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 Il Punto

19 Novembre, 2010
Fermare il Terzo Ponte è possibile.
L'unica soluzione plausibile per porre un freno a questa mannaia sul territorio cremonese

Fermare il Terzo Ponte è possibile.
L'unica soluzione plausibile per porre un freno a questa mannaia sul territorio cremonese
L'unica soluzione plausibile per porre un freno a questa mannaia sul
territorio cremonese è l'informazione alla cittadinanza, sensibilizzare tutti
gli organi di stampa liberi, far circolare la notizia tramite blog, internet.
Informare su un progetto assurdo, dannoso per tutti e utile solo, sottolineo
solo, a Centropadane e a pochi altri industriali. Dimostrazione a ciò è la
mancanza di Centropadane di dati certi sul traffico, sull'ammontare degli
investimenti, sull'impatto ambientale, e non per ultimo sull'incidenza sulla
salute dei cremonesi residenti.
Oramai ci troviamo di fronte all'ennesima prova di mancanza di dignità, e di
lealtà da parte di chi spinge per far realizzare il Ponte.
Nei mesi scorsi, l’on. Luigi De Magistris ha presentato all’UE un’
interrogazione sulla vicenda, in particolare sull’impatto delle aree protette
SIC e ZPS. Con risposta 1/9/10 l’UE ha confermato che ha chiesto chiarimenti
alle autorità italiane. La Commissione ricorda anche che “… le autorità
nazionali competenti danno il loro accordo su tale progetto soltanto dopo aver
avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito protetto.
Qualora questo non possa essere accertato, il progetto può essere portato
avanti solo in mancanza di soluzioni alternative e alle specifiche condizioni
della direttiva. In base alle informazioni fornite dall'onorevole parlamentare
in merito all'impatto potenziale del progetto "Terzo ponte" su diversi SIC e
ZPS, la Commissione ha chiesto alle autorità italiane di fornire ulteriori
chiarimenti al fine di valutare il rispetto delle disposizioni sopraelencate.”
La situazione quindi è a risalto europeo, quindi non possiamo noi come
cittadini ignorare le molte lacune, e possiamo di nostro trarre i resoconti
finali.
Non ci vuole una mente illuminata per rendersi conto della caparbietà di certi
ambienti politici e industriali per far di tutto per la realizzazione, l'unico
contrario risulta sempre il solitario, purtroppo, consigliere Schifano (IDV),
che continua la sua battaglia solitaria in consiglio comunale, fuori dai
consigli comunali ci sono comitati, e cittadini cremonesi e piacentini che
fanno sentire la loro voce di disappunto ad un'opera inutile.
Un'opera che il teoria è appoggiata da dati vecchi e approssimativi, un palese
esempio sono i dati sul traffico. Il progetto viene giustificato utilizzando
stime di traffico tra il 2001 e 2006, sulle principali atustrade, prevedendo
tassi continui di crescita, fino al 2033. Non vi sono studi reali né aggiornati
sul traffico nell'ultima ersione del progetto (Marzo 2010), che evidenziano,
che a partire dal 2008 e in modo costante, sulla sola A21 vi è stata una
riduzione del 7.5% del traffico pesante (fonte: Centropadane) tuttora in corso,
mentre studi di settore (es. Unione Petrolifera) prevedono una riduzione e
successiva stabilizzazione nel medio-lungo periodo del traffico veicolare,
anche considerando la probabile ripresa delle attività economiche e
commerciali.
I dati aggiornati sul traffico esistono, ma nessuno lo dice.
Dall’inizio del 2009 sono in funzione sul territorio provinciale piacentino 26
centraline per monitorare il traffico. Il progetto rientra nel Sistema
regionale di monitoraggio stradale (Piano regionale trasporti 2010-2020).
Nell’area interessata dal Terzo ponte sono presenti almeno 4 rilevatori:
1) n.391, uscita ponte in ferro SP10;
2) n.616, SP588 fra la rotonda ingresso A21 e curva per S.Giuliano;
3) n.309, bivio loc. Cristo;
4) n.390, dopo cavalcavia A21 loc. La Villa.
In un documento a parte si pubblicano i dati relativi ai 4 rilevatori,
fornendo qualche considerazione di massima sui flussi di traffico.
Risultati sorprendenti. Analizzando i dati (ricevuti dalla Provincia di PC e
validati dalla Regione), si ricava che i veicoli che vanno e vengono dal Ponte
in ferro sono in media 20.500 al giorno (di cui solo il 5% di camion). Di
questi, solo 3.100 vanno sulla A21 e viceversa, mentre 10.400 in direzione
Piacenza e viceversa, 2.900 verso Fiorenzuola e viceversa (loc.Cristo) e 4.000
verso Fidenza e viceversa.
Ciò significa che la gran parte dei veicoli non usa l’autostrada e che
Castelvetro non ha bisogno di un’autostrada (neppure funzionale al traffico su
Cremona), quanto di una tangenziale!
Si ricorda, infine, che recenti rilevazioni sulla Caorsana rilevano i camion
al 20% sul traffico totale, a conferma che il casello di Castelvetro (a
differenza di quello di Caorso) ha un’influenza trascurabile sui trasporti di
merci.
La questione sicurezza è fondamentale per capire la rotta in cui si vuole
portare la questione.
Gli enti (leggasi: comune di Cremona e provincia PC) si affrettano a
comunicare in modo tempestivo alla stampa, a poche ore dalla conclusione di
ogni incontro politico sul Terzo ponte, che “va tutto ok”, “si va avanti”,
“tutto il territorio è unito”.
Questa forma ostentata di rassicurazione, però, non corrisponde affatto alla
realtà dei fatti, sia per le “falle” che stanno emergendo dal progetto, sia per
le tensioni palpabili che si vivono sulla partita, confermate da chi frequenta
gli uffici e dal dato, oggettivo, dei continui rinvii della conferenza dei
servizi.
Altro dato di interesse cittadino è l'incontro a Roma del 21 Settembre, in cui
ha rilevato problemi seri sul progetto definitivo, il quale presentato al primo
incontro della Conferenza dei servizi, ha subìto adeguamenti rispetto al
progetto definitivo (31 Marzo 2010, alla sua terza versione in 5 anni), già
interessato da VIA, sia nel territorio cremonese, sia piacentino. Gli enti
locali hanno espresso parere positivo, ma vincolato a nuove richieste
sostanziali rispetto al progetto, in alcuni casi contraddittorie che, nella
ragionevole delle ipotesi, richiedono un ulteriore versione del progetto e, da
non escludere, un'ulteriore VIA.
La società Tamoil, ha dichiarato che il tracciato è in contrasto con le norme
per aziende a rischio di incidente rilevante. Si ricorda che presso il Porto
Canale vi è la maggior concentrazione di aziende cremonesi a rischio incidente
rilevante, infatti è razionale secondo Centropadane, costruirci sopra una
strada, per il traffico pesante e automobilistico, senza oltretutto vie di fuga
in caso di incidenti o incendi delle industrie sottostanti, per la serie
facciamoci del male da soli, ma va bene lo stesso.
Le due regioni (Lombardia e Emilia Romagna), i tre ministeri e l'Autorità del
Bacino del Po non si sono espressi (si ricordi che il progetto è considerato di
rilevanza nazionale).

