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 Storia Cremonese

20 Dicembre, 2010
CREMONA. GLI ARCHI DI PALAZZO COMUNALE
Il violino appare nella prima metà del XVI secolo e ha in Andrea Amati il primo dei liutai cremonesi

CREMONA. GLI ARCHI DI PALAZZO COMUNALE
Il violino appare nella prima metà del XVI secolo e ha in Andrea Amati il primo dei liutai cremonesi che si distingue nella costruzione di strumenti ad arco. Alcune considerazioni, di non poco peso, danno un consistente contributo al sostegno di questa tesi: il fatto che Andrea Amati sia nato attorno al 1505 ridimensiona decisamente l'importanza che si è creduto di attribuire alla città di Brescia, in quanto patria del violino con Gasparo Bortolotti da Salò, nato nel 1540; il gruppo di strumenti commissionati da Carlo IX di Francia, poco dopo la prima metà del XVI secolo, ad Andrea Amati dimostra che a quel tempo, quando Gasparo da Salò era poco più che ventenne l'arte del liutaio cremonese fosse conosciuta ben oltre i confini italici. Due dei figli di Andrea, Antonio e Gerolamo, si dedicano alla liuteria e lavorano nella bottega del padre. Nicolò Amati, figlio di Gerolamo, si afferma nel XVII sec. proseguendo il cammino nel solco dei suoi predecessori. Dalla seconda metà del XVII secolo lavora in Cremona il più celebre dei liutai: Antonio Stradivari. Nascono così i più grandi capolavori che la storia della liuteria conosca. Un posto fra i grandi della liuteria cremonese spetta a Giuseppe Guarneri del Gesù il quale, benché più giovane di Stradivari di circa mezzo secolo, gli sopravvive di pochi anni. Inutile sarebbe ricercare in Guarneri del Gesù la raffinatezza di linee espresse dagli Amati e da Stradivari nei loro lavori. Piuttosto sembra lecito pensare che le attenzioni maggiori del maestro siano rivolte a problemi di carattere acustico: la prontezza del suono, in strumenti dal taglio vigoroso, senza per altro che questa ultima si dissoci dalla capacità di penetrazione e al tempo stesso dalla dolcezza.

Andrea Amati
il Carlo IX, 1566 c. – violino

Questo violino faceva parte di un gruppo di strumenti costruiti per la corte di Carlo IX di Francia, gruppo formato da piccoli violini, grandi violini, viole e violoncelli, ed è uno dei soli quattro superstiti tra i violini di grande formato. È uno strumento ancora pienamente efficiente, in ottimo stato di conservazione. Sul fondo sono visibili ampie tracce dello stemma di Carlo IX. Sulle fasce si nota invece ancora parte del motto "Pietate et Justitia". La Commissione preposta a redigere il verbale peritale, nel maggio del 1966 riconobbe il grande valore artistico e storico dello strumento e concluse che esso era idoneo sotto tutti gli aspetti". Proveniente dalla famosa collezione Henry Hottinger, passato in seguito alla Casa Wurlitzer di New York, fu acquistato presso quest'ultima dall'Ente Provinciale peril Turismo di Cremona, e donato poi alla città il 25 febbraio 1966.

Antonio e Gerolamo Amati
la Stauffer, 1615 – viola

La viola di proprietà di S.H. Danks, prima viola dell'orchestra B.B.C. di Londra, fu acquistata dalla fondazione musicologia W. Stauffer di Cremona nel mese di maggio 1966 e depositata presso la collezione "Gli Archi del Palazzo Comunale di Cremona". In realtà la viola è stata costruita da Gerolamo, in quanto il fratello Antonio era morto nel 1607. L'etichetta porta però anche il nome di Antonio perché Gerolamo utilizzò sempre la stessa fino al termine della sua attività. La viola, finemente lavorata, presenta un eccellente stato di conservazione. La vernice, tutta allo stato originale, è di un bel colore bruno dorato. La qualità sonora della viola si basa su un indiscutibile equilibrio timbrico fra le quattro corde.

