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 Storia Cremonese

15 Settembre, 2002
Casalmaggiore e le Ville- ric. n. 50
Casalmaggiore delle manifatture dolci e dorate

Casalmaggiore e le Ville
Quando oggi si parla di una “frazione”, nell’immaginario appare un insediamento piccolo, “marginale” sia per posizione che per ruolo rispetto al centro, comune più o meno grande al quale l’organizzazione amministrativa del territorio l’aveva aggregata in tempi più o meno recenti. Alla lente d’ingrandimento della storia i fatti si mostrano spesso diversi, assai diversi nel caso di Casalmaggiore.

Le “ville” di Casalmaggiore costituiscono una rete attorno alla città che nel corso dei secoli le ha inglobate, in parte con la stessa crescita del proprio insediamento, in parte per lo spopolamento delle campagne che aveva tolto “vitalità” ai borghi contigui. Nello spopolamento dei borghi a ridosso del fiume hanno notevolmente contribuito le periodiche esondazioni, talvolta distruttive.
Il primo insediamento nell’attuale Vicobellignano si fa risalire al IV-II secolo a.C.: è una “frazione”, dunque, più antica dello stesso “capoluogo”, ma in una posizione che nei secoli l’aveva troppo esposta alle furie del fiume. Fossacaprara – il cui territorio era abitato, dicono i ritrovamenti archeologici, anche nel periodo neolitico – ora “frazione” ma già nel secolo XVI centro che aggregava, anche grazie alla chiesa “curiale” romanica, Quattrocase,  Casalbellotto, Valle, Roncadello e altre “ville”. Quattrocase avrà avuto “quattro case”, appunto, ma le aveva già nel secolo XIII e non erano certo catapecchie ma “case” di signori; come, nello stesso periodo, era abitata la “bassa” di Valle di Rascarolo, poi Valle di Casalbellotto, dove la terra era fertile, ricca e (perciò) contesa dalle signorie confinanti. Il nome di Casalbellotto ci riporta al medioevo, alla famiglia cremonese dei Bellotti che qui avevano possedimenti sin dal secolo XII. Villa di Roncadello, ultimo lembo di terra casalasca lungo il Po, era nota nel secolo XIV con il nome Ronda e aveva una castello (Corte Gentilmana) ma un insediamento lì esisteva già attorno all’anno 1000. E Villa di Cappella, Villa di Camminata, Villa di Motta (o Motta de’ Maltraversi)? Nel Medioevo sicuramente borghi poco popolati i cui nomi contribuiscono a tratteggiare meglio la “mappa” non solo geografica ma anche socio-culturale dell’epoca che solo apparentemente non ha lasciato “ponti” verso il presente. Una cappella votiva in mezzo la campagna; una casa dotata di camino in sostituzione del focolare in mezzo alla stanza; un rialzo del terreno dove costruire sicuri in presenza di acque non sempre benevole: alcuni elementi che costituivano ragione sufficiente per caratterizzare e, di conseguenza, denominare un piccolo borgo rurale.
Il territorio di Agoiolo doveva essere abitato anche in epoca romana, dando credito alle possibili origini del nome che riportano sempre alla lingua latina; per citare la versione più “evocativa”, al mondo delle lanche indicato nella parola laculeius, “piccolo lago”. Stazione romana è stato anche Vicoboneghisio; a testimoniarlo troviamo non solo quel loquace “vico” nel nome ma anche dei mosaici d’epoca. Per l’origine romana di Vicomoscano abbiamo invece solo la testimonianza del nome; la documentazione scritta attesta però la sua esistenza già nel secolo IX.
Casalmaggiore (nominato per la prima volta in un documento del 585) era fortificato attorno al 1000 (della cinta muraria è un residuo il Torrione) e già nel secolo XV, sotto la dominazione veneziana, ha avuto giurisdizione sulle “ville”, quelle nominate e altre ancora che nel corso della storia sono diventate autonome o “frazioni” di altri comuni.
Per la sua posizione strategica sia militare che commerciale era troppo e a lungo inviso tra milanesi e mantovani, insidiato da truppe spagnoli e francesi; nasce così tardiva, sul finire del secolo XVII, l’idea di una autonoma “signoria di Casalmaggiore”. Prima che avesse potuto prendere corpo, nel 1754 Maria Teresa d’Austria concede a Casalmaggiore il titolo di città e sull’onda di questo riconoscimento in breve nasce anche la proposta per la formazione di una propria provincia. Ma anche nell’Italia Unita Casalmaggiore e le sue “ville” resteranno l’ultimo – e perché non diciamo “primo”? – lembo della provincia cremonese.

Per una “storia illustrata” di Casalmaggiore vedi il volume di Miro Lanzoni, Casalmaggiore che cambia (Ed. Associazione Pro Loco di Casalmaggiore, 2005)

Il “Liston”

Lunga 124 metri e larga 36, la piazza centrale di Casalmaggiore, piazza Garibaldi, è tra le piazze più grandi d’Italia. Chiamata “Liston” come piazza San Marco a Venezia – e con i veneziani, in altri tempi, i casalesi hanno avuto una “storica” frequentazione – è ugualmente il “salotto all’aperto” della città.

Una piazza così non può che essere il risultato di un progetto e in un città spesso violentata dalle alluvioni, occasioni – tristi ma buone – per progetti di ricostruzione certo non mancavano. L’antico castello fu distrutto nel secolo XVI da una piena del Po; l’area della piazza corrisponde a quella del fossato. Lastricata nel 1813 grazie al lascito del nobile Leopoldo Molossi, poteva (e può) con più agio assolvere alla funzione di piazza del mercato ma anche a quella di “teatro” dei momenti rilevanti della vita cittadina.

