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 Cronaca

29 Dicembre, 2010
Coradi:considerazioni sugli incidenti negli impianti di metano
Di chi le responsabilità? La precedente amministrazione Torchio non è esente.

Coradi:considerazioni sugli incidenti negli impianti di metano
Di chi le responsabilità? La precedente amministrazione Torchio non è esente.
Egregio Direttore, due incidenti in pochi giorni hanno toccato gli impiantidi metano presenti nella provincia di Cremona.
Il primo si è verificato a Bordolano il giorno 8 dicembre 2010 quando le sirene d’allarme
hanno rotto il silenzio della campagna dalle 10.30 alle 11.38 al “Cluster B pozzi 1-21”, lungo la
strada provinciale 25 Bordolano-Castelvisconti.
Le forze dell’ordine ed i Vigili del Fuoco avvertiti della situazione, non sono intervenuti.
Il secondo episodio riguarda lo scoppio avvenuto il 23 dicembre 2010 alle ore 10.45 nello stoccaggio di Ripalta
Guerina, nei pressi di Crema, con la rottura di una valvola di sicurezza, la fuoriuscita di una nube metano dalle
dimensioni ragguardevoli: alta sei metri, lunga cinquanta metri, che “galleggiava” quattro-cinque metrida terra.
In questo caso sono intervenuti i Vigili del Fuoco del vicino distaccamento di Crema, a circa 5 km da Ripalta Guerina.
Un dato comune a tutti e due gli episodi è la minimizzazione del rischio da parte dei due Sindaci. Aggravato dal fatto
che a Bordolano non esiste il Piano di Emergenza Esterna per gli incidenti negli impianti che trattano metano
e a Ripalta Guerina il Piano di Emergenza, se esiste, sarà stato tenuto, con ogni probabilità, ben stretto
negli uffici comunali senza che la gente conoscesse cosa doveva fare in caso di incidenti. Altro “dettaglio”:
nessuna notizia sulla stampa del suono delle sirene di allarme a Ripalta Guerina. Un fatto non del tutto secondario
che la gente non conosce.
Dunque il territorio cremonese scopre nel breve volgere di quindici giorni, di essere uno dei più grandi
“depositi naturali” di gas metano, depositi che “sfruttano” gli anfratti dei vecchi giacimenti ormai esausti a
Bordolano e sotto il Fiume Oglio nel Parco Oglio Nord, a Sergnano, a Ripalta Guerina, a Ripalta Cremasca, a
Romanengo, con una estensione che varia dai 135 kmq di Bordolano ad una ampia zona che va da Sergnano
a Cassano d’Adda fino al bergamasco, secondo le affermazioni del Sindaco di Pianengo in Consiglio Comunale.
Il tutto senza che i cittadini conoscano i rischi di tali “depositi”, senza che i cittadini conoscano i
“Piani di Emergenza Esterni”, senza sapere di convivere a contatto con vere e proprie “bombe sotterranee”
con le case, le industrie, gli ospedali, le scuole, le caserme, le autostrade, le ferrovie che passano sopra questi
enormi “stoccaggi naturali”, senza nemmeno conoscere la qualità dell’aria che si respira a Bordolano, a
Sergnano, a Romanengo, Ripalta Cremasca, Ripalta Guerina e nei comuni della “Vasta Area degli Stoccaggi”
che abbraccia gran parte della provincia di Cremona, piadenese e casalasco compresi (nel prossimo futuro?),
visto e considerato che il metano è un potente gas serra e contribuisce ad aumentare l’inquinamento
del pianeta ed emette biossido di azoto particolarmente nocivo per l’uomo.. Nessun cittadino conosce
i Piani di Emergenza Esterna, nessuno sa cosa fare.
Nemmeno a Sergnano dove addirittura il Campo di Calcio Comunale ospita le partite e gli allenamenti della squadra locale che
milita nel “girone J” della Seconda Categoria. Eppure il campo di calcio si trova nella “zona rossa – elevata probabilità di letalità per persone sane
non adeguatamente protette” per la vicinanza, circa 50 metri (?) di strutture industriali dello stoccaggio
nel cui perimetro è “Obbligatorio per i veicoli, entrare con l’apposito rompifiamma applicato al tubo di scappamento”.
E’ in questa situazione di rischio per la popolazione, rischio ammesso anche nella Delibera n. 158 del 23 marzo 2009 della
Giunta della Provincia di Cremona (Presidente Giuseppe Torchio, Assessore all’Ambiente Giovanni Biondi), che oggi leggiamo la stupefacente
