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 Storia Cremonese

03 Settembre, 2006
La Mitèin, compie cent'anni. di Gian Carlo Storti
La Mitèin , " margheritina" in dialetto soresinese, é Boselli Rosa Maria.

La Mitèin, compie cent'anni.
La Mitèin , " margheritina" in dialetto soresinese, é Boselli Rosa Maria.
Margherita oggi, 30 agosto 2006, ha compiuto cento anni. Una veneranda età.
Un secolo di vita, di passioni, di amori, di tante cose belle e brutte.
Volentieri, come ACS, abbiamo accolto la richiesta della famiglia, di suo figlio Mario Grassi, di festeggiarla ricordando quella che è stata: un' antifascista, una militante della Resistenza cremonese a Soresina.
Ringraziamo pertanto Kiro Fogliazza, Presidente dell'ANPI Cremonese, per la sua presenza.
La Mitèin è stata fin dal lontano 1943 un punto di riferimento per gli antifascisti soresinesi.
Il Presidente Fogliazza, ha ricordato quegli anni, " i sacrifici e le tribolazioni, ma anche la soddisfazione di vedere oggi, dopo 60 anni, un'Europa democratica ed in pace, con un Paese, la nostra Italia, che è impegnato nel mondo in importanti azioni di pace, contro le guerre e per garantire la pace, libertà e la democrazia".
Un caloroso applauso ed un forte " tanti auguri a te" ha concluso la semplice cerimonia. Una cerimonia che ha fatto ricordare agli anziani presenti le grandi battaglie di libertà alle quali molto di loro hanno contribuito.
Suo figlio Mario, felice, ha ringraziato "tutti coloro che hanno contribuito a festeggiare questo anniversario denso di significati".
La Mitèin, oggi una dolce centenaria, é stata una donna molto forte, che non si è intimidita nemmeno di fronte ad un mitra spianatole davanti.
" Una donna - ha ricordato ancora Kiro Fogliazza - che con il proprio coraggio è stata di esempio a molti giovani ed a cui dobbiamo rispetto perché ci ha insegnato che cos'è la dignità, con la quale si deve lottare per la pace e per la democrazia".
Alla cerimonia erano presenti per ACS, il Vice Presidente Gian Carlo Storti ed il Consigliere Maurizio Guerrini che hanno portato il saluto di Azienda Cremona Solidale.
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Gian Carlo Storti
Vice Presidente di ACS
Cell. 335.7733661

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LA "MITEIN"
Mi chiamo Boselli Rosa Maria Margherita e mi chiamano ..Mitein", cioè ..Margheritina", .Margheritein". Faccio ottanta- nove anni in agosto. Mio figlio ha un libro con su Mitein", ma non posso più leggerlo perché non ci vedo.
In casa mia, durante la guerra, venivano tanti partigiani. C'era un certo Mosconi,2 che abitava qui vicino. Poi Borelli,* che e diventato sindaco. E Valcarenghi Alfredo, che e morto sarà due anni fa. Questi erano tutti partigiani che frequentavano la mia casa. C'era anche Bottoni,* Franco Zappa* di Cremona, Guido Acerbi. E venuto a trovarmi saraàun cinque mesi fa. E di Cremona, suo papa era un professore di disegno. Ci siamo abbracciati che non ci lasciavamo più.
Qui c'e stato quindici giorni anche un certo Gaeta, Gaeta Giuseppe,* che era quello che organizzava. Dunque: qui c'era una bottega di biciclette e di sopra c'era questo luogo dove venivano tutti: Mosconi, Frosi, Valcarenghi, Ghidoni,* Bernabe,* Giorgio* il russo che 10 chiamavano così perché veni- va dalla Russia; ma I 'ho visto una volta sola questo, e quel- 10 che ha ucciso Alvaro. Alvaro era il braccio destro del Bar biset, Bovano: erano due criminali fascisti.
Loro venivano, andavano di sopra - c'era una finestra che andava sulla strada -e sotto lavoravo io che ho ancora il mio Lavoro , cioè il macinino dove lavoravo: facevo le pietrine, quelle degli orologi. Intanto loro andavano su e si riunivano e facevano tutte le sue discussioni. Ma qui in casa, intanto, c'erano anche dei fascisti. Avevo in casa un certo Carlo Budrio, che stava qui intanto che c'era la riunione dei ragazzi.
Mi ricordo uno, 10 chiamavano "el barbiset", che era il Bova-no che ho detto prima, che passava di qui: Buongiorno, signora Grassi. E io: Buongiorno, signor Carlo. E intanto mi dicevo: se sapessi cosa c'e qui. E magari di sopra c'erano i ragazzi in riunione. E dicevo: Non muovetevi fin che non vi chiamo io. Difatti parlavano sottovoce e non si sentivano, e dentro il negozio c'erano i fascisti che facevano aggiustare la bicicletta. Un giorno c'e qui Bottoni e Marco: Mitein, bisogna andare, siamo d'accordo di trovarci, ma come facciamo? Dico: Ragazzi, giù ci sono i fascisti, cosa facciamo? e allora questi ragazzi mi vengono dietro...
- Ettore , dico a mio marito, guarda qui Marco e Guido che vogliono andare a casa. Venite a trovarmi, eh? la mamma sta bene? -SI, si. Ciao me, ciao te... se ne sono andati. Quando hanno ucciso quell'Alvaro IT, e venuto un certo Lasagno che voleva le biciclette. E venuto alla sera qui e combinazione c'era Bottoni, che era il comandante dei partigiani.