Una fiera “sapore di campagna”

La Fiera di Piazza Spagna conserva delle caratteristiche che la rendono singolare nel panorama delle fiere e delle sagre più o meno “paesane”. Se osserviamo il calendario delle feste popolari, un grandissimo numero di esse è legato alla celebrazione del patrono o della patrona; sotto un altro aspetto possiamo osservare che le grandi fiere sono legate anche ad un mercato (mercato del bestiame, in alcune zone). Sono meno numerose le fiere inserite in una sorta di “calendario della terra”, ed è il caso delle fiere che si svolgono alla conclusione di grandi ed impegnativi lavori nei campi, come festeggiamento e, nell’ottica del sacro, come ringraziamento per il raccolto.
Festa del santo patrono, fiera del bestiame, circo e “luna park”, bancarelle di ogni sorta, balera, teatro di strada e opera lirica sul palco del Teatro Sociale. Molto e niente è cambiato per la fiera che tradizionalmente riempie Piazza Garibaldi e le vie circostanti il 4 novembre, festa di San Carlo, patrono di Casalmaggiore. È cambiato certamente la nostra “ottica” di riferire le cose: riguardo al passato (anche di non molti decenni fa) diciamo che “si consumavano i piatti consueti della buona cucina dei primi freddi”; dell’oggi diciamo che “si degustano i piatti tipici”. Il cotechino dovrebbe avere lo stesso squisito sapore.
La Fiera di Piazza Spagna si svolge tradizionalmente alla fine della mietitura, in fortunata coincidenza con la maturazione delle angurie; in una zona che annovera tra le “specializzazioni” anche questa coltura, la coincidenza assume un sapore anche “rituale”. Le cronache ne parlano sin dall’800 come di una fiera senza mercato, luogo di appuntamento per giostre e per bancarelle di dolciumi, di granite di anguria, di prodotti artigianali.
A Casalmaggiore, centro fondamentalmente agricolo ma dove nella seconda metà dell’800 già molte manifatture si erano stabilite e ingrandite, la fiera si realizza in una particolare mescolanza culturale e sociale. Una festa che resta legata al calendario stabilito dai lavori agricoli ma che si “trasferisce” in un rione cittadino, in una piazza “non piazza”, quasi “incrocio”, con la balera a ridosso del “Fabbricone”, ovvero la fabbrica di bigiotterie “Placcato Oro”.
Forse non è del tutto esatto definirli incontri “culturali e sociali”, resta il fatto che il “Bal dal basen” riconciliava certamente i tanti giovani che trovavano ancora di che vivere restando nei campi, con le tanti ragazze che alle intemperie (quando non alla disoccupazione) avevano preferito le fabbriche o il lavoro a domicilio. E resta una fiera testimonianza di una cultura tradizionale agricola non meno che della sua trasformazione fino a giungere alla “cultura del consumo” dei giorni nostri; restano i buoni sapori di una volta e si aggiungono, immancabili, i fuochi d’artificio sopra le acque del Po.

Casalmaggiore delle manifatture dolci e dorate

Arti e mestieri a Casalmaggiore non attendevano certo l’era moderna per svilupparsi. Crocevia di commerci tra cremonese, mantovano e parmigiano, la città vide già nel ‘400 il fiorire di attività artigianali tra i quali l’arte tipografica; all’inizio del ‘500 giungeranno a Casalmaggiore anche gli stampatori “Soncino” cacciati dalla città che diede loro il nuovo cognome. L’epoca della “rivoluzione industriale” trova quindi una città prosperosa e accogliente, epoca che sembra essere simbolicamente “annunciata” il 15 luglio 1820, dal passaggio sul Po di un battello «chiamata barca di vapore», azionato dalla macchina di Watt: è l’Eridano, costruito nei cantieri di Venezia.Nell’800 Casalmaggiore e la sua prosperità avranno a lungo il timbro predominante dell’economia agricola ma prendono piede anche iniziative manifatturiere; così si inizia a prestare attenzione alla formazione per le professioni tecniche, anche con la Scuola di disegno per operai e la Scuola tecnica, la cui qualità è testimoniata da una evoluta strumentazione, recentemente ammirata nell’esposizione «L’età progettuale». E la “progettualità” richiede senz’altro mezzi, ma anche uomini che la città aveva trovato in preparati ingegneri, politici, imprenditori: Cavour Beduschi, Ippolito e Giovanni Longari Ponzone che legarono il proprio nome al processo di modernizzazione infrastrutturale e industriale, a notevoli realizzazioni architettoniche (vedi il nuovo Palazzo Municipale), a grandi opere di bonifica e irrigazione, a imprese industriali significative (vedi la Fornace Longari Ponzone), per limitarsi a pochi esempi. All’Esposizione Agricola-Industriale nel 1910 si presenta una città a passo con i tempi. Nel 1911 si inaugura quella che è la dimostrazione come Casalmaggiore fosse all’altezza di accogliere un’industria avanzata: lo Zuccherificio (in seguito Eridania) il quale, se è ben vero che abbia contribuito all’inquinamento del fiume, anch’esso fonte di ricchezza, ma certamente ha contribuito anche allo sviluppo socio-economico del territorio, saldando il legame tra la produzione agricola e quella industriale. L’altro settore che rese famosa la città di Casalmaggiore era nato da una fortunata “immigrazione”. Giulio Galluzzi, originario di Codogno, si trasferisce qui nel 1878 e nella sua bottega artigianale realizza il primo campione di metallo placcato oro. È il 1882. Dopo pochi anni già esporta i suoi prodotti in America Latina. Un altro “immigrato” ebbe ruolo importante nello sviluppo industriale del “placcato oro”; è Giuseppe Maffei, in seguito a lungo stimato presidente della Camera di Commercio di Cremona. Egli acquista la fabbrica “Placcato oro” nel 1920, la quale nel 1926 si fonderà con l’impresa di Giulio Galluzzi e con la Società Federale Orefici (fondata nel 1906), dando vita alla Società Anonima Fabbriche Riunite Placcato Oro, Federale, Galluzzi e Maffei. Casalmaggiore oggi vanta il bel “Museo del bijou” e questo ci fa pensare, parlando di “placcato oro”, alla bigiotteria come prodotto tipico di questa “arte artigianale” divenuta in seguito anche fiorente industria. Ricoperti di un velo d’oro in realtà potevano essere anche altri oggetti, come per esempio bottoni, fibbie, occhiali, distintivi, medaglie, portasigarette e portaciprie: potevano essere “d’oro” anche oggetti che prima nessuno avrebbe fabbricato con l’oro, diventando piccole dimostrazioni di una ricchezza più diffusa ma comunque, per così dire, “placcata”.
Nel peso complessivo di questa attività dobbiamo considerare anche il cosiddetto “indotto”, rappresentato della fabbricazione di macchinari ed utensili. “L’indotto” sociale è quel diffuso lavoro a domicilio che è ancora vivo nella memoria delle generazioni non giovanissime. C’è una casa a Casalmaggiore senza una pinzetta usata da qualche nonna o zia per “l’assemblaggio” di un orecchino “placcato oro”?