leggerezza l’ordine del giorno presentato dalla minoranza in Consiglio Provinciale firmato da Giuseppe Torchio, Giovanni Biondi, Clara Rita
Milesi. Gianpaolo Dusi, con il quale si chiede di “aprire un tavolo con l’Eni”, dopo che lo stesso Torchio nelle vesti di Presidente della
Provincia di incontri con l’Eni, assieme all’allora Assessore alle Attività Produttive della Provincia, Savoldi,
ne ha fatti di incontri senza dover mai rendere conto ai cittadini cremonesi, se non addirittura “offrendo ad Eni e Stogit la sua mediazione
istituzionale perché trattare con piccoli comuni non attrezzati sarebbe diventato difficile per il Gruppo Eni”.
Ed i risultasti si sono visti, grazie all’ex Presidente Torchio: nessuno ha mai saputo nulla del “Progetto Bordolano Stoccaggio”, nessuno dei
quindici Comuni il cui territorio è coinvolto nello stoccaggio conosce i progetti, nessuno ha mai potuto produrre
osservazioni, nessuno dei 55.000 cittadini abitanti sopra lo stoccaggio ha mai potuto dire la propria opinione. Cittadini compensati
una tantum 50 Euro a testa e territorio valutato 20.700 Euro a kmq, per i 25 anni di durata della convenzione.
Tutto questo alla faccia della Convenzione Europa di Aarhus del 1998 che sancisce il diritto alla partecipazione
e alle decisioni dei cittadini proprio in materia energetica.
Tutto questo grazie ai buoni rapporti fra l’ex Presidente Torchio e l’Eni- Stogit? Ecco perché fa uno strano effetto leggere sulla stampa in
questi ultimi mesi l’assidua tempestività, come morso dalla tarantola del rimorso, dell’ex Presidente della Provincia di Cremona, Giuseppe
Torchio, a proposito della “questione del gas” in provincia di Cremona.
La sua spasmodica corsa all’intervento a chiedere ad ENI-Stogit di fare oggi quello che le Istituzioni non hanno
fatto prima, ci rappresenta un personaggio che vuole mettere toppe, vistose toppe, ad un lavoro da lui cominciato
in fretta e rimasto, per lui, incompiuto, le cui beffe ora ricadono sopra i cittadini della provincia di Cremona.
Gli chiediamo sommessamente se non poteva pensarci prima, se non poteva avere il coraggio di interpellare prima i suoi concittadini,
se non poteva prevedere gli effetti di rischio cui sta sottoponendo, grazie alle sue decisioni, i suoi cittadini, la gente che vive e investe nel
territorio che lui ha amministrato e che ora si trova a dover fare i conti con rischi, danni per la salute e
scempi ambientali di ogni tipo: come mai si è “dimenticato “ di chiedere la fidejussione a favore del territorio e
dei suoi abitanti in caso di danni o incidenti provocati dalle strutture industriali Eni-Stogit negli accordi
compensativi da lui firmati con Stogit e il Comune di Bordolano nel maggio 2009 e nella Delibera della Giunta Provinciale n. 158 del 23
marzo 2009? Forse perché una valutazione comparata e mirata del territorio avrebbe stabilito prezzi e costi
esorbitanti di fidejussione per ENIStogit tali da far diventare ulteriormente diseconomico investire negli
stoccaggi di metano? Ma a chi si devono rivolgere i cittadini in caso di danni? Ce lo vuole spiegare, l’ex
Presidente della Provincia Giuseppe Torchio, o siamo destinati anche noi cremonesi a fare la fine degli abitanti
del Vajont? Ci chiediamo se questo “signorotto padano della politica” conosce il valore del lavoro, degli investimenti
che i cittadini hanno compiuto per farsi la casa, per aprire una attività e vedere poi tutto essere messo a rischio per le improvvide ed
improvvise decisioni dei “signorotti della politica” alla cui “casta” lo stesso Torchio appartiene e che non
rispondono ai cittadini, ma solo agli interessi del potente o delle multinazionali di turno. Lo invitiamo, altrettanto
sommessamente, a risparmiarci la sua coda di paglia, le sue lacrime di coccodrillo, i suoi rimpianti
fuori luogo, a smetterla, una volta per tutte, di prendere in giro i cittadini che di fatto si trovano “alla
canna del gas” fra sindaci che difendono le multinazionali, sicurezze mancate ed uno sprezzante uso (e abuso) del territorio.
Ezio Corradi
Vicepresidente Coordinamento
Comitati Ambientalisti

 


       



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