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 Buone Notizie

23 Aprile, 2009
Le aziende per i servizi sociali in provincia di Cremona.
E’ venuta maturando ed attuandosi, sia in Lombardia che in altre Regioni, l’esigenza da parte dei Comuni di dotarsi di più adeguati soggetti giuridici associativi per la gestione dei piani di zona a livello dei Distretti socio – sanitari.

LE AZIENDE PER I SERVIZI SOCIALI IN PROVINCIA DI CREMONA
E’ venuta maturando ed attuandosi, sia in Lombardia che in altre Regioni, l’esigenza da parte dei Comuni di dotarsi di più adeguati soggetti giuridici associativi per la gestione dei piani di zona a livello dei Distretti socio – sanitari. In Lombardia questi nuovi soggetti sono già presenti in aree pari complessivamente a circa due milioni di abitanti. In particolare tutti e tre i Distretti della provincia di Cremona hanno dato vita a queste nuove realtà. Non si tratta certamente di proliferazione di enti e di costi. Il problema era ed è, per i Comuni, di mettersi in grado di rispondere ad esigenze sociali basilari come richiedono la realtà di oggi e le vigenti normative, utilizzando prima di tutto al meglio quanto già si spende e il personale già disponibile e programmando con questi stessi criteri anche la spesa futura. Si è dunque assolutamente evitato di creare “carrozzoni” e di avere duplicazioni di costi perseguendo invece economie di scala. Anche per i “costi politici” si è partiti dalla decisione, riferita per il cremasco e per il casalasco, poco più che simbolica dal punto di vista economico ma significativa di una volontà, di non prevedere indennità per le cariche amministrative.

La nascita del Consorzio casalasco e delle Aziende cremasca e cremonese.

La prima a nascere è stata, sulla base di uno studio sui servizi sociali comunali dell’area effettuato con l’Università Bocconi, l’Azienda consortile “Comunità Sociale Cremasca”, sorta nel gennaio 2007. Pochi mesi dopo, nel maggio 2007, veniva istituito il Consorzio Casalasco, che diventava operativo nel gennaio 2008.

Infine, da pochi mesi, è sorta e sta diventando operativa l’Azienda speciale consortile del Distretto cremonese. Due quindi le Aziende speciali consortili ed un Consorzio vero e proprio.

In tutti i casi una forma molto solida di associazione che ha registrato la positiva adesione ai consorzi di tutti i Comuni dell’area del Distretto rispettiva (con la forma – azienda un poco più propensa ad una certa autonomia gestionale, bilanciata da statuti consortili che mantengono un saldo rapporto con la volontà dei Comuni). Lo scorso 20 aprile ne hanno parlato, confrontando direttamente le diverse realtà ed esperienze, in un seminario organizzato a Cremona dalla Lega Autonomie provinciale, per Crema Maurizio Borghetti e Vittorio Coralini (Presidente e Direttore della Azienda “Comunità Sociale Cremasca”) e Angelo Stanghellini (Responsabile Ufficio di Piano), per Casalmaggiore Katia Avanzini (Direttrice del Consorzio e Responsabile Ufficio di Piano) e per Cremona l’Assessore del Comune capoluogo Maura Ruggeri, il Direttore dell’Azienda Speciale consortile Ettore Uccellini e la Responsabile dell’Ufficio di Piano, Eugenia Grossi. Sono intervenuti anche l’Assessore provinciale Anna Rozza (che ha sottolineato la partecipazione della Provincia a questi organismi consortili ed i compiti propri in materia di formazione), Giuseppe Tadioli, Presidente della Fondazione Sospiro, Mario Bazzani, Vicepresidente del Consorzio casalasco e Silvia Corbari della Cooperativa sociale “Iride”.

L’esaurirsi della forma “convenzione con capofila” per la gestione dei piani sociali zonali.

