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 Storia Cremonese

06 Agosto, 2006
Casalmorano e il “castello rifabbricato”
Chi passa oggi sulla via principale di Casalmorano – e ne passano di mezzi, più e meno pesanti

Casalmorano e il “castello rifabbricato” 

Chi passa oggi sulla via principale di Casalmorano – e ne passano di mezzi, più e meno pesanti! – forse non percepisce l’eco di una antica storia, forse non ne ha nemmeno la giusta prospettiva. Il paese era sorto sulla costa che costituisce il limite della valle del Morbasco ma, aggiunge Valerio Guazzoni, «il dislivello era meglio distinguibile un tempo, prima cioè che l’espansione del paese verso Soresina con insediamenti importanti come la Casa di Riposo coniugi Prejer o lo stabilimento Syngenta alterasse la prospettiva. Allora il paese era tutto allineato lungo la costa e nel punto più elevato di essa sorgeva il Castello.»

E se oggi la frazione di Mirabello, sommersa d’estate da un mare verde di granoturco – a che cosa servirebbero d’altro il Naviglio Civico e il canale Pallavicino – se dunque Mirabello si fa notare soltanto con un bel campanile di inizio ‘900, è bene tener presente che fino al 1867 era comune autonomo e si è sempre “distinto” tra i feudi e proprietà circostanti con i suoi Cavalieri di Malta dei quali fu commenda fin dal ‘400, con la sua Cascina Castello dal nome forse solo evocativo e non “probatorio”.

Cosa resta invece del Castello – o casa padronale fortificata? – di Casalmorano, un tempo circondato da fossato, già menzionato in un documento del 995? Nulla e molto, forse. Fu fatto demolire verso il 1880 dal marchese Uberto Pallavicino Clavello; al suo posto oggi vediamo l’edificio liberty in cui ha sede l’oratorio parrocchiale. Ma – così dalla Lombardia alla Sicilia – le resistenti pietre di un antico edificio raramente finivano in “discarica”; quelle del “castello” di Casalmorano pare fossero state riutilizzate nella costruzione della Cascina Maggiora del marchese. E non sarebbe l’unico castello della Pianura Padana a “rivivere” nelle mura di una cascina.

Borgo agricolo dalle terre fertili, garantì la prosperità di varie famiglie alle quali nei secoli fu infeudato; basti ricordare i Tinti, i Barbò – forse un po’ “lontani” per incidere e voler incidere nelle questioni locali – i Persichelli, i Pallavicino… Nell’800 troviamo le famiglie Della Volta e Malossi, quest’ultima nota anche per aver invitato a Casalmorano Giovanni Carnovali, detto il Piccio.

«Nel Seicento quando il paese contava “millecinquecento anime incirca”, il suo territorio produceva “vino, frumento, segale, miglio, melega, fieno ed ogni sorta de frutti et legumi, ma in particolare lino in abbondanza, et questo è il maggior exercicio dell terra”. Vi erano inoltre quattro mulini, “alcuni legnamari, tessadori, muratori” e “due ferrari” o fabbri. L’economia tradizionale, prettamente agricola e volta soprattutto a soddisfare il fabbisogno interno, subì profonde trasformazioni nel corso del sec. XIX. Insieme al rapido incremento della popolazione, anche Casalmorano assistette alla graduale introduzione di metodi intensivi di coltivazione e al concentrarsi della produttività in alcuni generi di coltura come quella del mais. L’apertura di una grande filanda, ad opera del sindaco Giovanni Rigolini verso la metà del secolo, fu il primo importante passo verso una industrializzazione che, soprattutto nella seconda metà del sec. XX, avrebbe ampiamente modificato e diversificato la situazione occupazionale ed economica. Oggi operano in paese imprese industriali e artigiane in vari settori produttivi (selezione di ibridi di mais, meccanica, fibre plastiche, rubinetterie, confezioni). Dal 1913 è inoltre presente a Casalmorano una dinamica Cassa Rurale ed Artigiana oggi attiva a livello provinciale come Banca di Credito Cooperativo e dal 1968 è in funzione un Casa di Riposo per oltre cento ospiti, fra le meglio attrezzate della Provincia. » (Valerio Guazzoni, www.casalmorano.com).

