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 Storia Cremonese

08 Novembre, 2006
Isola Dovarese e la sua storia . ( ricerca n. 51)
La storia, almeno quella che agisce sull’immaginario dei cittadini d’oggi di un paese o di una città, sembra iniziare verso il 1400

Isola Dovarese, della famiglia Dovara
La storia, almeno quella che agisce sull’immaginario dei cittadini d’oggi di un paese o di una città, sembra iniziare verso il 1400. Anche i più preziosi ritrovamenti archeologici di epoche preistoriche o dei romani, i più interessanti documenti dell’alto medioevo, restano spesso “patrimonio” di appassionati  o di professionisti della ricerca storiografica. Il Rinascimento spesso ci circonda con le sue pietre sacre o profane quanto le testimonianze dell’epoca romanica; tuttavia veramente viva nella coscienza collettiva riesce ad essere – per andare indietro in una storia non recuperabile grazie alla memoria tramandata dalle ultime generazioni – il mondo dei castelli e dei palazzi. Più che mai è vero questo in un comune che celebra ogni anno il suo Palio delle contrade a ricordo dei tempi dei Gonzaga.
Certo, Isola Dovarese è anche terra di memoria di una trasformazione storica dell’ecosistema, è “isola” (Insulae, negli antichi documenti) «piccolo terrazzamento a forma di goccia, proteso nella golena del fiume Oglio»; è terra di bonifiche di acquitrini già abitati da popolazioni del neolitico. È terra di memoria dei celti insediati sul terrazzamento di fronte all’attuale paese; dei romani che oggi ricordiamo osservando i resti – le fondamenta, materiali da costruzione – di una villa del IV secolo d.C. È luogo strategico, nei secoli, borgo su un fiume che spesso è confine naturale tra signorie o stati; è guado e porto fluviale e tappa sulla strada che porta da Cremona verso il lago di Garda. È naturale che venga fortificata da chi ne vanta il possesso; infatti, nel 1300 Isola ha una rocca accanto al borgo, e una chiesa plebana.
La seconda parte del toponimo fa memoria della famiglia cremonese Dovara. Del capitan Buoso narrano pure le pietre del castello di Soncino. Ad una sua discendente, Anna, è legato invece un capitolo importante della storia di Isola. Sposando Anna Dovara Filippo Gonzaga, figlio del primo marchese di Mantova, dal 1322 Isola diventa, di fatto, terra di incontro-scontro tra Cremona e la città dei Gonzaga per eccellenza. E Isola, grazie ad un patto del 1414, sarà isola mantovana in terra “cremonese”, ovvero tra il dominio milanese e della Repubblica di Venezia.
Notevole è il beneficio che i piccoli centri entrati nell’area di influenza dei Gonzaga ricevettero da una signoria tra le più “illuminate” dell’epoca. È splendida la piazza – databile tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 –, circondata dal porticato interrotto al lato sud da un arco d’ingresso, chiusa a due lati dal Palazzo Pretorio e dal Palazzo della Guardia. Non esiste più la rocca, il castello dei Dovara, a completare il quadrilatero originario.
Una così monumentale piazza non è mai risultato di uno sviluppo spontaneo; il “cronista” della provincia di Cremona, Angelo Grandi, attribuisce il progetto all’archietto Giulio Brunelli, su commissione di Giulio Cesare Gonzaga.
Isola Dovarese conserva nitidamente una caratteristica comune alle nostre città: la divisione in contrade. “San Bernardino”, con la determinante presenza del convento dei frati francescani dell’Osservanza, era la contrada dei contadini e dei piccoli artigiani. “Contrada Maggiore” (ora Porta Tenca in memoria della potente famiglia di notai Tenca) riuniva villici, commercianti, artigiani. “San Giuseppe” non poteva essere l’originale denominazione dell’altra contrada con presenza di abitanti tra i più agiati (compresi quelli appartenenti alla comunità ebraica). Infatti, l’Oratorio San Giuseppe – insieme all’omonima Opera pia – nasce dal lascito del parroco don Giovanni Santi (1671) che destinò tutti i suoi averi alla costruzione di una chiesa e le rendite all’assistenza dei poveri. “Le gerre”: la contrada più legata al fiume; con i nuovi argini del fiume nasce e i suoi abitanti vivono con i proventi dei lavori legati all’acqua: pescatori, barcaioli, traghettatori, addetti al porto e, in tempi più recenti, ai 3 mulini sul fiume (due, in vero, sono “terragni” e uno solo galleggiante).