Mi buttavano giù la porta e io ho detto: Ma cosa volete? -Aprite subito!
Ma i6 come facevo aprire? avevo la stampa dei partigiani, avevo della roba, insomma, ho voluto prima farla sparire. E poi mi hanno piantato il mitra nello stomaco. Mio marito, poverino, gli e caduto tutti i denti dello spavento. 10 invece, tutto insieme, ero coraggiosa. Avevo un odio contro quella gente lì , che insomma facevo proprio tutto senza nessuna paura.
Da quella volta II mi sono detta: qui bisogna mettere a posto i bambini. Uno ne aveva dieci e I' altro tredici. Uno I 'avevo affidato a mio fratello Mario, I 'altro alla mia arnica di Soresina Spinetta. Dicevo: se mi prendono, io non li vedo più i miei bambini, mi raccomando. Li avevo spediti perché vedevo spavento che avevo davanti agli occhi. E invece mi e andata bene. Pero c'era ancora poco tempo, era nel 1945, era poco distante dalla Liberazione; perché alla sera mi mandavano sempre le luci nella stanza, e abbiamo fatto più di un notte che dormiva uno soltanto, sulla sedia, sul letto del bambino, perchè c'era I' aria sporca.
Tutto era cominciato nel '43. E stato che c'era una signora che aveva tenuto nascosto la fotografia di Matteotti, e allora I'ha esposta sui balcone con i fiori e io sono andata ad aiutarla. Così i partigiani hanno detto: Se Mitein ha fatto quel gesto , proviamo ad avvicinarla. E infatti siamo andati dentro in pieno. La mia vita non la contavo più.
Per questo avevo dato via i miei figli, perché io prevedevo che in Germania o a botte, mi facevano fuori. Anche Gaeta un giorno mi ha detto: Mitein, ascoltami. Se per caso veniamo a essere scoperti, bisognerebbe dire che mi tieni qui perché sono il uo amante.
Gli ho detto: Bisogna dirlo a Ettore. E ho detto a mio marito: Ettore, senti quest'uomo cosa mi dice. E lui: Ha ragione. Lui lo sapeva come la pensavo.
-E va bene, se mi prendono dirò che e il mio moroso. Ma quando Gaeta me I' aveva detto, ero rimasta un po' II, per- che erano tutti giovanotti che venivano qui, come Bottoni; Guido Acerbi aveva sedici anni, io ne avevo trentanove. Ma loro non mi hanno mai mancato di rispetto. Anche quel Botton i II, aveva fatto la bronchite e alla sera, quando c'era chiuso, facevo gli impiastri, li portavo di sopra e glieli mettevo sullo stomaco. Me I' ha perfino scritto: Non mi dimenticherò mai la mia mammina quando mi faceva le polentine bollenti. E poi venivano qui che erano sudati, bisognava lavargli le calze. In- somma, ce n'era da fare. Poi mi toccava anche lavorare per prendere qualche soldo. Se dovessero dirmi se torno indietro, no, ne ho passate troppo tante..
io pensavo: Se sapessi che sono stata io!
Di ho saputo che era una spia, che dopo i 'hanno preso con un altro che andavano sempre d'accordo, e li hanno messi in prigione. In casa sua diventavano matti. Allora io conoscevo una certa Bruna che era la cugina del dottor Milanesi, un fa- cista 11 a Cremona, e ho detto alla figlia dell'ortolano: andiamo a casa sua. E siamo andate. Abitava in una cascina verso Annicco, a Farfengo.. Andiamo dentro e la mamma: O io, Mitein! che robe! gli alleati sono entrati a Roma...se vedi che le cose si fanno brutte, vieni a casa mia che sei sicura. Figurarsi!
Allora ho detto: Fammi un gran piacere, dl a tuo cugino di lasciar andare quei due uomini 11 che so no innocenti, loro non hanno niente, come me. E li hanno sciati andare dopo tre o quattro giorni. Lei si ricorda ancora, ha una figlia che fa il notaio. Mi piacerebbe rivederla, ma quanti anni avrà , ormai? Forse più novant'anni. Ci sarà ancora?
Io I 'avevo proprio nel sangue di odiare quella gente perché vedevo le cose che facevano: botte, trattare male la gente, portarla via e metterla nei campi di concentramento dove poi morivano e non tornavano più indietro. Riunivano tutta questa gioventù e poi li i portavano via sui carri bestiame e li facevano morire . Chiamavano misericordia da per tutto e poverini ! le mettevano dentro cento e ne tiravano gia tre vivi, che tutti gli altri erano morti. Hanno fatto di quelle cose, che a sentire che c'e ancora la Mussolini alia Camera mi , viene il vomito proprio. Che schifo, che schifo . Ce I ‘ ho, io, la fotografia di Muussolinl quando I' hanno tirato gia nella piazza Loreto con tesa della Setacci sullo stomaco.