 

L’antica chiesa di Santo Stefano

 

«Quest’oratorio ricapito solo di furfanti forse starebbe meglio demolito - scriveva nel 1640 il canonico Giovanni Maria Cassiano, vicario del cardinale Campori. Ma ad abbatterlo gli abitanti non si rassegnarono mai, promuovendo anzi periodici interventi di restauro ed abbellimento.

A legarli a questa chiesetta solitaria erano memorie antichissime e devozioni assai radicate, ma soprattutto la pietà per le vittime delle ricorrenti epidemie che venivano sepolte nel piccolo camposanto antistante. Come accadde sicuramente in occasione della peste del 1630 e del colera del 1836.

Già nel 1613 era stato raccolto materiale per la costruzione, ma il progetto non dovette avere seguito se ancora nel 1630 Ughetto Lanzi disponeva di un lascito per la “fabbrica di Santo Stefano”.

Nel 1646, come apprendiamo dagli atti della visita Visconti, era stato ricostruito solo il presbiterio in forme simili a quelle attuali: l’oratorio è antichissimo e fabbricato alla maniera antica.» (Fonte: www.casalmorano.com)

Purtroppo le originali pitture sui muri della chiesa sono andate distrutte, alcuni nel crollo dell’abside avvenuto non molti decenni fa, tra queste la prima opera – una tela dedicata alla Lapidazione di Santo Stefano – dell’allora giovane Stefano Lambri, (1618).

Una cappella conserva ancora la memoria degli eremiti che un tempo custodivano la chiesa e, così si narra, “rischiavano la vita” per colpa dei “banditi” che lì avrebbero cercato rifugio.

Gli affreschi hanno “ceduto” il posto a tele dedicate a Maria (ora disperse pure quelle); più in generale «interessante è l’evoluzione, avvenuta all’inizio del secolo XVIII, da luogo di culto campestre, legato alla memoria degli appestati, a piccolo santuario mariano», come dimostrano le tavolette votive appese vicino all’altare della Beata Vergine».

 

 

Albino Gorno

 

Tra gli artisti che resero celebre il piccolo centro agricolo di Casalmorano va ricordato il musicista Albino Gorno che qui nacque nel 1859, figlio di Davide Gorno, organista della chiesa arcipretale, spesso in vertenza con la struttura ecclesiale per garantirsi un contratto adeguato al mantenimento della sempre più numerosa famiglia. La madre di Albino, Giuseppina Berra, morirà nel 1866 lasciando 4 bambini; la seconda moglie, Teresa Bono, maestra delle scuole elementari, darà alla luce altri sei. Nel 1876 Davide Gorno si dimette e fa richiesta al Sindaco per il trasferimento a Milano.

Grazie a questo trasferimento il giovane Albino può entrare – e lo fa subito – al Conservatorio “G. Verdi”, per studiare pianoforte, organo e composizione. Ottiene molti riconoscimenti.

Nel 1881 un incontro darà una svolta inaspettata alla carriera e alla vita di Albino e,  successivamente, di altri membri della famiglia Gorno. La famosa cantante lirica Adelina Patti, al Conservatorio di Milano, ha trovato in Albino Gorno il pianista accompagnatore che cercava; inoltre – a malincuore per doverlo eventualmente perdere – segnalò il giovane al fondatore del College of Music di Cincinnati il quale, invece, era alla ricerca di un valido insegnante. Infatti, la cattedra prima, la direzione in seguito del College sarà di Gorno che si stabilisce a Cincinnati.

Lo raggiungerà, allo scadere del secolo, il fratello Romeo che nel frattempo aveva perfezionato i suoi studi a Milano. Dopo la morte di molti figli e del marito, si trasferirà in America anche la madre; nel 1911, dopo una breve permanenza nel 1904, vi giunge definitivamente anche l’ultimo fratello superstite, Giacinto, che rappresenta “la voce” della famiglia.