La storia di queste contrade, la loro vita quotidiana, le loro rivalità ci vengono tramandate da un evento che richiama ed appassiona isolani e “forestieri” di oggi: il Palio.
Il Palio delle contrade
La prima edizione moderna del palio è dei tempi recenti: 1966, e da allora si realizza ogni anno nel secondo fine settimana di settembre.
«La traccia storica del Palio, è segnata in quel percorso che porta dal matrimonio di Anna Dovara e Filippino Gonzaga sino all’entrata del paese nella signoria. In un ipotetico anno della fine del ‘400, prima che il nuovo mondo abbia influenza sull’antico continente, la popolazione e la famiglia Dovara celebra la visita dei Gonzaga e il solido legame con la potente famiglia mantovana, mettendo in risalto uno spaccato di vita tardo medievale in tutte le sue forme ed espressioni.» Così viene presentato l’evento sul sito internet della Pro Loco: www.prolocoisola.org.
Si sa, il palio, gare cavalleresche, erano in uso nel tempo che sul mantovano è dei Gonzaga o a Firenze è dei Medici, per non parlare di Siena, diciamo soltanto per tirare la lista lunga quasi tutta l’Italia. Ma il Palio di Isola è qualcosa di più di una “rievocazione storica”. Per un fine settimana come se si sospendesse lo scorrere del tempo presente: il sindaco “consegna le chiavi” del comune alle “autorità” di un mezzo millennio fa. E a partire da questo simbolico evento del venerdì sera non ci sono più – non ci devono essere “spettatori” e “figuranti”, solo partecipanti. Si vive la vita “normale” – del tempo che fu – di un sabato dedicato alle compere ai banchi del mercato dove non mancano neppure i saltimbanchi o i cantori accanto ai banchi dei mercanti; ci si ferma nelle taverne per bere e mangiare, in attesa della visita dei signori Gonzaga. E allora comincia la grande festa, con grande tavolata in piazza, spettacolo in onore degli illustri ospiti.«La domenica scorre come il sabato, salvo che per il momento più importante, lo svolgimento della rappresentazione propria del Palio. Vengono indette gare e rappresentazioni al fine di poter premiare quella contrada che, vincendo la gara definitiva del “magheer”, conquista il palio e “l’esenzione dal pagar gabella per l’anno a venire”.» A termine del Palio i fuochi d’artificio segnano il ritorno al… futuro.
Lo Palio secondo Joni Francesco, isolano famoso del sec. XV

Lo mercato et li figuri che lo habitano: Banchi che li artigiani, siano essi foresti o locali, impiantano ne le zone a lor dedicate; liutai, mascherai, strologhi, fabbri, sellai, armaioli, cartomanti, meretrici, ciarlatani, clerici, appestati, frati, pellegrini, giocatori, mendicanti, militi, usurai, ladri, sonatori, acrobati, cantastorie et altre figure de ogni sorta et tipo seran lo vostro idillio o tormento.
L’offitio de cambio et li usurai: Tutto ciò che intra le mura se compra se deve pagar co’moneta sonante, indi oniun se appropinqui a lo banco pe’poter aver danaro corrente.
Le servitù de passaggio, la gabella: Esta est la gabella che oniun deve versare et indi poter intrare, et ne la festade doverse divertire, pena lo scaccio et lo esilio perenne.
Le latrine et li bisogni de lo popolo: Lo loco preposto per li bisogni corporali de lo popolo tutto; esse sontono locate ne li punti segnalati ne la mappa de lo borgo. Se spartiscon, puranco, tra omeni et femine in tal modo de non creare confusione.
