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 Storia Cremonese

25 Febbraio, 2006
Castelverde ,da Castagnino Secco a Castelverde.
I personaggi: Giuseppe Cappi e Fiorella Ghilardotti


Castelverde
Da Castagnino Secco a Castelverde.

Il comune di Castelverde è raggiungibile da Cremona percorrendo circa 6 Km della statale 498. Confina a nord con il comune di Casalbuttano ed Uniti, a nord est con il comune di Olmeneta, ad est con il comune di Pozzaglio ed Uniti, a sud est con il comune di Persico Dosimo, a sud con il comune di Cremona, a sud ovest ed ovest con il comune di Sesto ed Uniti e a nord ovest con il comune di Paderno Ponchielli.

Il territorio si estende su 30,94 Kmq di terreno alluvionale argilloso e pianeggiante, la cui massima altitudine è di 57 metri s.l.m. e la minima di 45 metri s.l.m.; non lo bagnano corsi d'acqua se si fa eccezione per le rogge di irrigazione ed i collettori per l'agricoltura. Gli attuali 4.872 abitanti (al 31 dicembre 1999) popolano circa il 7,79% della superficie del distretto, mentre l'estensione dei centri abitati raggiunge i 2,41 kmq.

La toponomastica di Castelverde è varia durante lo svolgimento della sua storia. Nel medioevo il borgo prendeva il nome di Castagnino Secco, la prima parte del quale deriva dal latino "castagnetum" per indicare l'idoneità della zona alla coltura della pianta di castagno, la seconda parte del nome non deriva, come sarebbe intuibile pensare, dal latino "siccus" ma dal cognome di origine longobarda "Sich" dalla cui radice derivano i nomi tipici di quell'epoca, come Sicardo, Sichifredo e Sicco. In seguito il nome cambiò in Breda de Bugni. Breda è un toponimo molto diffuso in Lombardia che sta ad indicare "casa colonica con podere" mentre Bugni è la dicitura volgare di"stagni"

La storia di Castelverde inizia nel 218 a.C. quando i romani fondarono le colonie di Cremona e Piacenza (recenti studi sembrano invece sostenere che i due insediamenti fossero già presenti in epoca celta e che i romani vi si insediarono dopo aver vinto alcune battaglie contro i Celti Insubri e Boi). Il territorio che si presentava quasi interamente palustre venne bonificato e coltivato a grano e vite, le due colture ritenute dominanti dai romani, ed a castagno considerata una coltura recessiva.Testimonianze di insediamenti antecedenti alla data sopra riportata sono state verificate nel 1898, quando nel territorio dell'attuale Costa S. Abramo, sono stati rinvenuti i resti di capanne e palafitte costruite sulla terraferma risalenti all'età del bronzo (i reperti archeologici sono custoditi nel Museo Civico di Cremona). Fu opera dei romani la divisione delle terre in "centurie", quadrati di terreno formati da cento parcelle di due jugeri ciascuna. La vita economica e politica del paese fu strettamente legata a quella della vicina città fino alle prime incursioni barbariche quando Cremona si chiuse nelle sue mura abbandonando le campagne che smembrate furono incluse, per buona parte, nelle proprietà di Brescia e Bergamo.

Dopo un lungo periodo oscuro fu agli inizi del dodicesimo secolo che i monaci cistercensi iniziarono a prendersi cura del territorio realizzando bonifiche ed arginature e successivamente a guidare la comunità ecclesiale di Castagnino Secco dal 1463 al 1677. Di quest'epoca sopravvivono ancora oggi alcune interessanti testimonianze architettoniche: la villa Soresina Vidoni di Terra Amata ed il castello Trecchi di Breda de Bugni. L'organizzazione del territorio portò ad una differenziazione dei tipi di colture, in rapporto all'estensione dei campi coltivati. A tale situazione si adeguarono il catasto di Carlo V, compilato fra il 1549 ed il 1551, e quello di Maria Teresa d'Austria iniziato nel 1721 e protrattosi per diversi anni. Fino all'Unità d'Italia Castelverde portò il nome di Breda de Bugni. A metà del secolo scorso il comune venne descritto come un piccolo villaggio del distretto di Pizzighettone. Accanto alle tradizionali colture del frumento, del miglio, delle fave, dei fagioli e del fieno viene introdotta la pianta di gelso, talmente diffusa nella zona da essere probabilmente all'origine del nome di Castelverde che risale al 1868, anche se destinato a non essere ancora definitivo.

