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21 Settembre, 2007
Un aiuto concreto alle mamme: prime valutazioni sulla sperimentazione
Presenti l'Assessore Caterina Ruggeri e l'Assessore Maura Ruggeri, sono stati presentati alla stampa i risultati del servizio sperimentale denominato *Un aiuto concreto alle mamme*

Presenti l'Assessore Caterina Ruggeri e l'Assessore Maura Ruggeri, sono stati presentati alla stampa i risultati del servizio sperimentale denominato "Un aiuto concreto alle mamme", organizzato dall'Assessorato alle Pari Opportunità in collaborazione con l'Assessorato ai Servizi alla Persona, finanziato dal Programma Comunitario Equal Pari Opportunità, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dalla Regione Lombardia. Il servizio, che è stato attivo dal settembre 2006 al giugno 2007, ha offerto un sostegno temporaneo alle mamme nella cura dei figli, aiutandole a conoscere i servizi per l'infanzia e le occasioni educative e ricreative utili per la crescita dei figli. Il servizio era rivolto a mamme sole che faticano a conciliare gli impegni di lavoro con quelli della cura dei figli, offrendo un sostegno per alcune ore al giorno e per alcuni giorni della settimana. E' intenzione dell'Amministrazione ripetere questa esperienza, compatibilmente con i finanziamenti che verranno richiesti.

Motivazioni e caratteri costitutivi del progetto

Il servizio sperimentale Conpiùtempo è stato realizzato in condivisione tra l'Assessorato alle Pari Opportunità e quello ai Servizi Sociali, a partire dall'individuazione del bisogno, fino all'elaborazione dello studio di fattibilità e alla progettazione del servizio.

L'attivazione è stata motivata dalla necessità di corrispondere a bisogni espressi da donne sole con bambini, che, fra le altre criticità, si trovano a dover conciliare il ruolo di lavoratrici e di madri, e quindi già per questo esposte a particolare difficoltà e fragilità sociale.

Nelle analisi predisposte per costruire il progetto, è stato valutato che il quadro delle risposte dei servizi sociali, nella nostra realtà comunale ricco e variegato, non appare pienamente adeguato a offrire una modalità di aiuto e di sostegno in grado di corrispondere in modo specifico a questo tipo di bisogni. In particolare, si è sentita l'esigenza di un supporto "flessibile", "leggero", ma nel contempo dotato di una forma strutturata, in quanto il corrispondere a esigenze organizzative della quotidianità per queste famiglie.

Altre possibili soluzioni, come per esempio l'affido familiare, infatti, anche quando temporaneo, "a ore", presenta caratteristiche molto diverse e deve essere attivato solo in situazioni di grave disagio.

Anche l'intervento della rete di volontariato, anche quello informale, di vicinato, se in certi casi rappresenta un prezioso aiuto, tuttavia mostra inevitabili limiti rispetto a quelle situazioni in cui l'apporto esterno richiede forte continuità e deve configurarsi secondo una vera e propria progettualità (tempi, modalità, definizione e programmazione dei "compiti" del volontario) e/o quando per la famiglia in difficoltà occorre offrire interventi nelle situazioni impreviste di emergenza, nonché in fasce orarie "scomode" (primissime ore del mattino o la notte).

Il progetto si è quindi posto l'obiettivo di costruire dei percorsi di accompagnamento nella quotidianità a donne sole con figli minori (da zero a dieci-undici anni, fino al completamento delle scuole elementari), che per ragioni oggettive, a partire dai loro impegni di lavoro o dalla loro fragilità sociale, sono in difficoltà nell'assolvere i compiti genitoriali di accudimento e di cura e che, per condizione economica, non possono ricorrere al mercato privato (baby-sitter).

La tipologia degli interventi, con la necessità di apporti molto personalizzati, e la natura sperimentale del progetto hanno prefigurato la possibilità di accompagnare un numero assai limitato di persone. La peculiarità del bisogno e le finalità della risposta richiedevano una contemporanea offerta di ascolto, informazione, orientamento e accompagnamento alle madri relativamente ai servizi e alle opportunità educative e ricreative presenti sul territorio.

Inoltre, l'esigenza di un intervento dotato di queste finalità ha prospettato la necessità di mettere in campo nuove risorse e nuove competenze istituzionali, non solo in grado di sostenere e valorizzare precedenti apporti, ma anche di stimolare quelli di altri soggetti della comunità e sperimentare altre modalità di intervento. La collaborazione e il lavoro di rete fra le realtà istituzionali e quelle sociali coinvolte, costituivano infatti una delle più importanti caratteristiche del progetto, nelle sue fasi di ideazione, condivisione, realizzazione e valutazione.