Le taverne et lo buon bere et manducare: Site ne le vicinanze de la piazza grande, esse sontono governate da li hosti et le lor fantesche. Li tavernieri se prodigano ne la cucinatura de pietanze succulente et diverse pe’ oniuna de le quattro taverne; zuppe, pesce de fiume, selvaggina, carni de bovi et de maiale, salse, formaggi, insaccati, dolzinerie de varie sorti che poteran esere manducate co’ lo solo cucchiaio de legno (de nova fattura) opur co’ le sole mani ignude. Li cantinieri pe’ loro natura han aprestato da tempo li vini speziati pe’ la festa, sien essi bianchi et vermigli; pur co’ dispiacere, dispensan acqua mulsa ( acqua de pozzo co’ miele et uno spruzzo de vino agro). Tutto d’insieme es approntato da mani honeste et capaci, et co’ la dedizione de chi no habea ne la dispensa ortaggi a lo tempo assenti. Ne la taverna se incontrano, giullari, trovatori che pe’ una zuppa ve solazeran co canti et jochi; poscia ciarlatani, imbonitori, mendici et ladri ve imbriglieran in duelli et risse verbali; no da meno serà l’humor de l’hoste incattivito co’ li servi o li avventori poco inclini a pagar lo dovuto, et lo joco se completa.
Ne le taverne vale la regola de "chi prima arriva meglio se accomoda.
Lo convivio ... la mensa de li nobili. A lo tramontar de lo sole, lo jorno dè sabato, ne la piazza grande de lo paese se infiammano torce, braceri et lumi de ogni sorta; se approntano le tavole a lo modo ch’era uso, co trionfi de fiori et frutti, ghirlande, pe accogliere li nobili invitati a lo convivio. Lo Scalco de corte ilustra la “lista de li consumi”, fa dimostranza de li servizi de credenza et de cucina che se sontono aprontati. Fan corona a le portate spettacolazioni ogni anno diverse, ispirate da poeti o le lor scritture, da argomenti de varia natura (l’alchemia, l’astronomia, li peccati, le istorie popolari, lo joco, li viaggi, li sogni et quanto la fantasia pote inventar de novo). Invenzioni sceniche, attori, figuranti et macchine teatrali entran ne la piazza co la progressione che lo convivio impone, seguendo l’ordine de li servizi de cucina et li servizi de credenza.
Oniun, che vuole, pote eser seduto a lo tavolo conviviale, purche mandi missiva ne li tempi et ne li modi convenuti.
La festa perlochè lo sia: La famiglia Dovara, nobili de lo posto, imparentati co li Gonzaga in virtù de lo sposalizio tra Anna Dovara et Filippino Gonzaga (1322) ebbero l’onore de una visita di Lodovico II° Gonzaga, (II marchese de Mantua) che colse pure l’occasione de una sosta ne lo Convento Francescano (eretto da li nobili Dovara intorno al 1476) ne lo borgo nomato S. Bernardino, dove pare, lo nobile mantovano potesse essere ospitato co la sua famiglia. Grande es la festa de li popolani perlochè se annunziava l’esenzione da gabelle pe uno intero anno et venivano condonate tutte le pene de lieve consistenza.
Lo Palio ovvero l’esser joco: Ne lo medesimo momento che le luci et le fragranze de l’estate disperdono pe ogni dove le lor magiche et fascinose armonie, li vivaci et misteriosi figuranti de Isola dè Dovara imbrigliano oniun che transiti ne lo paese ne lo gorgo de una festa si tal avvincente, tanto da confondere lo spirito et la mente.
Lo borgo, la seconda domenica de settembre et li due jorni che la preanuziano se tramuta pe ricordare esto fatto. Circa cinquecento tra donne, omeni et pargoli se travestono co vestimenta popolari et de nobile fattezza che le sarte isolane hanno con destrezza, bravura et diligenza cucito ricalcando modelli et tessuti de lo tempo in questione (metà de lo secolo XV°). Le spettacolazioni trovano diversa fattura ad ogni anno; se rifanno ad autori quali Dante, Ariosto, Petrarca. Le cucine approntano cibarie ne la osservanza de ricette de l’epoca (cucina precolombiana). Le musiche et la danza se istruiscono co lo medesimo criterio. Le scenografie, le cose de arredo, l’illuminazione, li jochi, son li accessori ideali.