La terribile alluvione del novembre 1951
di Franco Dolci

«A Casalmaggiore le prime avvisaglie dei giorni della paura si hanno il sabato 10 novembre quando l’idrometro locale segna m 4,64,  appena 15 cm sotto il “livello di guardia”. Ma la pioggia insistente e il “vento basso” non promettono nulla di buono. Infatti la golena casalasca è ormai raggiunta e invasa dalle acque. Lunedì 12 novembre l’idrometro sale a m 5,80 raggiungendo m 6,40 a mezzogiorno. Una crescita che allarma tutti, autorità e cittadini.
I sintomi del peggioramento della situazione sono dati, oltre che dalla crescita del livello del fiume, anche dal cedimento delle difese di prima linea. Nel pomeriggio (ore 17,30) cede l’argine golenale di Agoiolo, la frazioncina che da Nord, con Vicobellignano, costituisce la porta d’ingresso di Casalmaggiore. Alle ore 21 l’acqua sormonta l’argine golenale di Martignana Po e raggiunge fragorosamente l’argine maestro. Alle spalle di Casalmaggiore si avvia la formazione di un enorme bacino che non può non avere i sui effetti preoccupanti sulla difesa della città. Le cascine site in golena, con gli immancabili inconvenienti, vengono evacuate. Non si lamentano vittime.
È verso le ore 13 di martedì 13 novembre, che il pericolo si fa più acuto. Il sindaco, dott. Mario Carlo Volta, con un manifesto rivolge un appello alla popolazione: chiama tutti, uomini e donne validi, a raccolta. Per motivi precauzionali si ordina lo sgombero di tutte le case site a pianterreno e si invita la popolazione a fare scorte di acqua e di viveri. Il pericolo è grave e incombente. È in gioco la sopravvivenza della città (e non solo). Le campane del Duomo di S. Stefano suonano a martello. Quel tocco grave, ripetuto, insistente, scuote la città. La gente accorre sull’argine; da Cremona giungono 250 soldati dell’11° artiglieria; giungono anche uomini della pubblica sicurezza. Inizia la lotta titanica contro la potenza del fiume. Si riempiono e si assestano sull’argine migliaia e migliaia di sacchi di terra. Chi riempie, chi trasporta, chi assesta. È un lavoro a catena, una fatica tremenda ma si resiste. È una lotta fra due giganti: l’uomo che disperatamente si difende e il fiume che inesorabile lo attacca. Uomini e natura a tu per tu. Chi vincerà lo scontro? […]
Si susseguono e si alternano ore di nebbia, di pioggia, di vento e di freddo. L’ironia beffarda della luna, quando compare, non fa poesia. Le energie suscitate dalla tremenda posta in gioco si moltiplicano. “Altre file di sacchetti si stendono...” – annota il sindaco. Ancora l’alta marea – notizia sconfortante – rende difficile il deflusso. Ma poi segue un’altra notizia, questa volta confortante: alle ore 5 Cremona comunica che il Po è diminuito di 12 cm. “Ma non si allenti vigilanza e lavoro!” Giunge poi una comunicazione dal Genio Civile di Parma, il quale ovviamente conosce la situazione di tutta l’asta del Po: “Se resistete 3-4 ore sarete salvi!” È un messaggio di speranza. Ed infatti la “zampata del vecchio Padus” incomincia a rivelarsi stanca. Inizia la lenta decrescita. Il murmureggiare inquietante della piena comincia ad attutirsi. Si va verso l’epilogo, ma non si disarma. […]
Nei giorni della disperata difesa della città, grande è stato il contributo dato dagli operai dello zuccherificio, della “Placcato oro”, delle fornaci di Vicobellignano e di altre piccole aziende. Sull’argine, impegnati allo spasimo, si trovavano quei fornaciai che nel 1948 – insieme a chi scrive queste note – si battevano per difendere il loro posto di lavoro e che, per tale “reato” furono attaccati e dispersi dai carabinieri. […]
Durante e dopo la piena tutti ebbero buone parole per gli operai; ed elogiato fu il loro costante e forte impegno. Sempre e soprattutto durante l’emergenza, gli operai divengono dei benemeriti, ossequiati e adulati. Passate le emergenze di loro ci si dimentica. […]»
Dal volume di Franco Dolci, Cronache del fiume e della golena, Delmiglio – Provincia di Cremona, 2004