Anche se, per i limiti di risorse finanziarie disponibili, rivolto a un numero limitato di beneficiari, la "logica" dell'intervento ha assegnato grande importanza alla messa in rete e alla progettualità condivisa, per realizzare una specifica ma significativa esperienza di sussidiarietà, relativa alla collaborazione fra pubblico, terzo settore e privato, e di integrazione fra servizi, riguardante anche le modalità di informazione e di comunicazione, la localizzazione della sede, la tipologia degli operatori professionali. Da questo punto di vista, oltre al lavoro condiviso da più servizi del Comune, si è ritenuto utile coinvolgere anche un'associazione già impegnata sul territorio nell'affido familiare, Il Girasole, non solo perché dotata di sicure competenze, ma anche per essere a sua volta nodo di una rete di associazioni, cooperative, soggetti, centri di ascolto: un soggetto in grado non solo di individuare bisogni, ma soprattutto di costruire con le istituzioni risposte adeguate.

Considerazioni sul funzionamento organizzativo

Il riferimento principale del servizio, in primo luogo per gli aspetti logistici e d'accoglienza, è stato il Centro per le famiglie insieme con il Servizio Affidi, sede del servizio e struttura in cui sono avvenuti i colloqui tra la mediatrice familiare e le mamme, e anche occasione di condivisione, valutazione e progettazione. In una riproposizione del progetto, il Centro per le famiglie può connotarsi come sede ideale per il lavoro di elaborazione, di coordinamento e di programmazione richiesto dal progetto.

Un apporto di grande rilievo è stato fornito dall'associazione Il Girasole, che, attraverso l'aiuto prezioso di un'operatrice coinvolta nel progetto, aveva il compito di definire la programmazione operativa delle attività delle baby sitter professionali e dei volontari coinvolti nell'impegno di accudimento. Tali compiti venivano svolti in stretta collaborazione con la figura principale di riferimento del progetto, la mediatrice familiare.

La metodologia della programmazione e della concreta traduzione operativa è stata caratterizzata dal lavoro d'équipe, che aveva già ispirato il percorso di progettazione e di coinvolgimento compiuto nella fase di avvio del percorso e che ha avuto come suo perno la mediatrice familiare, gli operatori del Girasole e del Comune coinvolti nel progetto.

Peculiarità specifiche: temporaneità del supporto offerto;

attenzione mirata al minore nell'elaborazione del "progetto individuale" e nelle scelte complessive, garantite anche dalla supervisione del Servizio Affidi;

realizzazione di una organica e sempre aggiornata mappatura di tutte le realtà associative e di tutte strutture, pubbliche o private che in città svolgono funzione di cura e accudimento per minori (nidi, micronidi, nidi-famiglia, centri gioco, ludoteche...): è stato necessario conoscerne il funzionamento generale, i requisiti di accesso, gli orari, i costi..., in quanto costituiscono proprio le risorse territoriali a cui in primo luogo far riferimento. E' stata valutata caso per caso e concretamente sperimentata l'ipotesi di un loro coinvolgimento nel servizio. Ovviamente, alle mamme beneficiarie sono state offerte tutte le informazioni possibili su queste potenziali risorse di appoggio e di aiuto, in modo da rendere più forte la loro autonoma capacità di orientamento e di scelta delle soluzioni da adottare;

tipologia delle risposte: a seconda del bisogno del minore e della mamma si provvede a mettere a disposizione una baby-sitter, una famiglia di volontari o una struttura disponibile coinvolta nella mappatura o un dopo-scuola. Con due attenzioni in particolare: la prima che il bambino possa restare nel suo territorio (l'oratorio, il dopo-scuola...); la seconda, che ogni intervento miri a ricostruire quella minima rete di relazioni che consente alla madre in situazione di fragilità di non sprofondare nel disagio. In questo è stato davvero significativo il supporto dei volontari.

Considerazioni generali sul percorso realizzato

L'analisi dell'esperienza, in riferimento alle finalità e all'impostazione generale del progetto, propone queste considerazioni positive.

Molti segnali confermano che il bisogno è sicuramente importante e presenta le caratteristiche individuate dallo studio di fattibilità: oltre alle problematiche create dai lavori "atipici" e da orari particolarmente disagevoli, molte mamme che richiedono il servizio sono in situazione di fragilità sociale e il confine con il disagio conclamato in alcuni casi è davvero labile. Circa il 50% dei casi è infatti "inviato" dalle assistenti sociali.

L'esperienza ha anche confermato quanto il successo del servizio sia stato legato alla sua "leggerezza" e alla sua "flessibilità". Da questo punto di vista, di grande importanza è stata l'individuazione di un progetto personale per ogni richiesta e la capacità di trovare operatori o situazioni il più possibile adatti alle esigenze del bambino.