Fonte: www.prolocoisola.org 
Il Laboratorio della Memoria
Un’iniziativa culturale nasce certamente da un felice di incontro di persone con interessi condivisi, animate da intenzioni concordanti. Nel caso del laboratorio della Memoria, a Isola Dovarese, forse contribuisce anche quell’umanamente generoso, “storiograficamente” fantasioso quanto accurato approccio con cui gli isolani da anni si prendono cura del loro Palio.Il Laboratorio–associazione si presenta come una iniziativa culturale per «favorire tutte le iniziative che sottolineano la necessità vitale per l’uomo contemporaneo di riappropriarsi della storia umana – individuale e sociale – delle singole persone, per cogliere il senso del proprio evolversi, crescere, cambiare, migliorarsi, sia come singolo che come comunità», per «reagire alla frammentazione delle coscienze e della cultura, all’appiattimento temporale ed esistenziale, alla perdita di memoria e, conseguentemente di prospettiva e di speranza, che caratterizzano il mondo contemporaneo».
L’intento si concretizza in un lavoro a salvaguardia della memorialistica, delle autobiografie, delle fonti orali della storia, delle testimonianze materiali di quella “piccola storia” di cui tutti siamo protagonisti.
Il materiale raccolto – opportunamente catalogato, conservato – non resta al chiuso di un archivio-museo dall’aria tristemente sterile: rivive e “serve” messo a disposizione in un lavoro di pedagogia della memoria; viene “messo in rete” attraverso la feconda collaborazione con associazioni con finalità socio-culturali (come per esempio l’Auser) da una parte, e dall’altra con associazioni, fondazioni, istituti impegnati nella conservazione della memoria. Tra questi è utile ricordare l’Archivio Diaristico Nazionale della “Città del Diario”, Pieve di Santo Stefano (Arezzo), «la maggiore esperienza di archivio di scrittura popolare attualmente presente nel nostro paese».
Il Territorio
Isola Dovarese conta 1.241 abitanti (Isolani) e ha una superficie di 9,4 chilometri quadrati per una densità abitativa di 132,02 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 34 metri sopra il livello del mare.Cenni anagrafici: Il comune di Isola Dovarese ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 1.298 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 1.241 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -4,39%.
Gli abitanti sono distribuiti in 591 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,10 componenti.
Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 28 e i 39 metri sul livello del mare.
L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 11 metri.
Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 32 attività industriali con 324 addetti pari al 66,39% della forza lavoro occupata, 18 attività di servizio con 51 addetti pari al 3,69% della forza lavoro occupata, altre 23 attività di servizio con 76 addetti pari al 10,45% della forza lavoro occupata e 14 attività amministrative con 67 addetti pari al 4,71% della forza lavoro occupata.
Risultano occupati complessivamente 488 individui, pari al 39,32% del numero complessivo di abitanti del comune.
 L’amministrazione
Il municipio è sito in Piazza Matteotti 1, tel. 0375-946042 fax. 0375-946354:l'indirizzo di posta elettronica è dovara@tin.it.