Assodato che in una provincia caratterizzata da un tessuto di piccoli e piccolissimi Comuni è indispensabile una forma di gestione associata, tutti hanno sottolineato che una prima fase della gestione dei piani sociali di zona, tramite la forma più semplice della convenzione con affidamento ad un Comune capofila, si era esaurita. Pur avendo rappresentato a suo tempo un passo avanti

 rilevante, essa non era più in grado di  far fronte alle nuove esigenze anche minime delle popolazioni interessate, ben rappresentate nei piani di zona.

Troppo rilevanti i dislivelli tra Comune e Comune per i servizi erogati: si è rilevato che nella stessa zona si va da Comuni con spesa sociale di meno di 20 euro pro capite ad altri sui 140 euro. Si manifestavano tensioni tra il Comune capofila, oggettivamente con più servizi ma anche con più oneri, e gli altri Comuni. Sempre maggiori le difficoltà formali e pratiche del Comune capofila per la gestione nel proprio bilancio di partite finanziarie o di personale di livello distrettuale. Troppo corto il respiro delle convenzioni per permettere investimenti strategici. Inadeguata la forma giuridica per far fronte ad interlocutori, pubblici e privati, sempre più importanti nelle relazioni esterne ai Comuni.

Serviva quindi una forma giuridica più appropriata e più solida. Da qui la creazione del Consorzio e delle due Aziende consortili. Le esperienze di questi mesi cominciano a farne emergere gli aspetti fortemente positivi e pongono anche di fronte ad un nuovo livello di problemi ed a criticità di nuovo tipo.

Potenzialità positive delle nuove strutture consortili

Gli aspetti positivi stanno nella soluzione di diverse delle inadeguatezze prima ricordate. Anche i Comuni di minore dimensione, su un piano di “pari dignità”, vedono un significativo miglioramento nella omogeneità di risposte alle domande sociali dei cittadini. E’ un percorso ancora da completare ma i passi avanti sono sostanziosi, a partire dalla introduzione di servizi base anche laddove prima erano pressochè inesistenti. Vi è la capacità, con logica finalmente di area distrettuale, di programmare, investire, operare ottimizzando le risorse umane già presenti, con qualche possibilità nuova di dotarsi di figure professionali prima “inaccessibili” anche se di primaria utilità. Si sono poi potute conseguire prime economie di scala, miglioramenti nella efficienza e nel rapporto con fornitori di servizi e di beni. Si riesce a rispondere in modo più adeguato al delicato ed essenziale compito dell’accreditamento di soggetti erogatori di servizi e si riesce a confrontarsi meglio con entità come l’ASL o le Fondazioni RSA.

Per quanto riguarda la “governance” di questi organismi nulla di particolare rispetto a quanto previsto dalle normative per Consorzi ed Aziende. E’ invece sottolineata la strettissima relazione, sino ad una quasi identificazione nel caso del Consorzio casalasco, tra organi del Distretto e delle Aziende consortili. Si sono così volute evitare logiche, anche involontarie, di separatezza in ogni senso, per avere invece strumenti sia di diretta espressione dei Comuni sia di applicazione fedele delle scelte del Piano di zona. Pur nella consapevolezza che in questo modo si paga qualche prezzo sul piano delle distinzioni piuttosto labili nel rapporto tra programmazione e gestione ed in quello tra decisione e controllo.

Fondamentale, poi, l’attenzione al rapporto tra Azienda e cittadini, che non deve assolutamente essere burocratizzato, anzi per il possibile deve essere più semplice di prima.

Con questi presupposti le due Aziende ed il Consorzio si sono articolate in modo da rispondere bene a funzioni ed obiettivi. In sostanza in tutti e tre i casi l’attività è distinta in tre aree: quella della amministrazione (bilanci, contabilità, personale... ), quella di sistema (elaborazione e gestione dati, accreditamento, progettazione, comunicazione) e quella – cuore dell’azienda – dei servizi (minori, inserimento lavorativo, servizi sociali di vario genere: dal domiciliare, al socio- educativo ai disabili ecc.). I servizi sono svolti o per impostazione di livello distrettuale o su affidamento di singoli Comuni. In questi ambiti con la nuova organizzazione si fa un salto di qualità nella possibilità di portare avanti temi come quello della massima estensione dei servizi domiciliari, dello sportello unico per l’accesso alle strutture (in un serrato confronto tuttora in corso con l’ASL), dell’integrazione tra il sociale ed il sanitario e relativi percorsi individualizzati per certe figure di assistito.