Avevo un veleno, anche perché sono stata sfortunata che nella guerra del '15-18 mi sono stati uccisi due fratelli.
Avevo ancora nel sangue quell'odio, e ce I ho ancora adesso. A. quei tempi , le donne eravamo in pericolo, peggio di quelli che erano in montagna. Noi non ci conoscevamo, io non pensavo cosa facevano dalle parti di san Rocco, ci siamo conosciuti dopo, era come se fossimo da soli. E era giusto così . AlIa mattina, le donne andavano a prendere il latte: Mitein, vedi quello ? E’ un partigiano.
Ah si? rispondevo io. Ma non dicevo niente.
Ma il giorno della liberazione sono stata qui in casa mia.
Avevo tanta roba da lavare e mi sono messa a fare il bucato. sono fermati qui i camion, c'era la gente che mi chiamava,a Soresina hanno tagliato i capelli alle fasciste, ma io non andata.

Tenevo la stampa, tenevo i partigiani quando si riunivano di sopra e quando c'era Gaeta, che ha fatto quindici giorni qui dentro perché era ricercato e volevano ucciderlo. E dopo quando non c'era lui si riunivano con un certo Ghidoni Ernesto, che dopo quando e stato scoperto ha tralasciato. Essi di-scutevano quello che dovevano fare.

Una sera c'e venuto qua Andrini con la stampa e dice: Bisogna andare a distribuirla. Allora ho preso un pezzo di pane, lo masticavo, facevo come una colla, e appiccicavo al muro i volantini. Ho fatto tutta la contrada di S. Francesco, tutto il centro, mi sono fermata dalle Salesiane, fino a via Teatro. Mi so no fermata perché ho visto che c'era già distribuito dei volantini che era stato Valcarenghi.

