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 Storia Cremonese

25 Febbraio, 2006
Guido Miglioli, biografia
Nato a Pozzaglio (Cr) nel 1879-deceduto a Milano nel 1954

GUIDO MIGLIOLI
Biografia
nato a Pozzaglio (Cr) nel 1879-deceduto a Milano nel 1954.

Guido Miglioli nacque a Pozzaglio nel 1879 da una famiglia di fittabili, che gestivano in affitto un'azienda agricola, di medie dimensioni, con alcuni salariati.
Guido Miglioli scrisse alcune opere sul sindacalismo contadino fra cui possiamo ricordare: Le leghe "bianche" nel Cremonese, Guido Miglioli e il movimento contadino, No guerra, ma terra! Guido Miglioli: una vita per contadini.
Miglioli, durante la sua infanzia e adolescenza, fu colpito da molti episodi, che riguardavano la vita dei contadini e dei campi, in particolare ricordava che sua madre assisteva molte famiglie e contribuiva all'educazione di molti bambini che abitavano nella sua cascina.
Era quel tipo di assistenza che molte famiglie cristiane di imprenditori riservavano nei confronti delle famiglie dei salariati secondo le vecchie tradizioni della bontà e della generosità cristiana.
Miglioli fu l'animatore delle leghe cattoliche contadine; dal 1913 al 1923 fu deputato del Partito Popolare.
Con l’avvento del partito fascista al potere fu costretto all'esilio.
Guido Miglioli morì a Milano nel 1954.