Albino Gorno morirà nel 1945 ma immortale è il suo lascito nel campo dell’insegnamento del pianoforte; un metodo per creare pianisti non solo “freddi” esecutori ma capaci di “orchestrare il brano al pianoforte”.

Quando il College e il Conservatory of Music di Cincinnati, uniti, entrarono a far parte dell’Università, le rispettive biblioteche – comprendenti anche le raccolte dei Gorno –  furono unite nella Gorno Memorial Music Library, ad onorare il nome dei fratelli musicisti di Casalmorano.

 

 

Giovanni Carnovali, detto Il Piccio, a Casalmorano

 

Due ricche sorelle nubili, Giuseppa e Teresa Malossi, per fortuna non amavano la mondanità cittadina, e si ritirarono  a Casalmorano, nella cascina attigua alla chiesa, vivendo in semplicità, dedicandosi alla beneficenza e alle passioni artistiche. Nel 1830 invitarono in paese Giovanni Carnovali, pittore che le sorelle giudicarono promettente.

Cosa poteva mai collegare un giovane che aveva appena terminato gli studi all’Accademia Carrara di Bergamo alle due non giovanissime benefattrici? Naturalmente comuni conoscenze: a Bergamo con lui aveva studiato il soresinese Carlo Landriani e del “Piccio” era stato maestro Giuseppe Diotti di Casalmaggiore. 

Carnovali aveva “contraccambiato” questo sereno, familiare soggiorno paesano con dei ritratti davvero belli alle sorelle, cogliendo quasi amorevolmente i loro caratteri così distinti. E nei mesi di permanenza in casa Malossi si trasformerà anche il salotto, accogliendo gli affreschi del Carnovali di idilli di ispirazione mitologia. Oggi non ne abbiamo traccia; rimasero vittime di qualche lavoro di ristrutturazione.

Giovanni Carnovali non amava accettare favori; il suo orgoglio fu però vinto dalla gentilezza delle sorelle le quali gli poterono così pagare un breve soggiorno di studio a Roma, come avranno di certo agevolato la sua favorevole accoglienza quando “Il Piccio” decise di stabilirsi a Cremona.

 

 

Andrea Mainardi detto il Chiaveghino

 

Nel 1610 la famiglia Persichelli commissionò al Chiaveghino la pala per l’ancona della nuova chiesa di Casalmorano. All’epoca il Mainardi aveva pochi rivali, o soltanto uno, Gervasio Gatti.

Certo, nel periodo precedente per un giovane pittore era assai difficile emanciparsi dall’influenza dei maestri incontrastati Giulio e Bernardino Campi.

«Nella Crocifissione con i Santi Bernardino e Caterina da Siena del 1583, punto di riferimento del pittore resta Giulio Campi da cui dipendono in buona parte le tipologie fisionomiche, mentre è Bernardino a dettare la grammatica compositiva, fondata su calibrate simmetrie appena attenuate dalla variatio gestuale, e a ispirare il registro di blanda e di composta devozionalità.

Solo nelle pale per le parrocchiali di Pandino e di Busseto del 1589, le calligrafie lineari, la preziosità cromatica e alcuni tratti di deliberato arcaismo preludono a sviluppi che si precisano nel decennio successivo, quando, con la maturità stilistica, il Chiaveghino raggiunge piena consapevolezza del suo ruolo di pittore sacro, al servizio di una committenza schierata a intransigente difesa delle fede cattolica e dei tesori dottrinali riconfermati dal Concilio. […] Le ambizioni dinastico-feudali della nobile famiglia si saldano alle esigenze culturali della chiesa.»

Al Chiaveghino venne dunque commissionato un’opera sacra che nello stesso tempo doveva dare lustro alla famiglia Persichelli. E sotto la guida “dottrinale” del prevosto, vengono raffigurati  i dottori della chiesa Ambrogio e Gerolamo, l’apparizione della Vergine a Sant’Idelfonso – con malcelata intenzione di assecondare il committente nobile Alfonso nella celebrazione del proprio patrono, nonché del blasone di famiglia.