Nel 1928 Castelverde, capoluogo che racchiude le frazioni di Livrasco, Ossalengo, Marzalengo, San Martino in Beliseto, Tredossi, Costa S. Abramo e Castelnuovo del Zappa, ritorna all'antico nome di Castagnino Secco riunendo in un solo paese Tredossi, San Martino in Beliseto e l'attuale Castelverde. Negli anni venti il comune contava circa cinquemila abitanti, quindi in numero superiore agli attuali. Un'apposita domanda al governo centrale di Roma venne inoltrata nel 1959 perché Castagnino Secco potesse essere cambiato per l'ultima volta in Castelverde. Da questa data in poi il nome Castagnino Secco non compare più sulle carte geografiche ma solo sui cartelli di una via del capoluogo che ricordano i suoi trascorsi toponomastici.

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Comuni esistenti nel 1861
*Ossalengo Livrasco
*Dosso Baroardo
*Marzalengo
*Cavallara
*San Martino in Beliseto
*Licengo
*Costa San Abramo
(con località Cura Affaitati)
*Castelnuovo del Zapa
*Breda dè Bugni
( con località Castagnino Secco)

Nasce il comune di Tredossi nel 1868
Il 25/2/1866 i comuni di Ossalengo Livrasco,Dosso Baroardo e Marzalengo cessano di esistese e fondano il comune di Tredossi.

Cavallare si unisce il 10/5/1867 a San Martino in Beliseto.

Nasce il comune di Castelverde nel 1868.
Il 24/9/1868 Licengo, Costa San Abramo,Castelnuovo del Zapa e Breda dè Bugni si fondono e costituiscono il comune di Castelverde.

L'attuale assetto comunale data 28/06/1928 qunado i comuni di Tredossi e San Martino in Beliseto vengono aggregati al Comune di Castelverde.
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La Cascina Breda de' Bugni di Castelverde

Cascina Breda , oggi sede di un agriturismo, è facilmente raggiungibile in quanto ben segnalata dalla SS n° 498.

Scarsissime le notizie storiche riguardanti, in modo specifico, la cascina Breda de' Bugni. Il toponimo Breda, per alcuni derivante dalla voce latina proedium, per altri dalla longobarda braida, indica un podere di più campi con casa colonica. La specificazione de' Bugni è dovuta alla famiglia che ne fu in possesso. Questa antica e nobile famiglia, estinta da tempo, possedeva beni nelle Chiusure di Cremona nella persona di Redulfo. Il notaio Giuseppe Bugni, figlio o nipote di Redulfo, risultava operante nel 1270. Ma fu Primo, figlio del citato notaio, che, avendo castello ed ampio possedimento in una "Braida" suburbana, legò il proprio nome alla località in questione. Maffei Bugni forse figlia di Primo, divenne madre di Ugolino Cavalcabò, signore di Cremona.

Teatro di un'importante battaglia tra l'esercito veneziano e quello cremonese nel 1452, Breda de' Bugni assistette alla vittoria della forza nostrana capeggiata dal Salerno. Nel 1470 il duca di Milano Giovanni Maria Visconti concedeva a Pino de' Bugni completa esenzione d'imposta su villa e castello che egli aveva in Breda. Dopo quest'ultimo personaggio non si hanno altre notizie della famiglia cremonese. L'intero patrimonio passò poi ai Castiglioni ed, in seguito, ai nobili Trecchi. Citazioni storiche posteriori vedono Breda de' Bugni descritta come piccolo villaggio agreste. La casina ha impronta quattrocentesca. Si trattava di un piccolo villaggio cinto da mura - parte delle quali ancora visibili - formate da un basamento a scarpa con cordonatura bombata; un tempo, probabilmente, erano circondate dalle acque di un fossato che ancor oggi scorre poco distante. La cascina-paese era di notevoli dimensioni; al suo interno, sul lato ovest, vi è l'ala superstite di una fortificazione posta in direzione nord-sud. All'interno di questa si rifugiavano gli abitanti del villaggio quando erano minacciati. Il castello in seguito 'troncato" nell'ala verso i campi, venne trasformato in residenza castellata e quindi in palazzo. Una delle due torri poste alle estremità, quella a sud è di maggior grandezza dell'altra; questo, si dice in cascina, per improvvisa mancanza di fondi all'epoca della costruzione, ma l'arte costruttiva delle fortificazioni insegna che spesso ciò accadeva con precisi scopi funzionali. Incisioni murarie per i meccanismi del ponte levatoio sono ancora evidenti mentre la fossa perimetrale è stata chiusa non molti anni fa. Le maggiori trasformazioni ed adattamenti del maniero si ebbero nel '500 (belle soffittaure a cassettone) ma altre ve ne furono in seguito.