Le tre tappe del sindacalismo contadino
L'opera sindacale di Miglioli potrebbe essere divisa in tre filoni principali: il primo, forse il più importante per potere definire il "credo migliolino" , giunge fino all'anno 1926, anno in cui Miglioli è costretto ad espatriare; il secondo raggruppa tutta l'esperienza internazionale del politico che, nel periodo dell'esilio, sfrutta la forzata occasione per osservare le condizioni del proletariato rurale di altri paesi;
Il terzo, infine, può essere ricondotto all'attività svolta a favore della Costituente della terra ed al confronto diretto con il tema della riforma fondiaria.
Le parole d'ordine del credo migliolino sono essenzialmente due: compartecipazione agli utili ed affittanze collettive per cercare di creare cooperative.
Un problema assai grave, che diviene ben presto motivo di scontro tra sindacalisti di origine cattolica e marxista, era costituito dalla retribuzione dovuta all'operaio agricolo.
Per Miglioli era necessario ridurre il salario monetario e far partecipare l'operaio agli utili dell'azienda, così il contadino, legato all'azienda, non sarebbe stato estraneo al processo produttivo. Questo fu il principio al quale si ispirò il movimento delle leghe bianche miglioline.
A queste idee fu estremamente sensibile il mondo contadino, ma purtroppo, non fu mai applicato concretamente perchè la sinistra cercò sempre di perseguire una politica sindacale che previlegiasse il salariato fisso.
L'Italia, con lo scoppio della prima guerra mondiale, subì una grave crisi economica e politica.
Occupandoci del settore agricolo, dobbiamo precisare che moltissimi agricoltori furono mandati al fronte e, a causa della mancata preparazione militare e delle inadeguate innovazioni tecnologiche delle armi, moltissimi agricoltori ed operai morirono. Alla fine del primo conflitto mondiale, la campagna si trovò senza uomini in grado di coltivare la terra, le condizioni economiche, igienico - sanitarie delle famiglie erano disastrose, ed inoltre i grandi latifondisti diventarono ancora più potenti ed opportunisti nei confronti delle famiglie dei contadini.
Tutto questo si verificò in tutta Italia, ma nell'agricoltura padana dobbiamo ricordare che le donne, per poter sfamare i bambini e non morire di fame, dovettero andare anche loro a lavorare nei campi, diventarono anche loro delle braccianti agricole.
Il salario delle donne era bassissimo, 20 - 30 centesimi l'ora.
Nel primo dopoguerra in Italia avvennero grandissime speculazioni con ancor più forti conseguenze all'economia del paese.
Accaddero anche fatti scandalosi alle famiglie di operai agricoli rimaste prive di uno o più congiunti.
Venne vietato al conduttore dell'azienda di ritenersi libero da ogni vincolo nei confronti della famiglia che, già da tempo, non aveva notizie del proprio congiunto sotto le armi risultando quindi disperso; questo provvedimento, però, non sempre fu rispettato.
Dobbiamo ancora sottolineare come Miglioli cercò di trovare soluzioni per evitare che venissero a crearsi grandi latifondisti.
Nel 1919 infatti Miglioli intervenne, con molteplici pubblicazioni, sul giornale " L'Azione " , per incitare i piccoli agricoltori a continuare a coltivare la terra e a non venderla, altrimenti si sarebbero formati grandi latifondisti sempre più potenti e più egoisti nei confronti dei contadini.
Questo invito fatto da Miglioli venne ascoltato solo in Lombardia, dove gli agricoltori non cedettero la terra e venne sollecitato un incremento della produzione, offrendo dei premi con valori monetari di 1000 lire.
Miglioli denunciò sul giornale "L'Azione" il problema cosiddetto di S.Martino: con lo scadere dei contratti di lavoro dei salariati, vi fu una corsa dei più potenti a individuare zone per l'acquisto, questo causò un aumento a dismisura dei prezzi riguardanti l'affitto e la compravendita.
Tutti gli agricoltori e coltivatori, che tornarono dal primo grande conflitto mondiale, trovarono nelle campagne situazioni disastrose perchè i propri terreni furono mal coltivati e molteplici stalle non ospitavano il bestiame; incominciarono le prime proteste nazionalistiche perchè molte promesse, che erano state fatte, non furono rispettate.
In questo periodo, molto turbolento, nacque il Partito Popolare Italiano ( gennaio 1919 ) a cui Miglioli decise di aderire.
Il programma del P.P.I. era suddiviso in dodici punti che principalmente riassumevano le questioni relative ai problemi sociali, economici, della terra e una riforma tributaria generale e locale, sulla base della imposta progressiva globale con l'esenzione delle quote minime.
Il P.P.I. si presentava al Paese come un partito democratico, nel cui programma includeva anche la libertà e l'indipendenza della Chiesa.
Nel primo congresso del P.P.I. Miglioli espose delle tesi che, però non vennero bene accolte, di conseguenza, Miglioli decise di ritirarsi.
In questo stesso periodo nacquero movimenti di destra, tra cui i Fasci italiani di combattimento, con a capo Benito Mussolini.
Altre tragiche conseguenze derivarono dalla guerra le quali peggioravano la vita del popolo perchè, come possiamo immaginare, vi era una carenza di viveri e uno sfrenato aumento dei prezzi.
Miglioli e L'Azione riescono ad ottenere le otto ore di lavoro giornaliere per i lavoratori della terra e per quelli del settore metallurgico.
L'esperienza di Miglioli si concluse con l'avvento del fascismo nell'anno 1920.
Il programma strutturato dai fascisti nell'anno 1919 non comprendeva nessun accenno alle problematiche rurali e, per questo lo modificarono così potevano avere un appoggio dalla popolazione contadina.
A Cremona operava uno dei più importanti fascisti, Farinacci.
Nelle campagne incominciarono gli studi per abolire la figura del salariato, per potere formare delle strutture di gestione della terra sotto forma di associazioni.
L'opera di Guido Miglioli è stata una posizione di rivoluzionismo cristiano ideologicamente confusa, ma politicamente chiara.
La sua ideologia era di formare un programma sindacale strutturato in modo tale di formare un uomo libero in un Paese socialmente rinnovato.
Come si è gia detto, la situazione politica italiana del primo dopoguerra era molto confusa, la crisi sociale ed economica era molto forte anche in Italia.
Miglioli nel 1927, a causa del regime fascista, andò in esilio nell' U.R.S.S. dove, per tutto il periodo dell'esilio, si occuperà del proletariato rurale internazionale e porterà a compimento la stesura di gran parte della sua opera.
Finito l'esilio, Miglioli cercò di iscriversi alla Democrazia Cristiana, ma fu seccamente rifiutato.
Miglioli, Grieco ed altri esponenti della Costituente della terra, studiarono i programmi da attuare per guidare il movimento contadino nel secondo dopoguerra.
Questi programmi si possono raccoglire nei seguenti punti:
- partecipazione del lavoro contadino alla gestione dell'azienda;
- limitazione dell'estensione della proprietà terriera e dell' espropriazione dell' eccedente, come premessa alla trasformazione agraria e allo sviluppo della produzione;
- assistenza economica e tecnica, da parte dello Stato, alla piccola e media proprietà e alla cooperazione;
- riforma e regolamentazione a livello nazionale dei contratti agrari, al fine di dare ai contadini stabilità sulla terra, migliore compenso e sicurezza economica.
Nel 1948 vi fu la sconfitta politica di Miglioli nel fronte popolare e incominciò un cauto avvicinamento agli uomini della DC.
Dunque da quanto si è potuto capire, Miglioli si occupò estremamente del campo agricolo.

