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 Il Punto

17 Settembre, 2010
Da " Vu cumprà" a " Regolari" ( di Gian Carlo Storti)
La lotta agli "abusivi" ed alle falsificazioni era ed è richiesta dagli ambulanti regolari, prima tutti italiani

Da " Vu cumprà" a " Regolari"  ( di Gian Carlo Storti)
La lotta agli "abusivi" ed alle falsificazioni era ed è richiesta dagli ambulanti regolari, prima tutti italiani
ll loro modo di parlare, " vu cumprà" ,  è diventato sinonimo di commercianti irregolari. E' con questa immagine che si sono presentati gli stranieri in Italia nello scorso decennio.
Certamente i " Vu cumprà" sono ancora molti. E' il primo gradino del loro inserimento sociale. Spesso sono vittime di grossisti con pochi scrupoli che li sfruttano a dovere.
Gli fanno il carico settimanale dei prodotti da vendere e dei soldi da riportare. Uno di loro, che fa il "posteggiatore" irregolare di fronte all'ospedale di Cremona, mi ha detto che il suo carico settimanale vale 150 euro.
Al grossista  deve quindi riportare quella somma. Tutto quello che guadagna in più resta a lui.
E' anche  per quello che si contratta in continuazione. Sicuramente sono abusivi e quindi  spesso " pizzicati" dai vigili urbani. Sono molto attenti e quando vedono una pattuglia raccolgono tutto e se ne vanno alla svelta.
Li troviamo, oggi in misura minore, in luoghi ben definiti.
In prossimità dei mercati regolari, nei parcheggi appunto, o a volte nelle feste popolari: insomma dove passa tanta gente.
Sulla lotta agli abusivi hanno fatto la loro  fortuna elettorale sia la lega che le forze di destra. La lotta agli "abusivi" ed alle falsificazioni era ed è richiesta dagli ambulanti regolari, prima tutti italiani.
Già ora le cose stanno rapidamente cambiando. Basta circolare in un nostro mercato che ci accorgiamo che la presenza di ambulanti stranieri è bel visibile ed in alcuni casi vistosa.
In alcune città si conta addirittura una presenza che sfiora il 50%.
Ma chi sono costoro? Che attività svolgono ?
Due sono le "razze" che si notano: i gialli ed i neri.In particolare le loro attività sembrano essere riversate sui prodotti non alimentari e non  specializzati. Guardando in profondità si nota che i loro banchetti sono semplici: ombrelloni, gazebo, tavolini e merce nelle ceste o direttamente sui banconi. Mucchi di vestiti colorati od oggetti vari ( dalle pile ai cavalletti delle macchine fotografiche) a prezzi molto ma molto stracciati.
Nella maggior parte dei casi quelle merci hanno la scritta " made in china".
Dietro i banchi " dei gialli"  troviamo intere famiglie: dai nonni, ai genitori, ai bambini con occhi vispi, che sanno contrattare benissimo e sono molto attenti ai furti sul banco.
Quasi con aria di riscatto uno di lori mi ha detto che "non rubano solo gli stranieri ma anche gli italiani".
I "neri"  invece non sono in molti dietro al banco. Segno questo che probabilmente non hanno la famiglia in Italia.
Gli episodi di colore che si potrebbero raccontare sono molto gustosi in particolare osservando il momento della contrattazione sul prezzo. Scopri così che anche gli italiani sanno contrattare e che a fare ciò si divertono molto.
Ma in questa sede ci dobbiamo chiedere del perché  di questo fenomeno e delle possibili conseguenze.

Sicuramente, come avviene in altri settori, anche  in questo i figli degli italiani non fanno più i mestieri del padre o dei loro genitori.
Essere ambulanti è dura, anzi durissima. Ti devi alzare presto al mattino per raggiungere il mercato. Con acqua, sole, pioggia o neve ti devi muovere. E' il fatturato di ogni giorno che ti da  vivere, che  ti consente di vivere bene,modestamente o male.
Le   " malattie professionali" più diffuse sono le artrosi  ( cervicale, ginocchio ecc.) e le artriti.
Queste attività poi  richiedono , nella maggior parte dei casi, professionalità modeste o normali.
Quindi sono i " vecchi ambulanti italiani" che vendono/cedono la loro licenza ai nuovi arrivati.
Una serie di leggi hanno poi agevolato l'integrazione in questo settore. Credo che sia il settore dove l'integrazione è stata pensata per davvero dando quindi la possibilità agli immigrati  di svolgere attività regolari.
Ma quali conseguenze l'immissione di queste "forze nuove"  possono  generare?
Il settore degli ambulanti è molto ben rappresentato da associazioni di categoria che, spesso , sono in concorrenza fra loro.
Il livello di partecipazione degli ambulanti italiani a queste associazioni era e rimane molto elevata.
A quanto pare invece , fra gli stranieri, la percentuale di iscrizione a queste organizzazioni è invece minore.
Queste associazioni sono anche  molto combattive nei confronti dei comuni , che hanno la potestà di decidere i luoghi e le modalità di effettuazione dei mercati stessi.
Non esiste città nella quale si discuta di queste cose. Vedi per la nostra provincia problematiche di Crema ( mercato degli " stalloni") o di Cremona ( spostamento del mercato da piazza Stradivari).

Le associazioni hanno quindi in primo luogo la necessità di recuperare la rappresentanza degli ambulanti stranieri che oggi appaiano in qualche modo " non rappresentati". Se questo non avverrà, come sta già avvenendo in altri settori, non è da escludere che possano nascere associazioni " indipendenti" dalle storiche organizzazioni degli ambulanti ( fenomeni di questa natura si stanno registrando ad esempio sulla costa romagnola)

Nel settore degli ambulanti quindi non è in corso solamente un fisiologico ricambio generazionale ma siamo in presenza di una mutazione "genetica"  che sta offrendo agli stranieri una forte possibilità di integrazione.

Infine alcuni osservatori si stanno domandando il grado di applicazione delle regole fiscali. Le risposte che questi esperti forniscono sono semplici e chiare: la categoria degli ambulanti si comporta allo stesso modo. Ovvero sui temi dell'elusione e/o evasione fiscale non vi sono differenze di razza: gli stranieri si comportano come gli italiani e si lamentano anch'essi della pressione fiscale troppo elevata.

Ed è su questo che debbono puntare i soggetti istituzionali quali i comuni,le camere di commercio e le organizzazioni di rappresentanza.
Non basta affermare a parole che gli italiani non sono razzisti e che si vuole l'integrazione.
Questo è uno dei settori dove sicuramente si può fare molto. E' anche un modo concreto di perseguire progetti di innovazione dentro una strategia di integrazione multi culturale  e multi etnica.
E' anche  da qui che può nascere la Nuova Italia.

storti@welfareitalia.it

cr 17 settembre 2010

 


       



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