Il 25 Aprile 1945
I fatti di quei giorni raccontati da  Giuseppe Azzoni il 25 aprile 2005.
60 anni fa, il primo maggio, su questa stessa piazza si festeggiò l’appena avvenuta liberazione… Ho ritrovato la notizia sul numero del due maggio del quotidiano “Fronte Democratico”, l’unico che allora si pubblicava a Cremona. Il giornale scrive che presiedeva la manifestazione, per conto del CLN di Casalmaggiore, Don Amilcare Bombeccari… presero la parola a nome dei partiti del CLN stesso il socialista e dirigente della CGIL Delvaro Rossi e Don Primo Mazzolari.
Si chiudeva un periodo sanguinoso e tremendo… un periodo di lotta cui anche Casalmaggiore ha dato il proprio contributo, che vorrei ricordare. C’è un bel documento, la relazione sulla attività partigiana a Casalmaggiore, scritto, su richiesta della Prefettura, dalla Autorità municipale – il CLN - subito dopo la Liberazione. Ne leggo alcuni essenziali passaggi.
“Nell’ottobre 1943 un gruppo di animosi, a mezzo della sig.na Ramponi Regina, sceglieva la via dei monti quando stava per nascere la repubblica fascista. E questi erano: Favagrossa Giovanni, Vida Sergio, Grassi Gianni, Fortunati Giuseppe, Rossi Roberto ed altri due. Raggiunsero Lago Santo a marcia forzata ove avrebbero dovuto collegarsi ad una banda appena costituita. (…)
Furono ritenuti dal Comitato di Parma ottimi elementi organizzatori e furono trasferiti a Bardi, ove si costituì il primo Stato maggiore di tutte le truppe partigiane.”
Il documento prosegue descrivendo la dura battaglia di Osacca in cui i partigiani, tra essi i casalesi, batterono e respinsero i repubblichini…
“(…) In zona Bozzolo iniziarono un lavoro intenso, con Arini Sergio e Pompeo Accorsi, di disarmi alle caserme e di organizzazione. Per evitare di essere catturato il gruppo si portò sul parmigiano (Colorno) con l’aiuto di Bernardi Augusto e parte rimase a Casalmaggiore.
Durante uno dei periodi di transazione da un’azione all’altra venne catturato il Favagrossa Giovanni in seguito ad una denuncia…Catturato dall’UPI locale venne portato a Sabbioneta da dove fuggì e passò pure lui sulla sponda parmigiana. (…)
E proprio negli ultimi giorni, la notte dal 23 al 24 aprile 1945, mentre la squadra formata dal Giovanni Favagrossa si dirigeva verso Casalmaggiore, composta da Cerati Tino, Cerati Enea, Martelli Carlo ed altri, si imbatterono in un gruppo di tedeschi nei pressi di Valle di Casalbellotto che gli spararono e qui caddero da eroi Favagrossa Giovanni e Martelli Carlo.
A Casalmaggiore intanto si era iniziato il combattimento il mattino del 24 aprile. Con le armi prese nelle varie caserme della GNR scioltasi la notte stessa si sparava contro i tedeschi che andavano asserragliandosi alla Provvidenza, intanto un partigiano innalzava bandiera bianca sulla cupola del Duomo per evitare nuovi bombardamenti e un patriota, Aldo Formis, cadeva colpito a morte da piombo nemico. Si sparò per tutto il pomeriggio, i comandi li presero Giuseppe Fortunati e Gianni Grassi.
Verso sera dovemmo ripiegare per l’afflusso di nuovi tedeschi armati di armi automatiche, il giorno dopo, 25 aprile, si tornò all’attacco, tutti i tedeschi si erano portati nei pressi del Lido Po, avevano 3 o 4 mitragliere da 20 mm e la battaglia si accese violenta.. Nel pomeriggio vi trovò la morte Avigni Gino di Rivarolo Mantovano. Rimasero feriti Favagrossa Spirito, Gozzi Guido, Bravi Riccardo, Germani Enea, Vaccari Arnaldo, Cimardi Francesco, Riviera Amilcare.
Verso sera qualche tedesco era fatto prigioniero e gli altri fuggirono attraverso il bosco e si portarono nei pressi di Gussola.. Là si combatté per 4 o 5 giorni, vi furono altri morti, una quindicina, qualche tedesco si arrese, il resto fuggì.”

I personaggi

 

EUGENIO BENECCHI( Casalmaggiore 1907 - 1993 )

Nato a casalmaggiore nel 1907, laureato in medicina e chirurgia, ha vissuto l'intera sua vita dedicandosi al lavoro professionale e coltivando, nel tempo libero i suoi hobbies: la poesia e l'alpinismo.
Ha pubblicato diverse raccolte poetiche e collaborato a numerose antologie. fin dalla prima giovinezza, ha avuto modo di scoprire le attrattive sia estive che invernali della montagna, praticando però, soprattutto, l'arrampicata..
Le sue mete preferite, le pale di san martino e la marmolada hanno anche costituito fonte primaria per la sua ispirazione poetica.
Nel 1937 ha fondato la locale sottosezione del club alpino italiano, contribuendo a far conoscere la montagna ai suoi concittadini con iniziative di vario genere.
E’ stato anche fra i soci fondatori della pro loco casalasca di cui è stato presidente per lunghi anni.
E’ morto a casalmaggiore nel 1993.
Ua sua poesia, "dopo la scalata", è stata depositata il 16 agosto 1999 (a sessant'anni esatti dal primo tentativo di salita da parte del benecchi) dal nipote e dalla famosa guida alpina maurizio zanolla (manolo) sulla vetta del cimon della pala (mt 3186).