Gli Amministratori del Comune di ISOLA DOVARESE
Sindaco (eletto nel 2004): PASQUALI SIMONA    
La Giunta:
MARINI MARIA GRAZIA
RUGGERI FABRIZIO
ZELIOLI ROSSELLA
Il Consiglio:
BOSIO CARLA
CONFALONIERI ISABELLA
LEONARDI GIULIANO
PIAZZA MONIA
PONZONI ERMETE
SARZI RENZO AMEDEO
TURCATO ANDREA
ZAMBONI GIUSEPPE
ZELIOLI ALESSANDRO
La Casa di Riposo
ASP Casa di Riposo San GiuseppeASP Casa di Riposo San Giuseppe
Largo della Vittoria, 20- 26031 Isola Dovarese
Tel. 0375/946023 - Fax 0375/946086
Email rsa_san_giuseppe@virgilio.it
Rappresentante Legale: Pellizzoni Federico
Responsabile Amministrativo: Pari Elisabetta
Responsabile Sanitario: Squeri Fabrizio
Rette e costi per la degenza :Retta minima e massima  
Servizi compresi nella retta lavanderia - trasporto degenti con ambulanza
Servizi non compresi nella retta servizio di parrucchiere e podologo 
Retta per posti letto non a contratto € 79,70
Servizi erogati dalla struttura :Stanze singole: Si - n. 1 /Stanze singole con bagno autonomo: Si - n. 1 /Elettrocardiografo Si - n. 1 /Aspiratori Si - n. 1 /Palloni Ambu Si - n. 1 /Impianto di ossigeno Si - centralizzato /Impianto di condizionamento Si - a settori /Spazi verdi Si
Assistenza notturna :OSS con infermiere o medico disponibile Si
Attività di riabilitazione :Individuale Si /Di gruppo Si /Terapia fisica Si /Massoterapia Si /Riabilitazione cognitiva Si
Assistenza medica 24h al giorno
Attività di animazione :lettura quotidiana del giornale - tombola 2 volte al mese - laboratori vari - festa di compleanno mensile - visite al mercato del giovedì -

Curiosità
Un bel tragitto Canneto - Isola Dovarese
Km 17
Partenza da piazza Matteotti; si imbocca via Roma; dopo 300 metri, a sinistra, si svolta per via Varese.
Oltrepassata la S.S. 343 Parma-Brescia, troviamo sulla destra la vecchia "fonte di acqua ferruginosa", una fontana naturale da cui sgorga un'acqua ritenuta un tempo miracolosa per le sue
virtù terapeutiche.
Il percorso riprende dopo il sottopassaggio ferroviario con una strada sterrata che, attraverso una campagna ricca di vivai, conduce al fiume Oglio.
Dietro l'argine spuntano i tetti ed il campanile di Castelfranco d'Oglio, un piccolo borgo che sorge sull'opposta sponda cremonese. Si transita per circa 300 metri sull'argine, da esso poi si scende per attraversare una bassa, segno di un antico meandro abbando- nato del fiume.Si giunge così alla strada Provinciale Canneto-Fontanella Grazioli. Si svolta a sinistra in direzione di Runate.
Attraversata la piccola frazione, si gira a sinistra. Si percorre una strada sterrata che costeggia Gerra Gavazzi, una zona umida di notevole interesse naturalistico.
Dopo la cascina Gerra si percorre l'argine che conduce a Carzaghetto. Da segnalare la chiesa di San Michele che sorge su un dosso in posizione pittoresca.
Da Carzaghetto si prende l'argine che conduce ad Isola Dovarese. Si attraversa il ponte e, dopo 400 metri, si giunge nella bella piazza voluta dai Gonzaga, per alcuni secoli Signori di questo borgo.
Si riparte da Isola percorrendo largo della Libertà e imboccando a destra l'argine.
Dopo un chilometro e mezzo si può proseguire seguendo l'argine oppure imboccando la strada che scende e conduce a Carzago, grosso cascinale la cui struttura centrale risale al XVII secolo.
Un rettilineo riporta sull'argine che costeggia la zona umida della Bicocca.
Dopo 2 chilometri e mezzo si arriva a Castelfranco, paese sorto a ridosso dell'Oglio dove, durante la sagra di San Bartolomeo nel mese di agosto, si svolge una caratteristica processione che termina con la navigazione sul fiume della statua del santo. Si riprende percorrendo l'argine asfaltato che conduce alla S.S. 343 in prossimità del ponte. Lo si attraversa e si svolta a destra. Si segue l'argine che riporta al luogo di partenza. 