Qui a casa erano pieni di paura e dicevano: L'hanno presa, senz'altro è stata scoperta. E Invece sono tornata, e andata liscia.
Mio marito era d'accordo, si chiamava Ettore Grassi. Abbiamo sempre cercato di dare una mano, venivano questi ragazzi, andavano di sopra come se fossero a casa sua, si riunivano e cercavano di fare qualche cosa . Erano tutti giovani di leva che sono rimasti sempre qui. Solo il russo e Stan-ga sono andati in montagna. .

Dopo il '45 sono venuti tutti a trovarmi. Oh, volevano metter fuori un disco da far suonare, ma io non ho voluto. Dopo ci sono state le votazioni, e Ettore è riuscito ii maggiore, ma Piero Borelli è diventato sindaco. Me, non parliamone neanche, ho fatto la terza elementare, andare a fare il sindaco... ci mancherebbe! no no, ragazzi, non fatemi una cosa simile. E infatti la mi ha detto: Mitein, sta calma, vedrai che non ti succede niente. E mio marito è andato avanti a fare il suo mestiere, che era di aggiustare le biciclette.
Una sera, non so che cosa avevo addosso, ho preso un cartello, era rosso, era una reclame delle biciclette, e in fondo c'era pulito. Ho scritto: assassini, briganti, delinquenti, a morte... e poi sono andata a metterlo sulla porta dei fascisti. E un'altra volta, con una certa cecoslovacca che era qui chissà come, siamo andate in piazza, di fronte alla chiesa di S. Siro, dove finisce la strada della stazione; II vendevano il formaggio, il latte. Allora quella , che era una che un po' aveva studiato, non come me, ha disegnato la stella fascista, la stella dei tedeschi, assassini, tutte parolacce, e poi siamo andate a incollarla di fronte alla chiesa. Lei, come e arrivata : Mitein sto male, non ho il coraggio. Ho detto: Va, che mi arrangio, Era la sera al buio, e ho messo questo cartello. II giorno dopo sono andata far spesa dall'ortolano e lui sottovo ce: Mitein, chi sa che organizzazione c'e, qui a Soresina! -Perche?
-Hanno trovato un cartello, I hanno portato a esaminare al centro dei fascisti, chissà che organizzazione abbiamo qui. E io pensavo: Se sapessi che sono stata io!
Poi ho saputo che era una spia ; l’ hanno preso con un altro che andavano sempre d'accordo, e li hanno messi in prigione. In casa sua diventavano matti. Allora io conoscevo una certa Bruna che era la cugina del dottor Milanesi, un fascista a Cremona, e ho detto alla figlia dell'ortolano: Andiamo a casa sua. E siamo andate. Abitava in una cascina dopo Annicco, a Farfengo., Andiamo dentro e la mamma: O dio, Mitein! che robe! gli alleati sono entrati a Roma...se vedi che le cose si fanno brutte , vieni a casa mia che sei sicura. Figurarsi!
Allora ho detto: Fammi un gran piacere, di a tuo cugino di lasciar andare quei due uomini 11 che sono innocenti, loro non sanno niente, come me. E li hanno,-lasciati andare dopo tre o quatto giorni. Lei si ricorda ancora, ha una figlia che fa il notaio. Mi piacerebbe rivederla, ma quanti anni avrà, ormai? Avrà più di novant'anni. Ci sarà ancora?
Io l’ avevo proprio nel sangue di odiare quella gente II perché vedevo le cose che facevano: botte, trattare male la gente, portarla via e metterla nei campi di concentramento dove poi morivano e non tornavano pia indietro. Riunivano tutta questa gioventù e poi li portavano via sui carri bestiame e ii facevano morire . Chiamavano misericordia da per tutto, poverini! Ne mettevano dentro cento e ne tiravano gia tre vivi, che tutti gli altri erano morti. Hanno fatto di quelle cose, che a sentire che c'e ancora la Mussolini alla Camera mi viene il vomito proprio. Che schifo, che schifo! Cè I' ho, io, la fotografia di Mussolinl quando I' hanno tirato gia nella piazza Loreto con la testa della Petacci sullo stomaco.
Lo avevo un veleno, anche perché sono stata sfortunata che nella guerra del '15-18 mi sono stati uccisi due fratelli. L'avevo ancora nel sangue quell'odio, e ce I' ho ancora adesso. A quei tempi la, le donne eravamo in pericolo, peggio di quelli che erano in montagna. Noi non ci conoscevamo, io non sapevo cosa facevano dalle parti di San Rocco, ci siamo conosciuti dopo, era come se fossimo da soli.
Ma il giorno della liberazione sono stata qui in casa mia. Avevo tanta roba da lavare e mi sono messa a fare il bucato. Si sono fermati qui i camion, c'era la gente che mi chiamava…