Problemi nuovi e criticità.

Con i vari contributi sono emersi anche i problemi nuovi e gli aspetti critici. A partire da quello relativo alla disponibilità di un minimo di risorse senza le quali tutto rischia di essere vanificato. Se

L’azienda si può paragonare ad una macchina, essa ha bisogno del carburante per operare e raggiungere mete e scopi per cui è stata costruita. Senza carburante diventa inutile se non controproducente. Quello delle risorse è un tema critico a livello nazionale ed incerto al livello regionale, per i tagli o per i silenzi sulle scelte per i rispettivi fondi sociali. Il Vicepresidente del Consorzio casalasco Bazzani ha anche osservato quanto sia in contrasto col principio di sussidiarietà e controproducente il fatto che i livelli del governo nazionale e regionale impieghino direttamente le risorse destinate al sociale, sottraendole ai Comuni, per proprie iniziative dirette di assistenza ai singoli. Iniziative anche discutibili, episodiche, estemporanee, spesso con costi sproporzionati rispetto a quanto erogato.

Per parte loro i Comuni consorziati riconsidereranno alla luce della nuova realtà da essi stessi voluta l’utilizzo delle risorse che ciascuno destina al settore sociale e quindi quanta parte delle stesse utilizzare attraverso la struttura consortile. Senza ovviamente negare quegli spazi di specificità che una realtà comunale intende riservarsi, appare coerente ed importante concentrare gli sforzi per sfruttare appieno l’azienda consortile perseguendo miglior qualità del servizio, economie di scala, potenzialità della stessa evitando invece lo spreco che deriverebbe da un suo sottoutilizzo. Gli spazi ci sono: attualmente sia nel cremasco che nel casalasco, dove le realtà consortili hanno iniziato ad operare, la spesa effettuata attraverso di esse rappresenta meno della metà della spesa sociale complessiva dei Comuni consorziati. Appare quindi possibile e virtuoso un percorso che porti ad un utilizzo maggiore delle potenzialità aziendali.

Altro elemento emerso come bisognoso di attenzione riguarda il personale. L’Azienda cremasca vive i problemi, facilmente intuibili, derivanti dalla diversità tra il contratto (privatistico) scelto per i dipendenti propri rispetto al contratto EE.LL. vigente per i dipendenti dei Comuni consorziati. Il Consorzio casalasco pur avendo scelto il contratto pubblico ha tutti i propri dipendenti a tempo determinato con quanto ne consegue sotto il profilo del consolidarsi delle varie figure professionali,  del rapporto di continuità tra i servizi e l’utenza ecc.

Altro problema è che a fronte della incertezza e del rarefarsi delle risorse vi sono bisogni in forte crescita, sia per le ricadute della crisi economica, sia per le attribuzioni ai Comuni di sempre nuovi compiti e supplenze anche di notevole portata in campo sociale, sia per il consolidarsi di servizi come il SAD che vedono la richiesta aumentare proprio sulla base di un lavoro fatto dalle Istituzioni per orientare in questa direzione l’utenza.

Sono problemi che richiedono una forte, impegnata partecipazione delle rappresentanze politiche comunali alla vita di questi nuovi organismi, il rafforzarsi di un solido rapporto di fiducia coi Comuni e della consapevolezza che passi indietro rispetto a questi problemi avrebbero intollerabili ripercussioni negative sui livelli raggiunti nel campo di servizi sociali essenziali ed indispensabili.

(Resoconto a cura di Giuseppe Azzoni – Legautonomie Cremona)

 


       



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