 I gruppi Isolani 
ASSOCIAZIONE CULTURALE "AMOMOS" (AMOMOS): "senza macchia" "irreprensibile" è un motto scolpito nel portale del palazzo gonzaghesco di Revere, ad opera di Luca Fancelli eseguita tra il 1457 e il 1458). L'associazione nasce nei primi mesi dell'anno 2002 per unire tutti i gruppi isolani che sono nati e operano con la proloco all'interno del Palio di Isola, con lo scopo di promuovere attività culturali, sociali ed artistiche. La crescita dei gruppi che la compongono fa si che "AMOMOS sia in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze spettacolari di un evento in ambientazione medioevale e rinascimentale.
MUSICI ET ALFIERI SBANDIERATORI DE' DOVARA .
Nascono nel 1984 dall'unione di tutti gli sbandieratori delle quattro contrade.
Lo sbandierante, o meglio l'alfiere sbandieratore, nasce come figura del Rinascimento. Inquadrato in reparti militari, ha il compito di portare l'insegna (la bandiera) con i colori del signore da cui i reparti dipendono. L'alfiere deve difendere l'insegna, a questo scopo codici dell'epoca riportano tutti i movimenti di spada avendo nell'altra mano la bandiera. E' noto, come nei tempi ormai passati, la perdita dell'insegna durante una battaglia, anche senza aver subìto perdite fisiche fra i reparti, significava aver perso la battaglia stessa.
La parte ritmica che accompagna gli esercizi sia singoli che corali è costruita su un folto gruppo di tamburi (diversificati nelle timbriche) ben orchestrati; inoltre, tutto il gruppo di sbandieratori può, all'occorrenza, diventare parte integrante dei tamburi, particolarità singolare nelle parate, con un volume sonoro molto suggestivo.
Nel 2002 il gruppo si aggiorna con un corso di bandiera per piccola squadra e singolo, tenuto da Alessandro Benassai di Volterra (campione nazionale cat. "singolo")
Il gruppo è composto da circa 20 persone. Referente del gruppo: Katia Roda tel. 0375-946338
TRIPUDIANTES DOVARENSIS .
Si costituiscono ufficialmente nel 1995, ma con un lavoro svolto negli anni precedenti nelle contrade di appartenenza. Questa somma di energie e di ricerca ha come risultato un gruppo di notevoli dimensioni che anima la piazza del Palio nei tre giorni della festa.
Il gruppo danza su musiche tratte dal repertorio Rinascimentale eseguite dal vivo da valenti musicisti. Le danze sono frutto di una attenta e rigorosa ricostruzione sulle fonti storiche e dell'insegnamento di Ingrid Wezel, poi di Lucio Fabio Testi, e attualmente di Letizia Dradi.
Lo spettacolo che ne consegue, date anche le dimensioni del gruppo, è di notevole effetto e si armonizza perfettamente con l'architettura della piazza. La varietà delle danze di corte come gavotte, saltarelli, bassedanze, branle, moresche e altre ancora, sono nel repertorio dei Tripudiantes come pure danze di origine popolare come i balli a tondo, farandole ecc. ecc.
Il gruppo si compone di 25 elementi. Referente del gruppo: Antonietta Agosti tel. 0375-946124
I PASSINCERTI .
Un piccolo gruppo di danzatrici che nasce da una costola dei Tripudiantes nel 1999. La loro formazione, oltre a Ingrid Wezel, Lucio Fabio Testi e Letizia Dradi già menzionati per i Tripudiantes Dovarensis, hanno continuato nella preparazione con altri prestigiosi insegnanti, come Bruna Gondoni, Flavia Sparapani, Cristina Deda Colonna e Alessandro Pontremoli. I Passincerti propongono spettacoli di danza medioevale, quattrocentesca, cinquecentesca e barocca con costumi e materiale di scena adeguato. In occasione del Palio si riuniscono ai Tripudiantes Dovarensis.
Collaborano stabilmente con la compagnia di musica antica "Arundel" e con l'Ensemble "La Follia" di Brescia, e con l'Ensemble musicale "Solilunio" di Genova.
Referente del gruppo: Laetithia Puerari tel. 339-3371722
COMPAGNIA TEATRO "A L'IMPROVVISTA" .