Bandiere bianche nelle campagne (1945)
Fu dalla primavera del 1920 all’autunno del 1922, che si spiegarono le grandi agitazioni agrarie.
Esse si accesero, prima, nella Romagna e nell’Emilia, per opera delle organizzazioni socialiste; si ampliarono e si intensificarono poi, dietro la guida delle organizzazioni cristiane, specialmente nella Lombardia, Toscana e Veneto.
Mentre quelle miravano soprattutto all’aumento dei salari, queste, pur non trascurando la questione salariale, si proponevano una soluzione più radicale del problema contadino.
I mezzadri ed i coloni aspiravano alla liquidazione della mezzadria e della colonia parziaria, mentre i piccoli fittabili, coltivatori diretti, cercarono di assicurare ed affrettare il loro accesso alla proprietà.
Fatto culminante della gigantesca lotta, quello costituito dall’agitazione dei salariati; esso ebbe il suo centro nelle terre dell’Alto Cremonese.
Questa era, dunque, la terra designata per un nuovo esperimento, poiché i contadini " bianchi " specie i giovani e i reduci della guerra, con una dignità e personalità nuove, non si accontentavano più di aumenti salariali, che erano l’obbiettivo principale dell’azione socialista.
Essi volevano guadagnarsi una nuova posizione giuridica e morale nell’azienda, dove versavano il loro sudore, e perciò fecero propria questa parola d’ordine lanciata dalle organizzazioni cristiane: "agricoltore non più padrone; il contadino non più salariato".
Alla provocazione padronale, che era giuridicamente la rottura di un contratto, disposero i contadini con l’occupare le terre, legittimando tale fatto come un loro diritto a "gestire" essi, provvisoriamente, le aziende, data l’inadempienza contrattuale dell’altra parte.
In tal modo l’occupazione avvenne pacificamente.
Bandiere bianche si issarono su tutti i cascinali, dai quali gli agricoltori si allontanavano.
Essi pensavano che quei poveri paria non sarebbero stati capaci di procedere nella conduzione e che gli avrebbero quindi richiamati.
Illusione! Il nostro contadino, specialmente in quello giovane si trasformò.
Costituito in ogni cascinale un "consiglio di cascina", per la direzione e l’amministrazione dell’azienda, nel momento difficile delle semine autunnali, queste si effettuarono come non era avvenuto mai.
Furono inventariati tutti i capitali e i contadini stessi escogitarono un modulo di contabilità agricola, che nessun agricoltore aveva mai pensato.
L’agrarismo, che aveva trovato il suo appoggio, oltre che nella stampa fascista, anche negli organi liberali sentì il colpo.
Cercò di reagire sul terreno politico, ma non gli riuscì.
Promosse tentativi di accomodamenti, evidentemente sfavorevoli a quanti contadini volevano conseguire e di cui si facevano sempre più degni, con il loro comportamento deciso e serio e con un lavoro agricolo che suscitava ammirazione, ma anche quei tentativi fallirono.
Così, davanti alla prospettiva di non potere tornare nelle aziende e di non potere ricorrere, con certezza di esito, alla violenza, alla quale venivano spronati da diverse pari, gli agricoltori si piegarono ad accettare la proposta governativa di un arbitrato.
... il dott. Antonio Bianchi fissò un lodo che si chiamò "Lodo Bianchi", quello che costituì il fatto sociale più rivoluzionario del dopoguerra: "l’abolizione del salariato agricolo ed il diritto dei contadini a diventare i gestori delle aziende".
Era il 10 agosto 1921, quasi nove mesi dall’occupazione delle terre.
Incomincia così un'altra fase della lotta dei contadini, la quale durò un anno intero, fino all'autunno del 1922.
L'agrarismo era divenuto una cosa sola con il fascismo; non solo, ma fascismo ed agrarismo alleati avevano ottenuto la solidarietà tanto del liberalismo conservatore e della sua stampa, quanto della stessa democrazia e del riformismo borghesi.

BIBLIOGRAFIA
- " Primo Mazzolari ( biografia e documenti ) " di Carlo Bellò.

- " Geremia Bonomelli " di Carlo Bellò.

- " Il sindacalismo contadino di Guido Miglioli nelle pagine de L'Azione ( 1918 - 1919 ) " di Paola Baldini.



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Dicono di lui

Angelo dei contadini
o bolscevico cattolico?