Nicolò Amati
l'Hammerle, 1658 – violino

Costruito su forma grande, questo strumento rappresenta degnamente l'arte di Nicolò Amati, che più di tre secoli fa portò la liuteria ad un notevole livello. Violino di squisita fattura, ricco di vernice originale possiede straordinarie qualità acustiche che denunciano l'appartenenza dello stesso ad un'unica matrice: la prestigiosa scuola cremonese. Proveniente dalla collezione di Teodoro Hammerle, fu posseduto in seguito da Henry Hottinger; successivamente passò alla Casa Wurlitzer di New York, dalla quale fu acquistato per iniziativa dell'Ente Provinciale per il Turismo di Cremona nell'autunno del 1966 con sottoscrizione cittadina "un dollaro per il Nicolò Amati".

Antonio Stradivari
il Clisbee, 1669 – violino

Lo strumento, dono dei coniugi Evelyn e Herbert Axelrod, è del primo periodo della produzione stradivariana dove il riferimento alle opere di Nicolò Amati appare evidente pur mostrando già la forte personalità di Stradivari. Il violino è entrato a far parte della collezione "Gli Archi del Palazzo Comunale di Cremona".

Francesco Ruggeri
1675 – violino

Considerato dagli esperti di pregevole fattura e di notevole qualità acustica, questo violino, è stato concesso in comodato gratuito al Comune di Cremona. Il violino, il 27 ottobre 1937, in occasione del Bicentenario Stradivariano svoltosi a Cremona, venne sottoposto all'esame di una commissione internazionale composta da: Fridolin Hamma, Simone Fernando Sacconi, Leandro Bisiach senior, Mario Corti, Ignazio Caporali, Paolo Deschamp, Max Moller che ne attestò l'autenticità e lo definì un bellissimo esemplare di Francesco Ruggeri detto il "Per" . Vi è anche un ulteriore certificato di autenticità compilato dalla casa Beare di Londra del 24 marzo 2006.

Giuseppe Guarneri (figlio di Andrea)
il Quarestani, 1689 – violino

Attribuito, come si legge nell'expertise redatta dalla casa John & Arthur Beare, di Londra, a Giuseppe Guarneri, figlio di Andrea, il violino, sempre secondo detta expertise, è stato costruito nel laboratorio del padre Andrea nell'anno 1689, come risulta dalla etichetta originale collocata nell'interno dello strumento. Questo violino va considerato come un esempio caratteristico del primo periodo della produzione del maestro cremonese, anche se sono da escludere, da questa valutazione, le "effe" che sono state allargate. Strumento di bella fattura, possiede notevoli qualità acustiche. Per la costruzione sono stati impiegati legni pregevoli, dall'acero con marezzatura molto pronunciata, all'abete rosso con venatura molto fine al centro; la vernice è di un caldo arancio bruno su fondo più chiaro. Il violino è di proprietà del Comune di Cremona.

Antonio Stradivari
ex Cristiani, 1700 – violoncello

La Fondazione W. Stauffer, l'11 novembre 2005, ha acquistato il violoncello "Cristiani" costruito da Antonio Stradivari nel 1700. Si realizzava così il sogno del presidente della fondazione, Paolo Salvelli, di affiancare alle altre celebri opere che costituiscono la collezione "Gli archi di Palazzo Comunale di Cremona" un violoncello in modo da completare strumentalmente la forma che costituisce l'ensemble quartettistica (2 violini, 1 viola e 1 violoncello). Il suo stato di conservazione è eccezionale; la bellezza dell'acero del fondo si accoppia alla particolare qualità dell'abete rosso della tavola armonica e all'eccellenza della vernice. L'equilibrio fra le quattro corde e la prontezza di emissione del suono pongono questo strumento tra le opere più significative di Stradivari. Il nome di questo strumento ricorda quello della giovane violoncellista Lisa Cristiani che lo possedette e alla quale Mendelssohn dedicò la "Romanza senza parole" op. 109.