Stiamo attenti, si parla di probabile ripresa per quanto riguarda economia e
dati sul traffico, e non di certa ripresa ovviamente, si pensi al governo dei
festini, e in mente non viene in mente una ripresa certa sul piano economico,
tenendo conto solo una statistica ufficiale che relega l'Italia al penultimo
posto tra i paesi dell'intero globo, riguardo la crescita economica rispetto
gli ultimi 10 anni, dietro di noi c'è solo Haiti, e tutti gli altri paesi
europei triplicano il nostro dato (poco superiore il 2%).
Tenendo conto anche dell'indole delle istituzioni cremonesi, tenendo conto
dell'indole italiana, e dei rispettivi governi, troviamo difficile prevedere
una crescita economica così decisa e seria nel medio-breve periodo.
Non ci vuole sicuramente una mente geniale per capire che ci sono maggiori
fatti negativi che positivi, certamente ci vuole una mente illuminata per far
passare un progetto di simile bassezza di dignità nei confronti dei cremonesi.
Ipotizzando una soluzione al massimo negativa su vari fronti ci potremmo
ritrovare una strada che passa sopra ad aziende a forte rischio incidenti, un
ponte che rovinerà sponde fondamentali per il fiume Po da una parte, magari una
o due centrali nucleari tra la zona di Cremona-Mantova, il tutto aggiunto alla
solita massiccia concentrazione di inquinamento tipico del Cremonese, non
possiamo sicuramente stare tranquilli per noi stessi, la nostra salute è a
rischio. Ultimo dato è la conferenza sui tumori che la classificato Cremona
attualmente come una delle tre città con maggior mortalità di tumori alle vie
respiratorie.
Il futuro per loro in termini di rendiconti economici è grandioso, ma per il
cittadino cremonese è un futuro disastroso!
Loro non si arrenderanno, Noi nemmeno!"
Movimento 5 stelle Cremona

Alessandro Tegagni

 


       



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