A sessant’anni dalla morte di Guido Miglioli. Il suo ruolo nel cattolicesimo democratico, in particolare nelle lotte contadine
di Franco Leonori

In questi giorni, sessant’anni fa, nella clinica Capitanio di Milano, cessava di vivere Guido Miglioli, uno dei personaggi più discussi e più esaltanti del cattolicesimo democratico italiano, legato a battaglie che affondano le loro radici all’inizio del secolo scorso nel momento in cui i cattolici cominciavano in qualche modo a diventare protagonisti della vita politica italiana.
Basterebbero i nomi coi quali si cercò di caratterizzare questo singolare e complesso personaggio – l’angelo dei contadini, il cattolico populista, l’antifascista irriducibile o il bolscevico bianco – per rendersi conto di come Miglioli fu un uomo che lasciò, indubbiamente, un segno nella politica italiana e anche in quella internazionale. Non so quanto, nel ricordarlo, io possa essere obiettivo, visto che dall’inizio del 1946 (subito dopo lo scioglimento della Sinistra cristiana della quale ero stato un attivo dirigente) fui per otto anni, fino alla sua morte, per sua scelta, il suo segretario particolare.
Questa scelta caratterizza un certo candore, una certa singolare onestà del personaggio. Pure essendo stato a lungo parlamentare e dirigente politico, a causa di un lungo e sofferto esilio Miglioli era sostanzialmente povero. Mi ricordo che spesso viaggiava in treno di notte (gratuitamente per i suoi trascorsi parlamentari) per evitare le spese dell’albergo. A me che l’avevo conosciuto durante le vicende della Sinistra cristiana, disse: «Vorrei tanto che tu mi aiutassi sul piano politico, ma non ho i soldi per pagarti». Fu proprio questo che mi fece decidere!
Ma tornando alle lontane battaglie di Guido Miglioli, va detto che il suo ruolo nel cattolicesimo democratico e in particolare nelle lotte contadine, nella formazione di quelle che furono chiamate le Leghe bianche, fu fondamentale. Miglioli era nato nel 1879 a Casalsirone, un paesino del Cremonese. In quella zona iniziò a svolgere le sue battaglie nel mondo contadino. Furono battaglie coraggiose e decisive che, alla fine, portarono al famosissimo “lodo Bianchi”, prima grande conquista contrattuale e sindacale nel mondo contadino fatta dai cattolici attraverso un tentativo di accordo con tutte le altre forze sindacali.
Ma queste battaglie sindacali si unirono anche alle precoci e importantissime battaglie politiche dei cattolici democratici in una fase, quella prima della guerra, nella quale per i cattolici stessi era purtroppo vigente il non expedit, la non partecipazione a una attiva vita politica, attenuata dal Patto Gentiloni che cercava, in qualche modo, di trovare una strada per questa partecipazione.
Tra i tanti elementi importanti di queste battaglie mi soffermerò su un episodio legato allo sviluppo dell’Unione popolare, organismo politico dei cattolici, e all’attività della Democrazia cristiana di origine murriana. Al Congresso di Modena, tenutosi dal 9 all’11 ottobre del 1910, ci fu un’ala sinistra capeggiata da Miglioli, seguito da don Sturzo, Bertini, Chiri, Cecconelli e Colombo, che ottenne pieno successo con le sue mozioni che gettavano le basi per una futura azione politica autonoma dei cattolici italiani. E Alcide De Gasperi, sul giornale Il Trentino del 16 novembre del 1910, sottolineava l’importanza di questi interventi.