Due altri elementi ritenuti basilari dal progetto hanno confermato, nel percorso concreto, la loro centralità: la qualità della relazione tra le diverse figure di operatrici e le mamme; l'importanza di poter dare risposta, anche attraverso nuovi rapporti interpersonali, al vuoto relazionale che, al di là delle indubbie difficoltà di ordine materiale pratico, è sostanzialmente il problema fondamentale di questa tipologia di mamme. Va segnalato il fatto che in genere si è instaurato un buon rapporto di fiducia fra le mamme e le operatrici, alcune delle quali hanno offerto il loro sostegno anche oltre l'orario previsto.

La gestione "leggera" è anche facilitata dal fatto che Il Girasole riesce a risolvere velocemente le questioni burocratiche e la gestione amministrativa degli incarichi e delle spese, così come a fronteggiare le emergenze e gli imprevisti, che costituiscono sempre una forte criticità in queste situazioni. Anche sul piano dell'ampliamento delle reti relazionali, Il Girasole ha offerto un buon contributo.

Il percorso realizzato ha mostrato, come del resto è inevitabile ogni volta che occorre rispondere a problematiche sociali complesse e spesso mutevoli, alcuni aspetti critici, per altro sempre intrecciati con quelli di segno positivo prima evidenziati, che risultano essere quelli emergenti. L'indicazione di carenze deve in ogni modo considerare che il valore aggiunto di progetti di questo tipo consiste nella qualità degli apporti dispiegati e nella crescita della consapevolezza dei bisogni, spesso soprattutto impliciti, espressi dalle persone a cui si è offerto il sostegno.

In ogni modo, la prospettiva di implementazione e di sviluppo del servizio dovrà affrontare le seguenti criticità:

appare ancora inadeguata la capacità di garantire un'offerta diversificata di forme di sostegno in grado di fornire differenti livelli e tipologie di risposta a esigenze che, nella loro specificità, mostrano sempre un'elevata complessità e interrelazione di bisogni; nella predisposizione della concreta programmazione e nella realizzazione della "risposta", se è apparso significativo l'apporto del Girasole anche per i contatti con cooperative e associazioni, dopo-scuola ed educatori, nel complesso si evidenzia tuttavia il problema, oggi universalmente diffuso, dell'insufficienza di volontari (assolutamente preziosi sia per la piena realizzazione del progetto sia anche perché, dopo l'erogazione del servizio che ha il carattere di temporaneità, possono garantire, anche se solo in una certa misura e minor stabilità, il mantenimento della relazione...); dato che una delle risorse più significative individuata dall'impianto progettuale del servizio è costituito dal terzo settore, pur nel confermare il ruolo positivo del Girasole, non è sembrato tuttavia sufficiente il coinvolgimento attivo anche di altre realtà del non profit. E' infatti possibile dare vita a nuovi rapporti in cui i soggetti della società civile possano agire con autonomia di movimento e assunzione diretta responsabilità operative, ma parallelamente rafforzando il ruolo di regia e di coordinamento dell'ente locale;

appare necessario rivedere i criteri di accesso al servizio: dato il carattere sperimentale del progetto e la scarsità di risorse era importante definire criteri stretti di accessibilità, con particolare riferimento alla temporaneità (in genere davvero breve) dell'intervento e al fatto che i soggetti beneficiari non fossero già in carico ai servizi sociali. Vari motivi, e in particolare gli stessi dati sull'accettazione e sul rifiuto delle domande, fanno ritenere opportuna una gestione ordinaria del servizio che voglia riconsiderare l'aspetto temporale del supporto con maggiore elasticità. Così pure la condizione di solitudine delle mamme andrebbe riconsiderata (ci sono casi di "solitudine" de facto ben più gravi di casi di solitudine "de jure"), per cui è possibile ipotizzare che, almeno in certi casi, il nuovo servizio possa essere, più facilmente di quanto era stato previsto, un completamento di altre forme di sostegno già erogate;

andrebbero previste iniziative di orientamento alla conciliazione e alla crescita individuale e famigliare dell'autonomia. Questi percorsi potranno riferirsi al solo ambito di questo servizio, ma anche -- e si tratta di una prospettiva forse più stimolante dal punto di vista concettuale -- connettersi con altre esperienze del genere, che riguardino nuove opportunità di consapevolezza, di autonomia, di sicurezza e di crescita di figure genitoriali in situazioni di difficoltà;

è stata realizzata una concentrazione e razionalizzazione degli interventi sperimentando con successo la "condivisione" dei bambini delle elementari delle ore di doposcuola. Si tratta di una dinamica in sé positiva, in quanto, oltre ad abbattere i costi di erogazione, senza che questo possa in qualche modo inficiarne la qualità, può favorire, se le condizioni di età, di collocazione logistica e scolastica sono favorevoli, la costituzione di micro-reti potenziamene di supporto alla conciliazione stessa.

 


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