Ancora all'inizio di questo secolo la costruzione ebbe particolari cure ed una sala a pianterreno, tutta decorata, è lì a ricordarcelo con la data 1927 (MCMXXVII) contenuta in una lunetta sostenuta da putti. Come in ogni luogo carico di storia, anche tra le mura di Cascina Breda aleggiano i fantasmi di antiche leggende. Tra tutte ricordiamo quella che narra della fuga di due amanti lungo un sotterraneo della cascina verso Terra Amata (toponimo che probabilmente si riferisce proprio alla leggenda in questione): per i due sfortunati si compì il tragico binomio amore e morte, dal momento che proprio quel sotterraneo che avevano sognato come via verso la libertà si trasformò nella loro tomba.

fonte: www.agriturismobreda.com
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La cascina Mancapane

La cascina Mancapane è un importante complesso rurale di antica formazione di notevole interesse morfologico, appartiene tipologicamente alla corrente villa-cascina (ne è un imponente esempio). I temi castellani qui sono frequenti e creano una costruzione stilisticamente un po’ pesante ma indubbiamente fantasiosa.
Questa cascina ha origini remote e secondo le fonti era già esistente nel XV secolo. Fu proprietà dei Padri Carmelitani di San Bartolomeo di Cremona che ne furono gli amministratori fino ai primi decenni dell’800 dopodiché il possesso passò, nel corso degli anni seguenti, a famiglie illustri del tempo: Vidoni, Soresina, Turina.
La tradizione popolare fa riferimento all’esistenza di un condotto sotterraneo che metterebbe in comunicazione con il convento di San Salvatore e con l’attuale cascina castello di San Vito.
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Castelverde e le sue Cascine

Il Cremonese è terra di cascine. Sono fra le più belle e le più vaste della Lombardia. Sono villaggi racchiusi dentro una corte ma al tempo stesso sono gli opifici dell'agricoltura. La loro maggior diffusione risale al XIX secolo, quando nelle campagne lombarde si introdusse un sistema di conduzione capitalistico con grandi fondi agricoli e con la riduzione dei contadini a braccianti.
Degno di rilievo il castello di Breda de' Bugni , con due possenti torrioni angolari. Risale al XIV-XV secolo.
Con poche pedalate si giunge a Castelverde . Nella piazza principale prospetta la decorosa chiesa barocca di S. Archelao (all'interno preziose ancone lignee del XVII sec.). Uscendo dall'abitato per via Dante ci si immette su una strada campestre sterrata che tocca Castelnuovo del Zappa e quindi, di nuovo su asfalto, Licengo
. Se a Breda de' Bugni si impone un castello, a Licengo fa spicco una lussuosa villa nobiliare, appartenuta ai Sommi Picenardi, ma in entrambi i casi alla funzione originaria si è aggiunta quella agricola a ulteriore riprova della vera vocazione di questo territorio.
Le frazioni sparse nella campagna sono in realtà l'aggregazione di due o più cascine, come si nota a S. Martino in Beliseto , la successiva tappa del percorso. Imboccata con prudenza la strada provinciale diretta a Bordolano si avvicinano, a poca distanza dalla rotabile due interessanti cascine. La prima, a destra - la Cavallara - è un esempio di villa-cascina d'origine rinascimentale con un palazzetto preceduto da una corte cintata e da due torri gemelle. La seconda, a sinistra - la Mancapane - è un singolare 'remake' stilistico, frequente nelle cascine di fine '800, dove il simbolismo degli elementi da castello gotico tende a enfatizzare il ruolo di presidio agricolo.
L'itinerario volge ora su se stesso e torna verso Cremona seguendo l'argine del Naviglio Civico di Cremona dove è in fase di realizzazione una pista ciclo-pedonale. Se ne discosta solo per un breve tratto avvicinando Ossalengo con la Villa Vernaschi. Questo naviglio fu scavato nel Medioevo per far sì che anche i cremonesi, oltre ai bresciani, potessero attingere acque irrigue dal fiume Oglio.

fonte:http://www.vasentiero.it
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Gli Amministratori del Comune di CASTELVERDE


Sindaco (eletto nel 2004): LAZZARINI CARMELO
La Giunta: BRUSCHI ANGELO
DALEDO GIANPIERO
DOLARA IVANO
Il Consiglio:
POMPINI PAOLO LEO
BAZZANI ANGELO
BONISOLI GIUSEPPINA
DOMANESCHI NICOLETTA
FERLA STEFANO
FIONI MASSIMO
FRANZINI MARA
FRANZOSI GIUSEPPE
PARI LUCIANO
PIETROGRANDE FRANCESCO
ROSSI GIANLUCA
SMERRIERI GIANCARLO
TUROTTI GIORGIO
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Opera Pia SS.Redentore.