Su questa base Guido Miglioli, giovandosi appunto del Patto Gentiloni, di una certa apertura alla possibilità per i cattolici di far politica, fu eletto deputato nelle elezioni del 1913, con un grandissimo suffragio che gli derivava in modo particolare dal suo radicamento nel mondo contadino, specialmente quello della Val Padana, e dalla sua posizione di avanguardia nel cattolicesimo democratico.
È noto come, nel Parlamento, egli svolgesse un’azione incessante sul piano delle rivendicazioni del mondo contadino, ma anche una durissima e molto contrastata azione neutralista di fronte all’ipotesi della guerra che lo fece oggetto di pesanti contestazioni.
Partecipò, insieme a Sturzo e a De Gasperi, alla fondazione del Partito popolare, e anche in quel frangente egli fu da un lato contrastato dai cattolici moderati e dall’altro entusiasticamente appoggiato da quelli progressisti. Basterebbe pensare a quello che accadde al primo Congresso del Partito popolare, a Bologna.
Eletto in Parlamento per il Partito popolare, Miglioli proseguì la sua battaglia sul piano politico e sindacale, da un lato guidando l’ala sinistra del partito, e dall’altro schierandosi, sin dall’inizio, contro ogni collaborazione con il fascismo: nel momento del suo avvento, fondò infatti insieme ad altri due parlamentari della sinistra popolare, Donati e Ferrari, il giornale Il Domani d’Italia, che sarà fino all’ultimo profondamente antifascista.
La sua vita nel Partito popolare fu molto contrastata, ma la sua popolarità raggiunse l’apice al Congresso di Venezia, dove registrò un successo quasi trionfale.
La sua posizione intransigente però lo mise (specialmente a causa del rapporto tra popolari e fascismo e a causa dell’allontanamento di Sturzo e degli atteggiamenti filofascisti della Curia) ai margini del partito, dal quale fu estromesso. I fascisti lo perseguitarono, gli distrussero lo studio e lo malmenarono. Nel Natale del 1926 Miglioli fuggiva in Svizzera.
Con lo scioglimento del Partito popolare e il consolidamento della dittatura fascista, Miglioli fu, dopo l’allontanamento di Sturzo, uno dei tre grandi esuli del Partito popolare stesso: Ferrari, Donati e lui, proprio i tre che avevano fondato Il Domani d’Italia. In Italia i popolari furono ridotti al silenzio e De Gasperi finì in carcere.
Ma il ruolo dei popolari in esilio fu molto diverso, visto che Miglioli, spinto anche dai suoi orientamenti in campo contadino, si legò profondamente all’Internazionale contadina, che era di fatto sotto il controllo dell’Unione Sovietica. Pur con una profonda autonomia politica e con una seria polemica sulla mancanza di libertà, specie di quella religiosa, stabilì profondi legami con l’Unione Sovietica dove si recò più volte scrivendo anche un famoso saggio sulla collettivizzazione delle campagne sovietiche. Queste posizioni lo allontanarono da una parte dell’antifascismo, specie da quello cattolico, ma non impedirono che egli fosse perseguitato, che finisse più volte in carcere e che alla fine, catturato dai fascisti, fosse mandato per lungo tempo al confino.
Al confino avvenne un suo primo incontro con una persona che poi gli fu particolarmente vicina, sia come medico che come amico, pure in una distinzione politica abbastanza seria. Questa persona era Adriano Ossicini che lo andò a trovare a Pescopagano. Ossicini aveva già incontrato al confino un altro popolare, il clericofascista Martire, che, nonostante le sue posizioni d’estrema destra, fu condannato per la sua ribellione contro le leggi razziali.
Adriano Ossicini rimase ammirato per le coraggiose battaglie di Miglioli nel mondo contadino, ma dissentì sempre dalle sue posizioni che riteneva venate, in generale, da un certo populismo e scarsamente polemiche contro lo stalinismo e contro le deformazioni del comunismo sovietico.