Antonio Stradivari
il Cremonese, 1715 – violino

Conosciamo poco più di dieci violini costruiti nel 1715, tra questi l'Alard, il Tiziano, l'Imperatore, il Bazzini, il Rode: quello appartenente alla civica collezione di Cremona può figurare degnamente tra i primissimi di questo gruppo. È un violino di grande formato. La bellezza del lavoro viene esaltata dalla particolare qualità del legno impiegato dal maestro cremonese, e da una vernice arancione dorato, tutta allo stato originale. Strumento generosissimo di voce, anche nelle zone meno favorite, dimostra una straordinaria vitalità. Eccezionale l'equilibrio timbrico dalle note gravi alle acute. La corda di Sol è particolarmente dotata sul piano del volume; la capacità di penetrazione e di espansione della voce di questo strumento ben si accomunano ad una straordinaria prontezza di emissione della voce stessa. Acquistato nel 1961 dall'Ente Provinciale per il Turismo di Cremona presso la Casa W. E. Hill & Sons di Londra, venne in seguito donato alla città.

Antonio Stradivari
il Vesuvius, 1727 – violino

Nel 1977 Remo Lauricella, violinista e compositore, in visita alla collezione "Gli Archi del Palazzo Comunale di Cremona", confidò al conservatore, che era sua intenzione donare, dopo la sua morte, il suo strumento, conosciuto come "Vesuvius" del 1727 di Antonio Stradivari. Lauricella moriva il 19 gennaio 2003, il Comune di Cremona venne informato che, in una clausola dell'ultimo testamento era stato previsto il lascito del suo violino "Stradivarius Vesuvius", al sindaco e ai consiglieri in carica della città di Cremona. Scattò un'entusiasmante gara di solidarietà e di iniziative per raccogliere fondi necessari per pagare l'imposta di successione. Il 3 novembre 2005 una delegazione cremonese, guidata dal sindaco Gian Carlo Corada, ritirò da Londra il violino.

Giuseppe Guarneri (detto del Gesù)
1734 – violino

Già nel 1830 il violino apparteneva alla famiglia italiana Bravi Mazzo; il 22 febbraio del 1916 veniva in possesso di un certo D. Saluzzo. Nell'aprile del 1924 la casa di Hjorth di Copenaghen lo vendeva a H.L.Wessel, abitante in quella città. Dal 1972 al 1977 è stato usato dal celebre violinista Pinchas Zukerman per concerti in tutto il mondo e per la registrazione di numerosi dischi. È' uno degli strumenti meglio conservati, appartenenti al secondo periodo del maestro cremonese. Costruito con bel legno, posside eccellenti qualità acustiche; la vernice è di colore giallo arancio su fondo dorato. Il violino, di proprietà della Fondazione musicologia "Walter Staufffer", è stato acquistato nell'aprile del 1980 e depositato presso la collezione "Gli Archi del Palazzo Comunale di Cremona".

Enrico Ceruti
lo Stauffer, 1868 – violino

Enrico Ceruti, figlio ed allievo di Giuseppe, nacque a Cremona nel 1806. Il suo nome di battesimo era, in effetti, Riccardo Fabio e fu in seguito soprannominato Enrico. Partecipò a diverse mostre e concorsi nazionali e internazionali, vincendo anche alcuni premi. Morì nel 1883. Il violino è stato acquistato dal Centro di Musicologia "Walter Stauffer" di Cremona e depositato presso la collezione "Gli Archi del Palazzo Comunale di Cremona".

Simone Fernando Sacconi
1941 – violino

Questo straordinario violino si trova ampiamente illustrato in "Loan exbition of stringed instruments and bows" commemorating the seventieth birthday of Simone Fernando Sacconi, New York City October 1966. Simone Fernando Sacconi, universalmente ritenuto uno dei più grandi liutai di ogni tempo, trasse l'ispirazione, per la costruzione di questa mirabile opera, dagli strumenti intarsiati di Antonio Stradivari, in particolare l'intarsio è riferito al violino Hellier del 1679. Il violino è di proprietà del Comune di Cremona.

 


       



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