Andrea Teodoro Zani

-  di Villa Marcello
 Andrea Teodoro Zani nacque l'11 novembre 1696 da Francesco e Lucia Ferrari a Casalmaggiore, fiorente cittadina sul fiume Po, in provincia di Cremona. Situata tra Cremona e Parma, a breve distanza dai grossi centri culturali del tardo rinascimento quali Mantova, Sabbioneta e Viadana, la piccola Casalmaggiore, fu in quegli anni una fucina di talenti musicali. La "piccola Venezia sul Po", così venne chiamata per la sua stimolante vita musicale, oltre ad Andrea Zani e ai suoi allievi, diede i natali al violinista-compositore Carlo Zuccari detto "Zuccherino" (1704-1792).Cresciuto in una famiglia dove la musica era di casa, il padre era un violinista dilettante, il giovane Andrea fu indirizzato agli studi musicali da un certo Giacomo Civeri, musicista locale che lo istruì nel contrappunto e nel "maneggio" del violino. Successivamente andò a Guastalla per perfezionarsi con il violinista di corte Carlo Ricci, allora famoso virtuoso. Lo Zani compare nei registri dei pagamenti effettuati dalla Confraternita del S.S. Sacramento di Casalmaggiore nel Dicembre 1715 per l'ultima volta. Il padre Francesco invece continuò a percepire i pagamenti per le sue prestazioni di violinista fino al 1724.
Dall'anno 1700 era attivo a Mantova, come maestro di cappella al servizio dell'Arciduca Ferdinando Carlo, il veneziano Antonio Caldara (1670-71-1736). Secondo il Romani, storico locale del XVIII secolo, fu proprio Caldara che, di passaggio a Casalmaggiore, conobbe il giovane promettente Zani e, uditolo suonare, lo invitò a raggiungerlo a Vienna dove era stato a sua volta invitato a corte dall' Imperatore Carlo VI. Non ci è dato di sapere se il giovane Zani raggiunse Vienna insieme a Caldara nel 1716 o in un secondo tempo, certo è che, nel 1727 e nel 1729 furono date alle stampe, proprio in Casalmaggiore, le sue Sonate da camera, Op.1 e le Sei Sinfonie da Camera ed altrettanti Concerti da Chiesa a Quattro Strumenti, Op.2. Non sappiamo quindi se Zani tornò in patria da oltralpe per curare la stampa delle sue prime raccolte o se attese la pubblicazione di esse per poi raggiungere Caldara, che nel frattempo assunse il ruolo di vice-Kappellmeister. Kappellmeister invece rimase il celebre Johann Joseph Fux, l'autore del Gradus ad Parnassum. Tutto da approfondire e studiare rimane questo periodo viennese di Zani, della sua attività musicale e dei suoi eventuali spostamenti professionali; sicuramente nella capitale austriaca, si distinse come virtuoso e come insegnante privato, senza però riuscire a trovare incarichi ufficiali importanti. Vienna era un importantissimo centro musicale; sappiamo che a palazzo reale l'imperatore Carlo VI si dilettava a comporre brani musicali anche di ottimo livello ed era fautore di concerti e di rappresentazioni teatrali. A corte era attivo nientemeno che Pietro Trapassi, il celebre Metastasio, grande protagonista della cultura del tempo e del melodramma. La fama di Zani violinista e compositore in terra austriaca dovette essere notevole; ciò giustificherebbe la stampa proprio in Vienna nel 1735 dei suoi Concerti a quattro con i suoi ripieni Op.4 e delle Sonate 12 per Violino e Basso intitolate "Pensieri armonici", Op.5. 
Probabilmente attorno al 1736, quando il suo musicista-protettore Caldara morì, lo Zani lasciò definitivamente Vienna e rimpatriò in Casalmaggiore dove pare risiedette stabilmente, salvo brevi spostamenti di volta in volta dove veniva richiesto il suo talento di violinista e concertatore. Non è da escludere che lo Zani abbia raggiunto di persona, in questi anni, il grande ed importante centro culturale di Parigi: la pubblicazione di alcuni suoi lavori e la presenza di molta sua musica manoscritta nelle biblioteche della capitale, sono indizi forse di una sua permanenza in terra francese.
Abbiamo notizia di sue presenze a Guastalla nel 1738, a Ferrara, Bologna, Parma, Mantova e Cremona tra il 1740 e il 1757. A Casalmaggiore, dal 12 al 14 aprile del 1739, ebbe il ruolo attivo di organizzatore dell'allestimento di sontuosi festeggiamenti musicali nella chiesa Arcipretale di S.Stefano su richiesta dei Padri Serviti della Fontana, in occasione dell'anniversario di alcuni loro Beati. In quegli anni, si dedicò anche all'insegnamento ed ebbe fra i suoi allievi Valentino Mejer di Mantova e Domenico Ferrari di Piacenza che divennero famosi e applauditi violinisti nonché i suoi concittadini, Don Giovanni Amadini e Don Alessandro Bosio che operarono come maestri di cappella nella locale chiesa Arcipretale di S. Stefano.
Successivamente si unì in matrimonio con Maria Costanza Margherita Porcelli, di ben ventisette anni più giovane di lui, dalla quale ebbe non meno di sette figli, tra i quali vale la pena di ricordare Angelo Maria, nato nel 1752, che diventò abile suonatore di corno da caccia.
Grande era la stima verso il nostro Zani e la sua fama fece sì che in quegli anni fu invitato a Cremona come membro della commissione che scelse Don G.A. Arrighi (1704-1780) di Viadana come nuovo Maestro di Cappella del Duomo. Morì a Casalmaggiore, il 28 settembre 1757, come afferma il Romani, in seguito al rovesciamento della carrozza sulla quale viaggiava sulla strada per Mantova dove era diretto per "affari di famiglia".
Notevole è la quantità dei suoi lavori giunti fino a noi, sia pubblicati che manoscritti: Sonate da camera, Op.1 (prob. Casalmaggiore, 1727), ristampate successivamente a Parigi come Sonates a Violino solo e Basso da camera, Op.3, Sei Sinfonie da Camera ed altrettanti Concerti da Chiesa, Op.2 (Casalmaggiore 1729), Concerti Dodici a quattro con i suoi ripieni Op.4 (Vienna 1735), Sonate 12 a Violino e Basso intitolate "Pensieri armonici", Op.5 (Vienna 1735) e Sonate a Violino e Basso Op.6 (Parigi 1740 ca.). Risultano manoscritti diversi lavori, sparsi un po' in tutta Europa, tra cui: tre Concerti e una Sonata per flauto, alcuni Concerti per violino, sei trii per due Violini e Basso e alcune Sinfonie. Concerti e Sinfonie di Zani manoscritti si trovano celati in varie biblioteche europee, facenti parte di raccolte di altri autori più celebri come Alberti, Sammartini, Stamiz, a riprova dell'altissima qualità compositiva del nostro.