Per questo quando, alla caduta del fascismo, Rodano e Ossicini incontrarono Guido Miglioli a Roma, presso l’albergo Milano, mentre il primo sperava di poterlo convincere a entrare nella Sinistra cristiana, il secondo, che gli era amico, reputava questo invito un errore.
Miglioli non voleva affatto entrare nella Sinistra cristiana; desiderava entrare nella Democrazia cristiana. Ne fece richiesta, accettata dalla Democrazia cristiana di Cremona, ma bocciata da De Gasperi e dalla Dc a Roma. Miglioli rimase profondamente scosso da questo rifiuto e, per non rimanere isolato anche nelle sue battaglie nel mondo sindacale, si avvicinò sempre più in questo campo ai comunisti. Di grande interesse fu, alla fine del 1946, un suo lungo dibattito giornalistico con don Mazzolari sui problemi legati ai rapporti non solo politici tra cattolici e comunisti.
La sofferenza per il rifiuto di De Gasperi lo segnò profondamente sul piano politico e umano, ma ciononostante non aprì mai su questo una aperta polemica. Ricordo che Ossicini, una volta, domandò a De Gasperi perché aveva rifiutato l’ingresso di Miglioli nella Democrazia cristiana. De Gasperi gli rispose: «Mi sono opposto sia all’ingresso di Miglioli che a quello di Martire, non perché Martire fosse stato clericofascista» infatti aveva poi pagato la sua posizione contro il razzismo con tre anni di duro confino «né perché Miglioli era stato nell’Internazionale contadina. Erano due protagonisti che caratterizzavano, come tali, due posizioni estreme, polemiche, a destra e a sinistra, incompatibili con il complesso equilibrio dell’unità dei cattolici».
Miglioli, a differenza di Ossicini che, come del resto don Sturzo, ne temeva i rischi religiosi, reputava l’unità dei cattolici assolutamente giusta, ed era del tutto insensibile a questi rischi. La sua preoccupazione, invece, era legata al fatto che questa unità, che riteneva politicamente vincente, potesse favorire il prevalere nella Democrazia cristiana dell’ala moderata. In questo senso ci consigliò – e in particolare consigliò sempre Ossicini, che per ovvie ragioni rifiutò – di entrare nella Democrazia cristiana per rafforzarne la sinistra. Dava la stessa indicazione fornita da Togliatti a Rodano che... la rifiutò entrando invece nel Partito comunista!
È emblematica questa polemica, perché caratterizza la complessità e anche certe contraddizioni delle posizioni politiche di Miglioli. In mia presenza, Miglioli disse un giorno a Ossicini: «Mi è difficile essere d’accordo con te, perché tu hai, a mio avviso, due... “deviazioni”: quella di sopravvalutare i rischi religiosi dell’unità dei cattolici e quella di una polemica rigida, senza alcuna comprensione di certe difficoltà, contro Stalin e l’Unione Sovietica».
Questa critica alle “deviazioni” di Ossicini risulta chiara in una affettuosa dedica che Guido Miglioli scrisse inviando, il lunedì di Pasqua del 1954, una copia del suo libro Con Roma e con Mosca alla mamma di Adriano, Bianca, che era stata una fervente “migliolina” nel Partito popolare (a differenza del padre di Ossicini, Cesare, che era stato, come affermò Miglioli, «un tenace sturziano»).
Questo è il testo della singolare dedica: «Alla “mamma Bianca”, che trova il conforto contro le “deviazioni” figliali nel ricordo purissimo di Venezia, nella speranza che arde sempre nell’anima cristiana di procedere, attraverso l’amore, a ogni superiore conquista: ecco il pensiero di queste pagine tormentate e tormentatrici, che mi riaffermano nel cuore degli anziani e in quello dei giovani della progenie di “Cesare”».
La fase finale delle battaglie politiche di Guido Miglioli è nota. Il suo avvicinamento sempre più impegnativo alle lotte dei socialisti e dei comunisti, specie sul piano sindacale, l’autorevole partecipazione con essi alla “Costituente della terra” e, alla fine, la sua adesione (con il Movimento cristiano per la pace, da lui fondato) alle battaglie del Fronte democratico popolare.
Tutto questo non solo l’allontanò decisamente da un retroterra politico tradizionale e da molte sue amicizie, ma gli procurò una dura polemica anche con Ossicini, che, proprio a Bologna, nel dicembre del 1947, durante l’assemblea costitutiva del Fronte democratico popolare, denunciò pubblicamente questo Fronte come un errore politico e disse a Miglioli che ancor più era un errore un evanescente Movimento cristiano per la pace e che entrambi sarebbero stati duramente sconfitti.


Tutto questo puntualmente si verificò e uno dei più autorevoli parlamentari italiani, Miglioli appunto, non entrò in Parlamento perché al suo posto furono eletti degli anonimi funzionari di partito socialisti e comunisti!
Questa sconfitta segnò duramente Miglioli sul piano politico e personale e avviò il suo declino. Egli seguitò ad avere contatti da un lato, a Milano, con la sorgente corrente della “Base” della Democrazia cristiana legandosi su un piano di amicizia con Granelli e con Mancora, e dall’altro con un suo amico personale di tante battaglie, Ruggiero Grieco; dichiarò più volte però che ormai nella realtà italiana, egemonizzata da una politica centrista e con il tipo di polemica dell’opposizione che egli non condivideva, un suo ruolo purtroppo non trovava spazio. Di grande interesse è, in questo senso, un lungo carteggio con Grieco – contenente una argomentata polemica sui problemi dei contadini della Val Padana – pubblicato successivamente dall’onorevole Zanibelli.
Alla fine, una durissima malattia, un terribile cancro all’esofago, lo tenne per lunghi mesi degente a Milano nella clinica Capitanio.
Ricordo che a un certo punto espresse il desiderio, prima di morire, di incontrarsi con l’antico amico Alcide De Gasperi, il quale, nell’estate del 1954, dopo il Congresso di Napoli, prima di tornare nel suo Trentino, si fermò a Milano.
Fu un incontro non solo commovente, ma, come è noto, di grande rilievo politico. Miglioli si doleva per il fatto che a Napoli, oltre alla presidenza del Consiglio, De Gasperi avesse perduto la segreteria del partito. De Gasperi rispose che, al di là dei fatti personali, questo non avrebbe modificato il ruolo della Democrazia cristiana, che sarebbe stata egemone ancora in Italia per alcuni decenni. Lamentò però che i partiti si stavano burocratizzando e ampliando in modo tale da avere bisogno di un impegno rischioso sul piano delle spese.
De Gasperi morì poco dopo. Miglioli concluse la sua esistenza alla fine di ottobre del 1954. Forse in conclusione si può ricordare una sua affermazione, dal testamento spirituale che mi ha allora consegnato. In sostanza Miglioli sosteneva che la decisiva importanza delle battaglie nel mondo contadino andava oltre la difesa dei contadini stessi, ma indicava un impegno nel quale, in qualche modo emblematicamente, questa difesa significava la difesa della natura, decisiva per la condizione umana, e che solo la difesa della natura poteva essere l’antitesi di ogni forma di guerra. Il suo appello finale fu «Terra, non guerra!».

