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 Il Punto

05 Ottobre, 2010
L’unità sindacale è solo da studiare sui libri di storia di G.Carlo Storti
Insomma non mi pare superato il vecchio adagio che dice “ l’unità fa la forza”.

L’unità sindacale è solo da studiare sui libri di storia o può rappresentare ancora il futuro? ( di Gian Carlo Storti)
Insomma non mi pare superato il vecchio adagio che dice “ l’unità fa la forza”.
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Nei giorni scorsi , anche su alcuni quotidiani locali ho letto, con preoccupazione, di profonde rotture anche fra CGIL-CISL-UIL locali.
Chi come me è stato funzionario della CGIL per piu’ di 30 anni e che ha visto gli alti e bassi dei rapporti fra i tre sindacati confederali gli stringe il cuore vedere lavoratori di un sindacato che lanciano uova ed altro contro una sede di un altro sindacato anche se “ concorrente”.
Tali azioni , a mio modesto avviso, non sono giustificabili nemmeno in presenza dei più brutti accordi separati.
Il lancio delle uova e di ortaggi era di solito riservato,negli anni caldi, ai presidi davanti alle sedi della Confindustria e quando non si rinnovavano i contratti o vi era un crisi aziendale acuta.
Ma anche su questa forma di lotta il grande Luciano Lama era critico. Lui e quasi tutta la dirigenza sindacale dell’epoca era per lotte che fossero in grado di aggregare attorno ai lavoratori la solidarietà di altri ceti sociali ( studenti, ceti medi ecc.)
Certamente questa è una fase difficilissima dei rapporti sindacali fra Cgil-Cisl-UiL.
Forse dobbiamo andare indietro al 1984 ( il famoso accordo di San Valentino del 14 febbraio 1984 sulla riduzione di due punti di scala mobile) quando Cisl e UIL firmarono con il governo Craxi il famoso decreto.
La Cgil non solo non firmò ma si spaccò.
La componente socialista approvò l’intesa e la maggioranza , vicina al PCI ed alla sinistra di allora, organizzò manifestazioni anche sul nostro territorio ed a livello nazionale. Il referendum, voluto allora dal PCI di Enrico Berlinguer, nonostante le imponenti manifestazioni confermò dell’accordo che venne tradotto da Craxi in decreto.
Non mi ricordo però reazioni di questo tipo contro le sedi sindacali della Cisl o Uil organizzate dai lavoratori o dirigenti della CGIL.
Solo in alcuni periodi ( anno ’80) le sedi sindacali venivano “attaccate” dai gruppi dell’autonomia.
Ora questi atteggiamenti vanno non solo condannati ma isolati. Non possono avere giustificazione da accordi separati.
Sicuramente questi lavoratori,quegli iscritti, saranno “ incazzati”- magari anche su alcune questioni a ragione- ma questo non giustifica in alcun modo azioni che ci ricordano modalità di lotta dei citati gruppi dell’autonomia di nefasta memoria.
La CGIL ha preso le distanze da tali comportamenti. In ogni caso i rapporti con Cils e Uil a livello locale hanno avuto ed hanno, secondo le notizie di stampa, ripercussioni negative.
Sicuramente si confrontano visioni diverse. Purtroppo è anni che è così. Sembra impossibile che si raggiungano intese unitarie su questioni di fondo.
Sicuramente poi vi è una differenza fra i ragionamenti politici e prospettici che fa la CGIL rispetto alla Fiom.
E’ evidente che gli accordi separati non aiutano a ricostruire l’unità dei lavoratori. Le disdette del contatto da parte di Federmeccanica sono un ulteriore elemento di divaricazione e di scontro.
Difficile ricostruire i rapporti.
Il pensiero corre in Francia , in Germania ed a Bruxell.