Il Territorio

Casalmaggiore (C.A.P. 26041) dista 40 chilometri da Cremona, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene.
Casalmaggiore conta 13.809 abitanti (Casalaschi) e ha una superficie di 63,4 chilometri quadrati per una densità abitativa di 217,81 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 26 metri sopra il livello del mare.
Cenni anagrafici: Il comune di Casalmaggiore ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 13.168 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 13.809 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 4,87%.
Gli abitanti sono distribuiti in 5.185 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,66 componenti.
Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 17 e i 35 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 18 metri.
Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 448 attività industriali con 2.533 addetti pari al 49,00% della forza lavoro occupata, 426 attività di servizio con 1.157 addetti pari al 8,24% della forza lavoro occupata, altre 317 attività di servizio con 1.072 addetti pari al 22,38% della forza lavoro occupata e 90 attività amministrative con 1.270 addetti pari al 6,13% della forza lavoro occupata.
Risultano occupati complessivamente 5.169 individui, pari al 37,43% del numero complessivo di abitanti del comune.

L’Amminsitrazione

Il municipio è sito in Piazza Garibaldi, tel. 0375-42030 fax. 0375-200251: l'indirizzo di posta elettronica è  info@comune.casalmaggiore.cr.it
Gli Amministratori del Comune di CASALMAGGIORE
Sindaco (eletto nel 2004): TOSCANI LUCIANO    
La Giunta:
CASALI ERMELINDA
GARDANI LUDOVICO
PASOTTO PIERLUIGI
SANFILIPPO FRANCESCO
Il Consiglio: 
ANGIOLINI ANGELO
ARALDI MASSIMO
BORGHESI LUIGI
BUSI STEFANO
CAMPANINI ENRICA
COZZINI ALDA
DELMIGLIO FABIO
GARDANI CARLO
GIALDI ETTORE
INCERTI TINTERRI RENATO
LIPRERI GIORGIO
LUPOLI ADAMO
MARTELLI FERRUCCIO
RIVA PAOLA
ROSSI MATTEO
SILLA CLAUDIO
SIROCCHI GABRIELE
TASCARELLA CALOGERO
VICINI ROSETTA
VISIOLI ANDREA

Curiosità

Il Teatro
Teatro All'italiana
Anno di costruzione 1782, anno di restauro 1989.
Proprietà e gestione Comune di Casalmaggiore
Programmazione Prosa, Musica e Danza
Dotazioni per il pubblico
Totale posti 368
platea 108
palchi 180
loggione 80
ridotto 100
Alcuni posti sono accessibili per portatori di handicap motorio.
Foyer all'ingresso ed al secondo ordine.
Servizio guardaroba.
Caratteristiche del palcoscenico
luce del boccascena mt.8
altezza del boccascena mt. 7
pavimentazione palcoscenico legno
larghezza massima interna mt. 17
profondità mt. 12,50
declivio 5%
graticcia mt. 12, praticabile
altezza ballatoio mt. 9
altezza dal piano di platea mt. 1,50
sipario elettrico con regolazione di velocità manuale
fondale elettrici
americane elettriche
serie di tiri contrappesati
Sala prove, sala danza
Camerini
Camerini spaziosi dotati di doccia
Sartoria-lavanderia
Ingresso artisti Via F. lli Cairoli, 53
Carico e scarico palcoscenico Vicolo Ponchielli
 

Il CAI di Casalmaggiore.

Nel 1937 è stata fondata una sottosezione dei CAI .Sede Sociale c/o Autoscuola Kramer in Via Saffi , 10 .CasalmaggioreMail: cai.casalmaggiore@email.it

La Pro Loco Casalmaggiore 

L'atto costitutivo della Pro Loco Casalmaggiore risale al 3 aprile 1967, anche se la sua attività era già presente sul territorio fin dal 1958, sotto la guida del dott. Eugenio Benecchi, storico presidente dell'associazione. Citando e riassumendo in breve lo statuto, la Pro Loco "svolge la sua opera nel territorio del Comune e nelle sue zone contermini" e si pone il primario dovere di sollecitare l'incontro di persone ed Enti "che hanno interesse allo sviluppo della località". Ha il compito di svolgere e promuovere ricerche per favorire la conoscenza e la tutela delle risorse della zona e della collettività; "tutelare e porre in valore con assidua propaganda le bellezze naturali ed artistiche monumentali del luogo"; "promuovere e facilitare il movimento turistico, rendendo il soggiorno piacevole, incoraggiando e appoggiando il miglioramento dei servizi".  Da questi primi propositi fondanti è evidente che l'agire dell'associazione lavora per la tutela, lo sviluppo e la valorizzazione del patrimonio umano, storico e naturale Casalasco. Sede della PROLOCO CASALMAGGIOREPiazza Garibaldi, 6 Tel./Fax 0375-40039
info@prolococasalmaggiore.it
 

Il Museo del Bijou.