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Protagonista delle lotte contadine degli Anni Venti, perseguitato dai fascisti, ebbe finanche un difficile e controverso rapporto con De Gasperi.
Al nome di Guido Miglioli sono legate le attività delle leghe bianche e dal suo nome derivò quello di un movimento, il migliolismo.
Cattolico convinto, uomo di grande fede, fu a Mosca per una conferenza dal titolo "Chiesa cattolica fattore morale, sociale e politico nella vita internazionale".

Guido Miglioli
(di C. Corghi, a cura di A. Nesti)

Nel maggio 1968, nella prefazione al libro di Leonori No guerra ma terra, scrissi che nel dicembre 1954 avevo sostato sulla tomba di Miglioli nel cimitero di Soresina come omaggio doveroso di un consigliere nazionale della DC a un grande combattente cristiano per la giustizia nel mondo contadino.
Ricordai che De Gasperi in viaggio in auto per la sua Valsugana aveva voluto fare una sosta a Milano per visitare Guido Miglioli degente alla “Beata Capitanio” dopo circa otto anni dall’ultimo incontro, quando De Gasperi gli comunicò il rifiuto alla sua domanda di iscrizione alla DC.
In quella visita fra due personaggi ben presto avviati alla morte, sarà stato ricordato quel triste commiato da Roma di De Gasperi avvenuto quaranta anni prima con l’unico parlamentare, il Miglioli, che lo aveva accompagnato alla stazione.
Ambedue non volevano una guerra che fu terribile per contadini e operai da ambo le parti. Si ritrovarono nel Partito Popolare, poi furono divisi dalla reazione fascista.
Morì prima De Gasperi e Miglioli scese con grande sforzo nella cappella della clinica per assistere alla Messa di suffragio. Lo raggiunse la morte il 24 ottobre 1954 e volle essere sepolto accanto ad un contadino “migliolino” che era caduto al suo fianco in nella lotta del 1921.

Da giovane avvocato era divenuto seguace di Murri e aveva fatto suo l’indirizzo democratico-cristiano per l’entrata dei cattolici nella vita politica.
Diede avvio alle Leghe Bianche nel primo decennio del ‘900 per il miglioramento dei livelli di vita dei contadini. Divenne con Sturzo l’ala sinistra dell’Unione Popolare che seguì alla soppressione dell’Opera dei Congressi. Vescovo di Cremona era Geremia Bonomelli che approvò, su indicazioni di Miglioli, la partecipazioni dei lavoratori cattolici alle manifestazioni del 1° maggio.
Fu contro la guerra libica e contro ogni colonialismo. Era stato eletto deputato nel 1913 in posizione antigiolittiana. Quando si determinarono i presupposti per il primo conflitto mondiale si batté per il neutralismo trovandosi accanto De Gasperi sostenitore di trattative tra Austria e Italia. In questa lotta contro la maggioranza nazionalista, Miglioli fu in sintonia con i socialisti in nome delle masse contadine cattoliche.