I bambini, me li sono allevati io. Non mi mancava niente:conoscevo un macellaio, mi riforniva la carne. I contadini mi davano frumento e granoturco. Insomma: polenta e pane non mi mancava, abbiamo tirato avanti cos’. Mio marito faceva il meccanico di biciclette.
Quando le cose sono finite sono andata a fare la mia vita. Quando è finita la guerra a noi pareva di avere chissà che, e non avevamo nemmeno un centesimo, eravamo poveri poveri:eravamo in cinque in casa, e se io non avessi fatto le pietre non potevamo mandare il figlio a studiare. Avevo in casa la mamma,che era senza braccia, glieli avevano tagliati quando avevo sedici anni. L’hanno schiacciata contro il muso con un carro e le hanno stritolato tutto il braccio. Quante ne ho passate! Dicono che ho il cuore di ferro. Io dico che è di bronzo. Finita la guerra ci pareva di essere ricchi.Poi mio figlio, quello che adesso sta a Cremona, è andato a lavorare a Milano. Dopo due o tre anni ha cambiato posto e gli hanno dato il licenziamento, ha preso due milioni e centomilalire. Allora siamo andati dal padrone di questa casa e abbiamo detto se me la vendeva, perché lui diceva che voleva venderla. Cosa ha voluto? Due milioni e centomila lire. Dopo abbiamo saputo che hanno detto che ci siamo arrangiati i soldi,, che non siamo stati onesti perché abbiamo comperato la casa . Ma m io figlio, se ha voluto andare a lavorare, ha dovuto andare a Milano, che qui non c’era niente da fare. Io non sono pentita di quello che ho fatto, però , che cattiveria !
Con un uomo come mio marito che era di una onestà incredibile e io stavo qui in casa, avevo sempre gli occhi fuori della testa a far quello a far questo, e quel macinino là andava, bisognava lavorare per guadagnare qualche cento lire di poter mandare il figlio a studiare. Ha studiato da perito industriale, ma lui voleva andare avanti a studiare da in geniere, ma io gli ho detto non possiamo più.
Poi mi ero iscritta nel partito comunista, qualche volta andavo alle riunioni , andavamo nelle cascine a sentire le discussioni, e sono comunista fino adesso. Ma adesso, sarà un paio d’anni che il voto non glielo do più. Non mi piacciono, vedo che non fanno giusto, ecco.
La mia impressione è che non si sa da che parte voltarsi, che strada prendere, sta andando tutto a cotacomboli . Io a dire sinceramente, avevo dato il voto alla Lega. Ma lo do ancora, alla Lega? A chi lo do?. Quella rifondazione lì non mi dispiace, ma dirla com’è, non vado più neanche a votare.
E’ un gran pasticcio, e poi un ladrocinio simile ! Hanno rovinato tutto, perché se erano sinceri, se erano onesti, adesso saremmo tutti a posto, saremmo tutti benestanti. Io non so più a chi dare il voto.
Delle volte mi dico: ma cosa fai, Mitèin? Mah, che cosa faccio? Sono in un’ombra che non capisco più niente. E’ vero che sono ignorante perché non sono andata a scuola, ma non so cosa dire.
Tornando a quegli anni là. Dopo, nel ’48, quando ci sono state le elezioni, mio marito era quello che aveva più ’ voti; dopo di lui c’era Borelli che aveva ventuanni. Allora hanno passato a lui. Mio marito ha fatto per sette anni il presidente dell’ECA: dopo si è stancato.
Quell’anno lì non sono venuti neanche a benedirmi la casa perché io ero segnata come una di quelle proprio rosee.
