tutte le materie, comprese quelle che necessitano un aggiornamento continuo e che non sono obbligatoriamente comprese nella cultura della tal persona come ad esempio l'inglese e l'informatica?

Anche alle medie inferiori la Ministra ha scelto di lasciare da parte le importanti scoperte pedagogiche per introdurre la valutazione in decimi.

Ma ciò che è ancor più grave è il ddl Aprea mirato a riformare da capo a piedi il sistema scolastico italiano.

Innanzitutto come è scritto sopra, è consentita la possibilità alle scuole pubbliche statali di trasformarsi in fondazioni finanziate da privati. La scuola pubblica e statale, grande conquista storica e sociale della nostra Costituzione, viene ridotta a fondazione dove è garantito non il diritto all'istruzione ma al libero apprendimento esonerando così lo stato dal compito essenziale di formare una cultura che garantisca a tutti la capacità di pensiero critico e delegando questo importantissimo compito, basilare per la formazione di una società pensante e non manipolata, nelle mani dei dirigenti scolastici e dei privati che prenderanno parte alla gestione della scuola grazie ai finanziamenti.

Saranno inoltre riformati gli organi collegiali che, al fine di garantire una maggiore efficienza, si differenzieranno di istituto in istituto, ledendo così gli importantissimi diritti di rappresentanza attiva che le battaglie studentesche del '68 avevano conquistato. Il 30 ottobre scenderemo in piazza non soltanto per rivendicare i nostri diritti di studenti ed avere l'opportunità di esprimere la nostra opinione, ma anche al fianco di tutti i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, si parla infatti di un taglio di 84 000 insegnati e di 44 000 tra tecnici e collaboratori, al fianco di tutti i maestri elementari che saranno costretti a rivoluzionare il loro metodo di insegnamento consolidato negli anni, al fianco di tutti coloro che non resistono a rimanere con le mani in mano mentre un governo si permette di equiparare la scuola ad un'azienda dove ciò che conta di più è il grado di apprezzamento degli utenti, dove il dirigente scolastico può permettersi di assumere e licenziare i docenti fregandosene della pluralità delle idee che deve caratterizzare un insegnamento davvero edificante.

Scusateci ma noi non resistiamo ad una politica che pone l'economia alla base della società permettendosi di sconvolgere drasticamente il sistema scolastico, quando è proprio sulla scuola che si costruisce il futuro della società, perchè ricordiamoci che senza istruzione e cultura non possiamo ritenerci liberi e se esse diventano privilegi riservati soltanto a chi se li può permettere, abbiamo il coraggio di alzare la voce e di prendere in mano il nostro futuro.

LA SCUOLA PUBBLICA NON SI TOCCA, LA DIFENDEREMO CON LA LOTTA!

Movimento Studentesco di Sinistra di Cremona

***

I docenti dell’Itis, intanto, hanno votato un documento in cui esprimono forti perplessità e radicale dissenso nei confronti delle misure decise dal governo.

Nel documento si dice che:

"I docenti dell’Itis Torriani di Cremona esprimono forti perplessità sulla legge 133 e sul D.L. 137, noto come decreto Gelmini, riguardo le sorti della scuola pubblica italiana, in particolare ritengono preoccupante il taglio di otto miliardi di euro, da attuarsi nei prossimi tre anni, che determinerà le seguenti condizioni:

a - L’eliminazione in tre anni di 11.200 maestri specialisti.
b - La scomparsa, nei fatti, del tempo pieno, visto che la norma di tale decreto dice testualmente che «le richieste in tal senso dei genitori potranno essere soddisfatte compatibilmente con le risorse di personale assegnato: ovvero un insegnante per classe».
c - La chiusura di centinaia di scuole in tutta Italia (a Cremona e provincia saranno una ventina).
d - L’aumento del numero di studenti per classe (fino a trenta, anche in presenza di alunni disabili).
e - La drastica riduzione degli indirizzi nella scuola superiore ela contemporanea eliminazione di tutte le sperimentazioni, tranne quelle internazionali.
f - La riduzione delle ore di lezione settimanali (29 nella scuola media, 30 nei licei e 32 negli istituti tecnici e professionali, soprattutto quelle di laboratorio che sono le più costose).
g - Taglio del personale in tre anni, 87.341 docenti 44.500 Ata.
h - Riduzione del finanziamento delle università di 1500 milioni di euro in cinque anni che ne renderà ancora più precario e problematico il funzionamento.

I docenti dell’Itis Torriani di Cremona esprimono forte dissenso verso tali iniziative che vogliono cancellare, a colpi di Decreti legge o con voti di fiducia, la qualità dell’offerta formativa e didattica della scuola pubblica italiana, rifiutando il confronto con chi nella scuola opera e vive (dirigenti scolastici, docenti, Ata, genitori, studenti) e con chi li rappresenta perché è esattamente il contrario di ciò che un Governo davvero attento alle future generazioni dovrebbe fare».

Il documento è stato messo ai voti: favorevoli 99; contrari 1; astenuti 4.

Preoccupazione e dissenso anche da parte dei docenti del V circolo delle scuole elementari di Cremona.

«La riduzione in orario antimeridiano del funzionamento delle scuole dell’infanzia e primaria vanifica i progetti educativi e il tempo pieno.. Il ritorno del maestro unico nella scuola dell’infanzia e primaria non tiene conto dei risultati positivi di questi ordini di scuola... In classi sempre più numerose ed eterogenee è preziosa la dialettica pedagogica che il gruppo docente può esprimere. Le ore di compresenza, peraltro già molto ridimensionate dai tagli effettuati nel precedente settennio, permettono di affrontare, almeno in parte, i bisogni diversificati delle bambine e dei bambini. Nel modello dell’insegnante unico sarà possibile solo un insegnamento frontale con un numero di alunni che potrà raggiungere le 30 unità...».

 


       



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