Nel 1919 ottenne per i contadini cremonesi le otto ore di lavoro e indicò una nuova meta: "La terra a chi lavora!". Raggiunse il Patto di Parma con molti scioperi (1920) per la trasformazione del patto colonico a salario a struttura associativa, come prima pietra per la riforma agraria. Ma con l’aiuto violento delle squadre fasciste gli agrari violeranno il patto, allora Miglioli lancerà i contadini alla conquista della terra e la formazione del consiglio di cascina.
Al primo congresso dei popolari chiese la sostituzione della denominazione del partito in partito del proletariato cristiano. Mentre il fascismo assumeva tutto il potere nell’aprile del 1923, dopo il congresso di Torino del PPI, iniziava l’esilio per molti suoi dirigenti e l’espulsione dal partito di coloro che erano defluiti nella collaborazione con i fascisti.
Miglioli fu accanto a Gramsci per una organica unità di resistenza al fascismo e pertanto venne espulso dal partito nel gennaio del 1925. Aderì alla Internazionale Contadina, esule in Francia partecipò al primo congresso internazionale antifascista a Berlino nel 1929. Nella seconda metà degli anni trenta Miglioli tenne a Mosca nella sala rossa del Cremlino una relazione sulla “Chiesa cattolica fattore morale, sociale e politico nella vita internazionale” illustrando l’opera di pace dei pontefici.
Occupata la Francia i tedeschi arrestarono Miglioli e lo consegnarono alla polizia fascista che lo confinò. Liberato con la caduta del fascismo, dopo l’8 settembre venne catturato e subì un processo dall’onnipotente ras di Cremona Roberto Farinacci e da don Calcagno esaltatore della repubblica di Salò.
Si dedicò alla Costituente della terra e al Movimento cristiano per la pace. Nel gennaio 1951 a Modena si tenne l’assemblea della Avanguardia cristiana con la partecipazione di don Mazzolari e di Miglioli. Io ebbi modo di seguire i lavori dell’assemblea che ebbe un pesante seguito con la rinuncia per don Mazzolari della direzione del periodico ADESSO e la proibizione di predicare al di fuori della propria parrocchia di Bozzolo.
A molti Miglioli sembrò un agitatore ma chi lo conobbe e poté constatare non solo l’acuta intelligenza ma anche la sua profonda fede religiosa, e chi ricostruì la sua sofferta vita politica vide in Guido Miglioli un testimone della redenzione cristiana e democratica del mondo contadino del tempo.

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Il rapimento di Miglioli

Nell'aprile del 1944 Farinacci fece rapire a Milano da una squadra dei suoi fedelissimi Guido Miglioli.
Miglioli non era uno che rispettava le regole della clandestinità, per cui dal rifugio dove si trovava, e dove stava lavorando al libro Con Roma e con Mosca, comunicava con i suoi "amici" di Cremona, Soresina e Castelleone quasi regolarmente.
Non fu quindi difficile ai fascisti individuare il rifugio, farlo uscire con uno stratagemma, caricarlo a forza su una automobile e portarlo a Cremona davanti a Farinacci, di cui praticamente rimase prigioniero e ostaggio sino al 25 aprile 1945.
Si è scritto molto su questo fatto, sono state avanzate molte supposizioni sui motivi per cui Farinacci decise di sequestrare Guido Miglioli e sulla posizione presa dallo stesso Miglioli dopo il sequestro e soprattutto dopo il colloquio che egli ebbe con Farinacci.
Ci sembra che almeno due questioni siano abbastanza chiare.
Evidentemente Farinacci mirava ad ottenere da Miglioli una adesione o una partecipazione al governo fascista repubblichino, oltre che ad avere nelle mani un ostaggio prezioso.
Se tale manovra avesse avuto successo avrebbe dato due risultati: una mano di vernice al programma sociale di Verona, soprattutto per le questioni agrarie, e nel contempo avrebbe creato confusione e divisioni tra le forze cattoliche che avevano aderito alla Resistenza.
Per quanto riguarda la posizione assunta da Miglioli nel frangente in cui si trovava, risulta con sufficiente chiarezza che, pur manovrando, egli ebbe subito chiaro dallo stesso colloquio con Farinacci che il ras di Cremona era un uomo finito, come finiti erano, e questo Miglioli lo sapeva da tempo, il fascismo e il nazismo oramai duramente sconfitti in Europa.
E infatti questo il senso e la sostanza del manoscritto che Miglioli riuscì a far avere ai suoi fedeli amici di Soresina, Gazzoni e Maruti [4] , e da questi fatte conoscere ai comunisti Ernesto Ghidoni (ex migliolino) e Arnaldo Bera, con i quali da tempo i rapporti erano di piena e completa intesa sul piano della lotta contro il fascismo.
fonte: www.anpi.cremona.it

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* materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti , Cremona 23 febbraio 2006

 


       



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