Ma io ero sempre andata in chiesa..
Pochi mesi fa è venuto uno alto. Cosa vuole? Sono don Francesco. Cosa desidera? Per benedire la casa. Sono ancora quella di prima, grazie. Ha preso su e se né andato. Non li ho più voluti. C’era la mia mamma che, poverina, era cieca anche, lei è andata in chiesa, là dalle Salesiane, e un prete cosa gli è venuto in mente di dire che la guerra era un castigo di Dio, è venuta a casa che immaginarsi: non parliamone più di andare in chiesa, diventava matta.
E pensare che io ero cattolica, ero di chiesa quand’ero giovane.
Quando è stata ammalata che era la sua fine, ha detto: io voglio il prete delle Salesiane. Come difatti veniva tutte le sere, pregavano insieme, le ha dato l’olio santo, gli hanno fatto fare la comunione e sente che dice: si ricordi che quando muoio, o lui o nessuno. Lui ha detto: bisogna rivolgersi al parroco, però credo che non ci sia nessun problema. Sono andata dal parroco, don C. di Cremona, e ha detto : Ah sì niente in contrario. Passa di qui a mezzogiorno il campanaro, Luigi, e mi dà un biglietto: non credo che sia la volontà della nonna, perciò non accontento questo desiderio. E l’abbiamo portata via senza prete.
Quella mattina lì che stava per morire, quel prete lì delle Salesiane è venuto ancora a trovarla, e ha detto: poverina. Poi l’ha toccata e ha detto: tira vanti ancora. Ha continuato a chiacchierare , io non so cosa abbia detto, ha fatto tutto lui.
Poi sarà andato avanti dieci metri e, lei è morta. E’ stato nel ’51. Era una donna coraggiosa. Quando è successa la disgrazia di mio fratello, che son morti due figli in un anno, due figli soldato, uno nel 1917 l’hanno ucciso che aveva 19 anni; dopo sei mesi che è successa la cosa, è venuto a casa in licenza l’altro che aveva 23 anni. Quando stava per andar via, lei ha detto: tu non parti più rimani a casa succeda quel succeda, te non vai più’ soldato. E si è dato disertore. Ha fatto sei mesi cos’. Otto giorni prima dell’armistizio muore della spagnola. E un altro di quattordici anni che era in fin di vita. Ma questo e riuscito a rimettersi ancora.
Dopo , mia marito ha fat to otto anni e mezzo paralizzato ( si fa presto a dirlo ) . Alla fine I' abbiamo portato al ricovero ed è durato otto giorni. Che a saperlo me lo tenevo in casa. E nel 1982 aveva 82 anni, era del 900 e abbiamo fatto quarantadue anni insieme.
Ero anche I 'infermiera del rione. Venivano: Mitein, c'e sior Alfredo De Micheli che e morto.
-E morto ? Allora prendo su la canfora per il cuore -avevo la scatola con dentro la spartocanfora -e sano andata, gli fatto la puntura, ho fatto un po' di massaggi, e infatti si è ripreso. Dopo e venuto il dottore e sua moglie gli ha detto:
E’ stata qui la Mitein e gli ha fatto cosi e cosi. -Ringraziala che l' ha salvato. …

Nota Bene: la testimonianza è stata tratta dal numero 3/2000 di Provincia Nuova. Un numero speciale a cura di Giovanna Gregari Marsi dal titolo “ Donne Resistenti: le donne cremonesi tra resistenza e dopoguerra. Testimonianze orali”.


** materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti, Cremona 3 settembre 2006.

 


       



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