Da annotazioni parrocchiali e da altri fonti si apprende un certo ritardo nella consegna dell’opera. Il dipinto reca la data del 1610, ma durante le successive visite dei vescovi se ne annota l’assenza nella chiesa. La comunità parrocchiale (ed ecclesiale) aveva riconosciuto il valore artistico dell’opera lamentando viceversa l’eccessivo richiamo al “blasone”? La famiglia la trattenne per decenni, salvo poi venderla alla parrocchia, nel 1641.

«Un inserto curioso è il leone dai tratti spiccatamente antropomorfi accovacciato ai piedi di San Gerolamo proprio accanto alla firma e alla data apposte dal pittore. Si tratta probabilmente di un ritratto o dello scherzoso autoritratto di Andrea, deformato sulla base delle osservazioni del Della Porta sul parallelismo uomo-leone.» (www.casalmorano.com)

 

 

Il Territorio

 

Casalmorano (C.A.P. 26020) dista 21 chilometri da Cremona, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene.

 

Casalmorano conta 1.653 abitanti (Casalmoranesi) e ha una superficie di 12,1 chilometri quadrati per una densità abitativa di 136,61 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 67 metri sopra il livello del mare.

 

Cenni anagrafici: Il comune di Casalmorano ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 1.669 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 1.653 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 - 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -0,96%.

 

Gli abitanti sono distribuiti in 634 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,61 componenti.

 

Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 61 e i 69 metri sul livello del mare.

 

L'escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 8 metri.

 

Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 37 attività industriali con 285 addetti pari al 50,53% della forza lavoro occupata, 37 attività di servizio con 80 addetti pari al 6,56% della forza lavoro occupata, altre 35 attività di servizio con 151 addetti pari al 14,18% della forza lavoro occupata e 13 attività amministrative con 123 addetti pari al 6,21% della forza lavoro occupata.

 

Risultano occupati complessivamente 564 individui, pari al 34,12% del numero complessivo di abitanti del comune.

 

Amministrazione.

 

Il municipio è sito in Via Roma 13, tel. 0374-374080 fax. 0374-374037: l'indirizzo di posta elettronica è comunedicasalmorano@libero.it.

 

Gli Amministratori del Comune di CASALMORANO

Sindaco (eletto nel 2004): MANIFESTI ENRICO    

La Giunta:

BERTOLINI GIULIANA

LANZI CARLO

TRESPIDI GIUSEPPE

ZIGLIOLI PAOLO

Il Consiglio:

BANDERA DIEGO

BANDERA NICOLA

BASANA GIACOMO

CREMASCHI GIACOMO

GALLI ANGELO

MARIOTTI GIAN FRANCO

MERLINI MICHELE

MIGLIOLI ATTILIO

 

Casa di Riposo

Fondazione Villa S. Cuore coniugi Preyer ONLUS

Via Preyer, 20

26020 Casalmorano

Tel. 0374/74140 - Fax 0374/374088

Email preyer@libero.it

Sito Internet: www.casalmorano.com

 

Servizi erogati dalla struttura

Stanze singole:  - n. 5

Stanze singole con bagno autonomo:i - n. 5

Presenza del medico geriatra  - n. di ore settimanali 6

Elettrocardiografo  - n. 2

Aspiratori  - n. 105

Palloni Ambulatori - n. 1

Impianto di ossigeno  - centralizzato

Impianto di condizionamento  - centralizzato

Spazi verdi

Assistenza notturna

Medico 

Attività di riabilitazione

Individuale  e di gruppo

Terapia fisica

Massoterapia

Riabilitazione cognitiva

 

Ulteriori informazioni sulla struttura

Orari di apertura dalle ore 08.00 alle ore 20.00

Assistenza medica 24h al giorno

Attività di animazione canto, lettura giornali, tombola, attività che stimolano la memoria, visione film, salone di bellezza, festa compleanni, attività di gruppo, laboratorio di cucina, club incontro (relazione individuale e collettiva)

Altre attività:  attività di feldenkrais, assistenza medico-specialistica, psicologo e assistenza religiosa

 

 

** materiale raccolto ed organizzato da Gian Carlo Storti, Cremona 6 agosto 2006

 


       



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