Il Museo del Bijou, istituito nel 1986 e collocato nella sede attuale - al piano inferiore dell’ex Collegio dei Barnabiti di Santa Croce - nel 1996, è un museo specializzato di archeologia industriale che documenta un periodo glorioso dell’industria casalasca e, più in generale, offre interessanti spunti per la storia del costume e della moda.
Il Museo è diviso in tre sezioni: oggettistica, archivistica, tecnologica. Nella sezione oggettistica sono conservati quasi 20.000 oggetti, tutti prodotti dalle diverse fabbriche di Casalmaggiore tra i primissimi anni del Novecento e gli anni Settanta. Nelle sale del Museo sono esposte anche molte macchine utensili, attrezzi da lavoro, fotografie di ambienti di lavoro e cataloghi che documentano e illustrano i diversi aspetti della produzione industriale di Casalmaggiore.
La produzione industriale della bigiotteria a Casalmaggiore iniziò nel 1887 e si consolidò fra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento, configurando un fenomeno industriale pressochè unico in Italia. Fino alla fine degli anni ‘20 le fabbriche di Casalmaggiore produssero "bijoux d’imitation", cioè bigiotteria in "placcato oro" o dorata in bagni galvanici, fatta per durare nel tempo, con le stesse tematiche e le stesse tecnologie dell’oreficeria in metalli preziosi. E’ dai primi anni Trenta, da quando cioè le tre maggiori imprese operanti a Casalmaggiore confluirono nella nuova Società anonima Fabbriche Riunite Placcato Oro, che iniziò la produzione della bigiotteria "moderna" fatta di forme e materiali nuovi, fortemente legata alla moda e influenzata dai fatti sociali, sportivi, politici, bellici, militari, religiosi. Ma è anche da questo periodo che la nuova fabbrica cominciò a diversificare la sua produzione: oltre alla bigiotteria "moderna" iniziò a produrre portasigarette, portacipria, portarossetti, oggettistica e medaglistica pubblicitaria e devozionale, occhiali da sole.
Tutte queste tipologie di oggetti sono ampiamente rappresentate nelle teche del Museo, che occupa una superficie di 370 metri quadrati, di cui 260 riservati all’esposizione permanente, mentre due spazi sono destinati rispettivamente a laboratorio didattico e a sala per mostre temporanee. Di tutta la raccolta, ordinata per specie e per epoca, è stato realizzato un inventario fotografico a grandezza naturale.
All’interno del laboratorio didattico si tengono corsi di bigiotteria per adulti, mentre per le scolaresche è possibile assistere a dimostrazioni e partecipare attivamente all’esecuzione di semplici manufatti in metallo non prezioso.
Il Museo è aperto tutti i giorni, feriali e festivi, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Per informazioni e prenotazioni:
Ufficio Cultura del Comune (tel.0375/42030, fax 0375/200251)
Biblioteca Civica (tel.0374/43682)
Pro Loco (tel.0375/42309).
Sito: http://www.museodelbijou.it/
Sede : Via Azzo Porzio n.9 , Casalmaggiore.

Santuario della Madonna della Fontana
 - L’878 è la data più antica in cui si fa riferimento (in un contratto di permuta di terreni) al “pozzo di S. Maria”.- Al 1320 si fa risalire il primo miracolo attribuito alle acque della fonte qui presente (un cieco riacquistò la vista).
- Attorno al 1400 si trova a vivere nelle vicinanze del santuario (ancora non esistente) una vergine di Casalmaggiore, la Beata Toscana Gualtieri. Questa giovane, dopo aver preso i voti visse, fino alla morte nel 1440 in una cella adiacente il santuario infliggendosi severe punizioni e mangiando quello che le offrivano i fedeli attraverso la ruota. Il suo corpo, dopo la prima sepoltura, fu trasportato nel santuario nel 1610 e venne ritrovato intatto, con lunghi capelli biondi e ancora profumato. A lei sono attribuiti molti miracoli.
- A seguito della devozione attirata dal primo miracolo della “Fontana” si costruì un tempietto per riparare dalle intemperie un’immagine della Vergine posta accanto alla fonte.
- Qualche opinione contraria sostiene che il tempietto risalga alla seconda metà del 1400, dopo un nuovo miracolo delle acque della fontana (un infermo che riprese a camminare).
- La testimonianza più affidabile ce la dà G. Romani che fa risalire la costruzione del tempietto al primo miracolo (quello del 1300) e l’edificazione della Chiesa al 1463 (dopo il secondo miracolo). L’antico tempietto sorgeva in corrispondenza dell’attuale cripta del santuario.
- Attorno al 1450 arrivano a Casalmaggiore i frati Servi di Maria, distaccati da Cremona su insistente richiesta della popolazione Casalasca. La loro prima sistemazione non fu però qui, ma in prossimità del fiume Po che con le sue acque rendeva malsano l’ambiente. Il primo convento fu allora abbattuto e qui ricostruito nel 1471, dedicato a S. MARIA DELLA FONTANA, e l’antica effigie della Vergine fu esposta alla venerazione pubblica.
- Secondo il Romani la Chiesa, già esistente, fu donata ai frati dalla popolazione che ne fece formale rinuncia.
- La devozione dei casalesi (e non solo) aumentò quando fu attribuito alla Madonna della Fontana l’allontanamento della peste del 1500.
- Nel 1630 la peste tornò a Casalmaggiore e decimò 1/3 della popolazione; solo con le acque della fontana le cose migliorarono, tanto da richiamare l’attenzione del tribunale dei prefetti della sanità di Milano. Un inviato del tribunale venne al santuario con molti soldi chiedendo la celebrazione di una messa e promettendone altri se la peste avesse lasciato Milano. Prima di andarsene prese molta acqua miracolosa che, anche a Milano, risolse le cose. La città però non adempì il suo voto ed i padri casalaschi scrissero una lettera in cui reclamavano la loro ricompensa per poter terminare la costruzione del santuario. Milano pagò il suo debito.
- Nel 1778 la Madonna della Fontana liberò la città dalla siccità durata 5 mesi, mandando la pioggia al termine di un triduo di preghiera straordinario.- Ancora nel 1855 il colera venne a decimare la popolazione e i devoti cittadini si rivolsero alla Vergine del Santuario: tutto andò bene ed ancora oggi, il 31 maggio, i casalesi e gli abitanti d
ei paesi vicini fanno una processione votiva a piedi fino al santuario.
- I Servi di Maria lasciarono il convento con la venuta di Napoleone che, solo per l’interposizione del Romani, lasciò la chiesa aperta al culto.- Nel 1902 il Vescovo di Cremona mons. Bonomelli mandò al convento della Fontana i padri cappuccini che ridiedero vita al santuario dal punto di vista sia spirituale che materiale. Infatti nel 1912 fecero ridipingere la cripta.
- Solo nel 1991 si intrapresero i restauri che resero la chiesa così come la vediamo oggi, riportando alla luce antichi affreschi testimonianti la devozione dei casalesi.
- È inutile dire che sono molto sentite le celebrazioni che riguardano la Vergine: il 25 marzo per l’Annunciazione, il 15 agosto per l’Assunzione e l’8 dicembre per l’ Immacolata Concezione, oltre a tutto il mese di maggio che si conclude col grande pellegrinaggio di cui dicevamo prima.
- All’interno del santuario ricorre spessissimo la raffigurazione della Madonna con ai suoi piedi l’immagine, in venerazione, del committente del dipinto.
 

