15 Settembre, 2002 Resoconto di un breve viaggio in Bosnia- di Gian Carlo Storti Sosteniamo gli “ Ambasciatori di Pace”.
Sosteniamo gli “ Ambasciatori di Pace”.
Resoconto di un breve viaggio in Bosnia-
di Gian Carlo Storti
Sono ritornato a Sarajevo dopo 15 anni. L’ultima
volta è stato nell’agosto del 1991. A quel
tempo la tragedia era appena iniziata con
la guerra in Slovenia del maggio. L’occasione
di rivisitare Sarajevo mi è stata data dalla
splendida iniziativa organizzata dalla Associazione
ADL ( Ambasciata della Democrazia Locale),
dall’ARCI e dalla CGIL di Cremona con la
partecipazione della Provincia di Cremona
nella persona dell'Assessore Anna Rozza.
Lo scopo di questa visita era di verificare
sul campo a ZAVIDOVICI la realizzazione del
progetto “ serre” ed incontrare queste martoriate
comunità locali per capire i loro problemi.
Nel 1991 la tensione fra le comunità di Sarajevo
( bosniaci mussulmani, serbi e croati) si
percepiva parlando con la gente. I giovani
in particolare erano molto preoccupati e
temevano il peggio. Sarajevo è sempre stata
una città multietnica e con livelli di integrazione
molto elevati. La guerra li ha travolti,
oscurati ed indeboliti. Il panorama delle
colline circostanti è cambiato: si notano
distese e distese di croci e di steli bianche
delle tombe dei mussulmani.
Ora la città appare quasi tutta ricostruita…
Il centro arabo, con il suo mercato e la
sua moschea è di nuovo raggiante di colori.
Il mercato dove una bomba serba aveva fatto
una strage è stato anch’esso ricostruito.
I giovani si vestono ed ascoltano canzoni
all’occidentale. Apparentemente la normalità
è tornata e la città ha ripreso a sorridere
e forse a ridere. Che tristezza però vedere
la biblioteca nazionale ancora quasi tutta
distrutta e venire a conoscenza che in molte
località della Bosnia gli studenti frequentano
scuole etniche. I serbi imparano il bosniaco
, antica lingua slava, utilizzando l’alfabeto
cirillico ed i bosniaci ,di religione mussulmana,
invece imparano la stessa lingua con l’alfabeto
latino.
La strada dell’integrazione e del superamento
dell’odio è ancora molto lunga. Noi europei
non dobbiamo investire sulle differenze ma
su un modello di integrazione che ridia fiducia
a quei giovani che in allegria riempiono
oggi le strade di questa meravigliosa città.
Un grazie quindi a questi giovani “ ambasciatori
di pace” dell’Arci di Cremona che hanno il
coraggio di organizzare iniziative come queste.
Il futuro è nelle loro mani. Sosteniamoli.
Gian Carlo Storti