L'O.P. SS. Redentore è stata costituita quale Fondazione nel 1901 ed è stata eretta in Ente Morale con R.D. nel 1931.Oggi è una Findazione retta da un Consiglio di Amministrazione formato da cinque membri.
E' accreditata dalla Regione Lombardia come Residenza Sanitaria Assistenziale per Anziani e come Istituto Educativo Assistenziale per Handicappati.
I Servizi Offerti:
120 posti Anziani Non Autosufficienti Totali (NAT)
30 posti Anziani Non Autosufficienti Parziali (NAP)
60 posti Handicappati
Ricoveri di Sollievo
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I personaggi

Giuseppe Cappi

Biografia

Giuseppe Cappi (Castelverde, provincia di Cremona 14 agosto 1883 - Roma 12 luglio 1963) è stato un costituzionalista, un magistrato ed un uomo politico italiano.

Dopo la laurea in giurisprudenza svolse per anni la professione di avvocato, interessandosi però anche e soprattutto di politica: nel 1907 fu consigliere comunale di Cremona, un anno dopo fu assessore all'urbanistica e nel 1910 divenne deputato tra le fila del Partito Popolare Italiano. Membro dell'Azione Cattolica, confermò il suo seggio alla Camera dei Deputati fino al 1921, anche se si dimise temporeanamente nel periodo 1915-1918 perché prese parte alla Prima guerra mondiale nel reparto mitraglieri.

Nel primo dopoguerra aumentò la sua importanza all'interno del PPI, di cui diventa consigliere nazionale dal 1920 al 1924 e membro della direzione. Schierato nella corrente di sinistra, dopo l'avvento al potere di Benito Mussolini e tra i più decisi oppositori alla partecipazione dei popolari al governo. Manifesta la sua opposizione al fascismo scrivendo articoli per varie testate, tra cui L'Azione, Il Domani d'Italia e Pensiero popolare di Torino, di cui fu direttore insieme a Giuseppe Piccioni: processato per propaganda sovversiva nel 1923, sarà in seguito assolto.

Durante la dittatura mussoliniana si dedicò solo all'attività forense. Al termine della Seconda guerra mondiale aderisce alla Democrazia Cristiana con cui diventa deputato all'Assemblea Costituente nel 1946. Confermato nel 1948, da gennaio a luglio del 1949 sarà segretario nazionale dello Scudo Crociato, mentre dal luglio del 1949 al dicembre del 1950 sarà capogruppo della DC alla Camera. Ancora rieletto a seguito delle elezioni politiche del 1953 (quelle della famosa legge truffa), il 3 novembre 1955 viene eletto dal Parlamento Italiano Giudice Costituzionale (ha giurato il 15 dicembre 1955). Il 4 marzo 1961 è eletto Presidente ma il 10 ottobre 1962 si dimise da tale incarico per motivi di salute. Il 12 luglio 1963 si dimette anche da Giudice.

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Fiorella Ghilardotti
BIOGRAFIA

Fiorella Ghilardotti
*nata il 25 giugno 1946, Castelverde (CR) e deceduta il 13 settembre 2005 a Milano
Laurea in economia e commercio.
Insegnante, dirigente sindacale.
Ha operato nell'ENAIP (ente per l'istruzione professionale delle ACLI) prima come insegnante e successivamente presso la sede regionale.
Dirigente della CISL ( dal 1975)
Segretaria confederale della CISL di Milano
Consigliere Regionale per i Democratici di Sinistra (1990-1995).
Presidente della Regione Lombardia (1992-1994).
Parlamentare Europeo per dal 19/07/1994 al maggio 2005, eletta nella Circoscrizione elettorale: I - Nord Ovest con. 57.391 voti di preferenza

Al Parlamento Europeo aderiva al Gruppo del Partito del socialismo europeo, Membro dell'Ufficio di presidenza

Altri incarichi nel Parlamento europeo:
Commissione giuridica e per il mercato interno, Membro
Commissione per i diritti della donna e le pari opportunità, Membro
Commissione per l'occupazione e gli affari sociali, Membro sostituto
Assemblea parlamentare paritetica della convenzione fra gli Stati dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico e l'Unione europea (ACP-UE), Membro
Membro dell'Ufficio di presidenza del Comitato per le Regioni dell'Unione europea (1993).
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Il suo impegno politico e sociale.

E’ stata particolarmente attiva nell’ambito delle politiche femminili, sociali, della salute e nel campo delle problematiche legate alle aree metropolitane. Inoltre da sempre si è interessata alla formazione e all’educazione permanente. Ha seguito con molta attenzione le tematiche e gli sviluppi all’interno del mondo delle associazioni e dell’economia sociale, organizzando e partecipando a numerose conferenze sul terzo settore in Italia e in Europa.
Ha inoltre promosso una nuova linea nel bilancio dell’Unione Europea a favore di queste realtà

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* materiale ricercato ed organizzato da Gian Carlo Storti - Cremona 25-2-06

 


       



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