La Casa di Riposo

La FONDAZIONE CONTE CARLO BUSI ONLUS , nasce il 1° aprile 2004, in seguito allla fusione e trasformazione delle IPAB "Istituto Geriatrico Conte Busi" e Orfanatrofi Riuniti.
La Fondazione gestisce una Residenza Sanitario-Assistenziale per anziani non autosufficienti (totali e parziali), un Nucleo Alzheimer, un Centro Diurno Integrato e Minialloggi Protetti. Gestisce inoltre la comunità socio sanitaria "I GIRASOLI" per disabili gravi e medio-lievi.
L'erogazione dei servizi socio sanitari rivolti sia alla popolazione anziana che ai soggetti portatori di handicap è garantita dalla presenza di figure professionali di elevato livello.
Il centro ospita inoltre un efficiente reparto specializzato nell'assistenza dei malati di Alzheimer.
Sede: via Formis n°4 - 26041 CASALMAGGIORE (CR) --- telefono 0375.436.44-5-80 - fax 0375.435.62

La storia della Fondazione Conte Carlo Busi
ospizio di mendicità Conte Carlo Busi       Trae la sua origine per espressa volontà del Conte Carlo Busi, che con testamento olografo del 31 dicembre 1898 e successivi codicilli, pubblicato il 23 settembre 1899, in atti del notaio dott. Somenzi di Casalmaggiore affinché istituisse, nel palazzo avito, un ospizio autonomo di mendicità sotto il titolo "Fondazione Pia Conte Carlo Busi".Essa aveva per scopo di ricoverare e mantenere i poveri inabili al lavoro e i vecchi senza famiglia di ambo i sessi che mancassero di mezzi propri e di parenti tenuti per legge al loro mantenimento e che non potessero trovare ricovero in altri istituti di assistenza e beneficenza.Con decreto del Prefetto di Cremona del 26 marzo 1900 si autorizzava la Congregazione di Carità ad accettare l'eredità del Conte Carlo Busi fu Conte Antonio.
La stessa congregazione deliberava, nell'aprile 1900, di costituire in ente morale la Fondazione Busi e di dotarla, il 28 ottobre 1901, di un proprio statuto organico, entrambi costituiti ed approvati con R.D. del 7 settembre 1902.Essa aveva sede nel palazzo Busi in Casalmaggiore ed era amministrata e diretta dalla Congregazione di Carità in virtù della Legge del 17 luglio 1890, sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza.
I requisiti di ammissione erano:
età non inferiore ad anni 16;
provata miserabilità ed impotenza ad un lavoro atto a procurare il proprio sostentamento e mancanza di parenti obbligati per legge al mantenimento;
essere nati e domiciliati nel comune o avervi dimora da almeno cinque anni;
essere immuni da malattie contagiose o pericolose a sé e ad altri;
non poter essere accolti presso altri benefici istituti.
Altre disposizioni particolari riguardavano i mendicanti.
L'assistenza ai ricoverati nell'Istituto, doveva essere affidata alle Suore di Carità per espressa volontà del testatore.
In virtù delle leggi del 17 luglio 1890 n° 6972 e 18 luglio 1904 n° 390 nonché dei relativi regolamenti e su proposte della locale Congregazione di Carità furono unificati in un unico ente "L'Ospizio di Mendicità Conte Carlo Busi" e la "Pia Casa di Ricovero" che assunse la denominazione di "Ospizio di Mendicità Conte Carlo Busi".
Tale fusione venne approvata con R.D. del 7 maggio 1922 con il quale si approvava anche lo statuto organico della nuova Istituzione.
Gli scopi rimasero gli stessi e ad essi di provvedeva per il tramite dei patrimoni delle istituzioni testé unificate; con l'eventuale profitto del lavoro dei ricoverati; con il contributo del comune per quanto di competenza e con le rendite dei ricoverati a pagamento.
Una rigorosa separazione veniva osservata per i ricoverati di diverso sesso ed età, nessun credo religioso poteva essere imposto ai ricoverati, ognuno di essi all'occorrenza poteva farsi assistere dal ministro del culto a cui apparteneva.
I ricoverati venivano dimessi quando cessava di esistere lo stato di necessità ed erano espulsi anche per cattiva condotta morale.
on potevano essere ricoverate le persone affette da malattie mentali o contagiose. L'amministrazione e la direzione rimasero di competenza della locale Congregazione di Carità, così pure l'assistenza dei ricoverati che rimase affidata alle Suore di Carità.
Con la soppressione della Congregazione di Carità (1937) l'amministrazione e la direzione dell'Ospizio di Mendicità venne espletata dall'Ente Comunale di Assistenza, per poi esserne estrapolato, con R.D. del 16 marzo 1939, e confluire nelle Opere Pie Decentrate di Casalmaggiore.
Nel 1999 l'Ospizio di Mendicità, rimanendo sotto la gestione delle Opere Pie Decentrate, cambia la propria denominazione in "Istituto Geriatrico Conte C. Busi".
IL 1° aprile 2004, in seguito alla Legge Regionale n.1 del 13/02/2003 in materia di riordino delle IPAB, l'Istituto Geriatrico viene fuso con gli Orfanatrofi Riuniti e trasformato in FONDAZIONE ONLUS di diritto privato, con Delibera della Giunta Regionale n. 16884 del 26 marzo 2004.

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** materiale racolto ed organizzato da Gian Carlo Storti- Cremona 8 ottobre 2006.

 


       



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