La Francia ha un pluralità di sigle sindacali ancor più ampia di quella italiana. La CGT (Confederation Generale du Travail) , di orientamento tuttora comunista, la FO (Force Ouvriere) di orientamento indipendente e la SFIO (Section Française de l'Internationale Ouvrière), di orientamento socialista più altre innumerevoli organizzazioni sindacali che però hanno saputo trovare l’unità d’azione a da anni lottano uniti per bloccare o modificare le controriforme , come vengono chiamate, del Presidente Sarkosy.
Il 12 ottobre vi sarà un altro sciopero generale contro la riforma delle pensioni.
In Germania, per legge, esiste un solo sindacato , il DGB ( Confederazione Unitaria Tedesca) nella quale sono presenti tutte le componenti sociali e politiche della società tedesca ( dai socialdemocratici, ai cristiani, agli eredi della componente comunista sia dell’est che dell’ovest, oggi la “ Die Linke” ) che da circa 30 anni attua la cogestione.
Modalità e modello di relazione sindacale che in Italia non è mai stata assunta dai tre sindacati CGIL-CISL-UIL e che è tuttora oggetto di forti divisioni ideologiche e politiche.
Anche in Germania vi è un sindacato metalmeccanico molto forte e, per usare una terminologia italiana, più a sinistra del DGB (la IG Metall) , ma che opera anch’esso nel quadro della cogestione.
Di fronte alla crisi economica e sociale il sindacato europeo , a cui aderiscono, anche CGIL-CISL-UIL italiane) ha proclamato per lo scorso 29 settembre una giornata di mobilitazione europea che ha visto una grande manifestazione con più di 100 mila presenze a Bruxell.
Non voglio qui entrare nel merito delle divisioni fra CGIL-CISL-UIL non per non prendere posizione ( ho le idee ben chiare) ma perché lo scopo della mia riflessione vuole essere un altro.
Sicuramente queste divisioni, politiche ed anche teoriche, dovranno essere risolte a livello nazionale con uno sforzo di rivisitazione trasversale delle politiche sindacali.
Questo quadro politico , parlo del Governo Berlusconi , non aiuta.
Anzi per alcuni versanti lavora per la divisione del sindacato.
Le stesse modalità FIAT, in assenza di un Governo attento alle problematiche sociali, non aiutano. Oggi però è necessario ripartire dal fatto che i lavoratori di Pomigliano hanno approvato l’intesa pur con una forte espressione di dissenso.
A livello locale CGIL-CISL-UIL hanno sempre saputo mantenere sullo sfondo le divisioni nazionali.
L’hanno fatto non per “ buonismo” ma per “ realismo” e rispondere ad esigenze vere del territorio e dei lavoratori.
La crisi , nella nostra provincia, morde ancora molto e non si vede una via d’uscita.
Vi sono state intese con gli enti locali ed anche con le associazioni datoriali che sicuramente sono dei segnali positivi.
Molte realtà produttive sono in crisi.
Sicuramente le risposte di sistema sono insufficienti.
Di fronte a tale situazione serve un tessuto sindacale unitario. Un sindacato che sia in grado di produrre “ unità d’azione” sui vari problemi concreti del territorio.
Sono certo che i tre segretari generali di CGIL-CISL-UIL , Mimmo Palmieri, Giuseppe De Maria e Mino Grossi sapranno trovare il passo giusto per difendere, per quanto possibile, il mondo del lavoro.
Insomma non mi pare superato il vecchio adagio che dice “ l’unità fa la forza”.
Preferisco,credere che il movimento sindacale cremonese ed italiano sarà in grado di scrivere ancora belle pagine unitarie a vantaggio di tutti quei soggetti che oggi la crisi sta buttando velocemente verso la povertà ed ai margini della società.
Ve lo immaginate uno scenario che veda le forze dell’ordine presidiare le sedi sindacali mentre i cortei di lavoratori di altre sigle sflilano?
Bè, come minino, il Marchionne di turno stapperebbe lo champagne o al peggio un brut italiano.
Vogliamo per davvero dargli questa soddisfazione?

Gian Carlo Storti
storti@welfareitalia.it
Cremona 5 ottobre 2010


 


       



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