È l'anima folle e comica del Palio, senza nulla togliere agli altri gruppi che non sono da meno. Dal 1993 si occupa di teatro e di spettacoli da strada, cura le coreografie con il fuoco e i giochi pirotecnici nell'ambito del Palio. Trampolieri, sputafuoco, acrobati, giullari, affabulatori, musici, danzatori, giocolieri, burattinai e comici dell'arte, fanno parte dell'organico del gruppo. I personaggi, i loro costumi, le loro invenzioni, la capacità di intrattenimento completano le loro esibizioni. Tutto questo è frutto della passione per il teatro di strada, il divertimento nel farlo, il corso triennale sulla tecnica del giullare condotto da Bepi Monaj, i laboratori di Pierangelo Suma, l'esperienza sulle piazze e le strade danno alla compagnia una personalità spiccata ed originale.
Completano il cerchio la ricerca dei testi, dei costumi, delle musiche, dei canti, delle danze e degli attrezzi "da lavoro" attingendo dal repertorio popolare antico.
Farse brevi, i Contrasti, tornei grotteschi, serenate, parate, improvvisazioni, l'omo selvaticus, danze popolari, ridicoli sputafuoco, la gogna, giocolieri matti, burattini simpatici e burattini tristi, il ghirondaio, le maschere, gli spettacoli con il fuoco fanno la vivacità tangibile di un borgo, di un castello, di una corte, di un banchetto, di un mercato medioevale.
L'uso di attrezzature tecniche come microfoni o luci è limitato all'indispensabile; nella intenzione de "l'improvvista" resta la volontà di ricreare quelle atmosfere a cui non siamo più abituati, dove la voce, la musica, i rumori e la luce hanno una dimensione reale e domestica.
La compagnia è composta da dodici folli. Referente del gruppo: Valeria Arcari tel. 0375-946160
FALCONARII DOVARENSIS .
Opera dal 1998 pratica e fa conoscere questa arte millenaria intesa come segno di nobiltà. Il Gruppo Falconieri Isolani educa ed addestra uomini e rapaci alla caccia con metodi ed attrezzature filologiche, frutto della consultazione di testi che ne illustrano anche le ragioni e le motivazioni. Si sa di certo che la pratica della falconeria era segno di prestigio; nel medioevo e nel rinascimento, re, principi e signori si sfidavano in battute di caccia con i loro addestrati falconi, nutrendo per questi, un grande rispetto.
Si racconta, inoltre, come questa arte fosse praticata anche dalle donne delle principali famiglie regnanti dell'epoca, cosa rara per il periodo che le vedeva escluse da ogni attività; esse, con i loro sparvieri cacciavano allodole, quaglie, fagiani e quantaltro.
l gruppo Falconieri è presente in molte rievocazioni del nord dell'Italia.
Referente del gruppo: Cristian Ghidoni tel. 0375-946139 Cell. 339-1371956
CARTA E SPAGO.
 Sono Gabriele, Roberta con Enrica e Cecilia, si sono sempre interessati di marionette e burattini, creandoli con i materiali che si possono recuperare in ogni casa; quindi con legno, spago, cartapesta e tessuto inventano personaggi di ogni tipo e dimensione, scrivono storie che si animano di fauni e fatine, piccoli sputafuoco, acrobati e giocolieri.
Ma, diversamente dagli altri, loro non sono un gruppo, ma un allegra famigliola.
Roberta, Gabriele, Enrica e Cecilia rispondono al telefono facendo questo N° 0375.396113
COMITES SAGITAR.
 II Gruppo di nuova formazione. Un discreto numero di appassionati di tiro con l'arco pensa che il ritorno alle origini non sia una cattiva pensata. Per cui smessi gli attrezzi e gli abiti contemporanei, indossati costumi e impugnati archi di legno di tasso, acero o frassino, tentano di ricreare quelle condizioni in cui la caccia era ancora in una dimensione umana e la difesa o l'attacco in una battaglia erano ancora privi della freddezza che porteranno le armi da fuoco "fra qualche decennio".



** materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti , Cremona 8 novembre 2006.

 


       



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Il Miur prevede il pagamento nel mese di febbraio 16/12/2010



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